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DONNE E UOMINI, CITTADINE E CITTADINI. Per un ri-orientamento antropologico e teologico-politico ....

25 Giugno 2006: salviamo la Costituzione e la Repubblica che è in noi - di Federico La Sala

giovedì 26 giugno 2008 di Vincenzo Tiano
di Federico La Sala (Libertà - quotidiano di Piacenza, 08.06.2006, p. 35)
Il 60° anniversario della nascita della Repubblica italiana e dell’Assemblea Costituente, l’Avvenire (il giornale dei vescovi della Chiesa cattolico-romana) lo ha commentato con un “editoriale” di Giuseppe Anzani, titolato (molto pertinentemente) “Primato della persona. La repubblica in noi” (02 giugno 2006), in cui si ragiona in particolar modo degli articoli 2 e 3 del Patto dei nostri ’Padri’ (...)

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> 25 Giugno: salviamo la Costituzione e la Repubblica che è in noi ---- «Il principio di responsabilità» (di Francesca Rigotti - La democrazia al tempo delle emergenze).

martedì 16 febbraio 2010

La democrazia al tempo delle emergenze

di Francesca Rigotti (l’Unità, 16 febbraio 2010)

Nel 1979 il filosofo ebreo tedesco Hans Jonas, emigrato negli Stati Uniti a causa delle persecuzioni razziali, pubblicò un libro che sarebbe divenuto una pietra miliare nel campo dell’etica pubblica: «Il principio di responsabilità».

Aveva fretta di scrivere, Jonas, perché sapeva di essere vecchio e aveva paura che il tempo non gli bastasse (oddio, aveva l’età che ha ora il pluriliftato, trapiantato, tinto e truccato presidente del consiglio italiano, ma una considerazione di sé evidentemente più realistica e meno vanesia).

Decise quindi, per scrivere più velocemente, di tornare al tedesco dopo quarant’anni di frequentazione scritta e parlata dell’inglese, e mise giù, in una lingua un po’ arcaica quanto impeccabile, i suoi pensieri sul tema della responsabilità da parte degli uomini nei confronti dei loro simili, delle generazioni future, dell’ambiente, dell’intero pianeta, di fronte ai problemi dell’età della tecnica. Uno dei punti che Jonas affronta è proprio come reagire alle catastrofi, naturali o indotte, chiedendosi a chi spetta prendere decisioni e sulla base di quali principi. Ora, chi si occupa di questi problemi da un punto di vista teoretico sa bene che le catastrofi chiedono spesso una reazione rapida e risposte veloci ma non isteriche che si traducano in azioni efficaci. Sa anche, tuttavia, che la democrazia non è la forma di governo della velocità e nemmeno quella della segretezza. La democrazia richiede deliberazioni riflesse e ponderate nonché trasparenza di metodi.

Come conciliare dunque il tempo della riflessione con il tempo dell’azione senza che il sistema assuma tratti dittatoriali? Come conciliare l’efficienza dell’intervento con la giustizia dei principi e il rispetto della trasparenza? Il problema non è di facile soluzione: esso ha bisogno, avrebbe detto Gramsci, di tutta la nostra intelligenza. C’è bisogno che ci organizziamo con tutta la nostra forza per creare forme di democrazia partecipativa, non paternalistica, per predisporre strutture di sorveglianza preventiva e di pronto intervento in caso di incidenti di varia natura e livello; per rispondere in prima persona - questa è responsabilità, direbbe Jonas - guidati da leggi che favoriscano l’impegno civico più che l’assistenza dall’alto.

Occorre assumersi la responsabilità, dimettersi se lo dice la coscienza e non se lo ordina il capo, ridersela di atteggiamenti tipo la luce accesa di notte a Palazzo Venezia a significare «dormite tranquilli, ghe pensi mi». No grazie, ci pensiamo noi che siamo intelligenti e forti.


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