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Politica

Berlusconi mette ancora in discussione il risultato delle elezioni e spera nel riconteggio dei voti

mercoledì 17 maggio 2006 di Emiliano Morrone
L’UNITA’ D’ITALIA E IL PARLAMENTO "CON LA COPPOLA", QUELLA DI "FORZA ITALIA" E DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’".
TRE PRESIDENTI: OSCAR LUIGI SCALFARO (1992-1999), CARLO AZEGLIO CIAMPI (1999-2006), GIORGIO NAPOLITANO (2006-2014), E IL PARTITO DEL FALSO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEL "POPOLO DELLA LIBERTA’": "FORZA ITALIA"!!!
L’ITALIA (1994-2014), TRE PRESIDENTI DELLA REPUBBLICA SENZA "PAROLA", E I FURBASTRI CHE SANNO (COSA SIGNIFICA) GRIDARE "FORZA ITALIA". In memoria di Sandro Pertini e di (...)

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> PROCESSO MEDIASET Berlusconi condannato a quattro anni I giudici: "Interdizione da ridefinire” L’indulto copre tre quarti della pena Per gli altri 12 mesi le opzioni sono servizi sociali o arresti domiciliari.

giovedì 1 agosto 2013


-  PROCESSO MEDIASET
-  Berlusconi condannato a quattro anni
-  I giudici: "Interdizione da ridefinire”

L’indulto copre tre quarti della pena Per gli altri 12 mesi le opzioni sono servizi sociali o arresti domiciliari. La Corte di Appello di Milano dovrà pronunciarsi sulle pene accessorie. Nessun commento dei suoi avvocati *

ROMA Confermata la condanna a 4 anni di reclusione con rinvio alla Corte d’Appello di Milano per rideterminare l’interdizione. È questa la sentenza della Corte di Cassazione a conclusione del processo Mediaset. Al momento della sentenza gli avvocati difensori di Berlusconi, Longo e Ghedini, non erano presenti in aula. Berlusconi ha atteso il verdetto a Palazzo Grazioli insieme al vicepremier e ministro dell’Interno Angelino Alfano. Con loro anche Piersilvio Berlusconi, secondogenito del Cavaliere.

TRE ANNI COPERTI DA INDULTO

In questo modo Berlusconi potrà continuare a svolgere il suo ruolo da parlamentare fino alla nuova decisione. Per quanto riguarda la pena di 4 anni (3 anni coperti dall’indulto, un anno con le opzioni degli arresti domiciliari o dei servizi sociali), questa troverà applicazione nel momento in cui l’aula del Senato voterà a favore del parere positivo espresso dalla Giunta per le autorizzazioni. Da quel momento il Cavaliere avrà a disposizione 30 giorni per scegliere una delle due opzioni relative all’anno di pena che dovrà scontare: in caso di una mancata scelta scatterebbe automaticamente l’opzione dei domiciliari.

IL PD: APPLICARE LA SENTENZA La sentenza della Cassazione «va rispettata e applicata» ha spiegato Guglielmo Epifani. «La condanna di Silvio Berlusconi - aggiunge il segretario del Pd - è atto di grande rilevanza. Per quanto riguarda il Pd questa condanna va non solo, come è naturale, rispettata ma va anche applicata e resa applicabile e a questo spirito si uniformerà il comportamento del Gruppo parlamentare».

NAPOLITANO: RISPETTARE LA MAGISTRATURA «La strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura, che è chiamata a indagare e giudicare in piena autonomia e indipendenza alla luce di principi costituzionali e secondo le procedure di legge» ha spiegato Giorgio Napolitano in una nota diffusa dal Quirinale.

NO COMMENT DEGLI AVVOCATI

«Non dirò a». È quanto si è limitato a dire uno dei legali dello studio Coppi che ha assistito Silvio Berlusconi nel processo Mediaset in Cassazione subito dopo la lettura del dispositivo. Nessun commento alla decisione della Cassazione anche da parte del procuratore di Milano Edmondo Bruti Liberati che si è limitato a spiegare che «la pena principale è definitiva ed è eseguibile».

BERLUSCONI RIUNISCE I SUOI

Pochi minuti dopo l’emissione della sentenza della corte di Cassazione sono arrivati a palazzo Grazioli i capigruppo di Camera e Senato Renato Schifani e Renato Brunetta, Denis Verdini e Altero Matteoli. Silvio Berlusconi quindi ha riunito nella sua residenza romana lo stato maggiore del Pdl, per fare il punto dopo la sentenza che conferma la condanna.

IN PROCESSO BIS INTERDIZIONE DA 1 A 3 ANNI

Nel processo Mediaset la Cassazione ha stabilito che dovrà essere rifatto un processo d’appello bis a Milano nei confronti di Silvio Berlusconi solo per rideterminare la durata dell’interdizione in base a quanto previsto dal decreto legislativo 74 del 10 marzo 2000, che ha stabilito una «nuova disciplina dei reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto». Stabilisce l’art. 12 del decreto legislativo che, in caso di condanna per frode fiscale si applica, come pena accessoria, «l’interdizione dai pubblici uffici per un periodo non inferiore ad un anno e non superiore a tre anni». I giudici di Milano, censurati sul punto dalla Cassazione, avevano, invece, applicato le disposizioni generali in materia di interdizione dai pubblici uffici (art. 28 del codice penale), le quali, tra l’altro, stabiliscono che «la condanna alla reclusione per un tempo non inferiore a tre anni importa l’interdizione dai pubblici uffici per la durata di cinque anni», quanti ne erano stati previsti per il Cavaliere sia in primo che in secondo grado.

LA VICENDA

In appello Berlusconi era stato condannato a 4 anni di reclusione per frode fiscale e a 5 di interdizione dai pubblici uffici. Ieri, al “Palazzaccio”, era stata la giornata delle difese. Nel corso della sua arringa l’avvocato Ghedini aveva spiegato che «nel tessuto della sentenza mancava la prova che Berlusconi avesse partecipato al reato». Martedì invece il procuratore Antonio Mura, dopo aver definito Berlusconi «l’ideatore del meccanismo delle frodi fiscali», aveva chiesto il rigetto dei ricorsi delle difese degli imputati (e quindi la conferma delle condanne). Da ricalcolare invece l’interdizione dai pubblici uffici considerata troppo elevata.

* La Stampa, 01/08/2013


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