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ITALIA

Dico e dico : pace...pace, e rispetto della dignità umana e dei diritti di tutti e di tutte !!! Per solidarietà G. Vattimo, lettera aperta di Federico La Sala a Prodi

GESU’ !!! "JE SUiS ... CHRETIEN" !!! Non ... "CRETIN" !!! NE’ "CATTOLICO-ROMANO" !!!
samedi 10 février 2007 par Vincenzo Tiano
[...] Caro Prodi
Proceda !!! Tutto il mio sostegno e il mio invito a continuare sulla strada di essere umani adulti, sia della ragione sia della fede !
Buon lavoro e VIVA L’ITALIA !!! [...]

Per solidarietà a Gianni Vattimo* ... una lettera a Prodi !!!
PACS... PACE, E RISPETTO DELLA DIGNITA’ E DEI DIRITTI DI TUTTI E DI TUTTE !!!
Lettera aperta a ROMANO PRODI
di Federico La Sala
 (...)

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> Lettera aperta di Federico La Sala a Romano Prodi

mercredi 13 décembre 2006

E la « base » smentisce Ratzinger

« Libertà di scelta per Welby » I cattolici « dissidenti » non si schierano con il Vaticano e l’Osservatore romano su Pacs ed eutanasia. Don Fabio Corazzina (Pax Christi) : « Toni violenti e sbagliati contro i laici. Sì alle coppie di fatto »

di Mimmo de Cillis*

Arriva dai cattolici di base il semaforo verde ai Pacs e alla libera scelta di Piergiorgio Welby di staccare la spina. Due prese di posizione coraggiose su temi scottanti e di stretta attualità che, come spiega Cristoforo Palomba, segretario nazionale delle Comunità cristiane di base, « intendono ribadire la necessità della laicità dello stato, l’urgenza di una fede vissuta laicamente, nella storia del presente, nella convivenza con altre culture e religioni. Scevra di dogmatismi e senza che le istituzioni civili mostrino servilismo nei confronti della chiesa ». Mentre sul governo italiano (e sui volantini pro-Pacs del manifesto) si abbattono gli strali dell’Osservatore romano, che fa registrare uno degli attacchi più violenti degli ultimi anni (anche questo è un sintomo, a detta di molti), c’è insomma una parte di cristianesimo che va controcorrente, anche rispetto alle scelte imposte dalle più alte gerarchie. E se il papa parla di « sana laicità », le piccole comunità di base (una trentina in Italia), che nelle periferie delle città si sforzano di vivere il vangelo restando « dalla parte dei poveri », trovano che « c’è un forte ritorno di ingerenza della chiesa che ha tentato di riconquistare potere e di influenzare la vita civile », nota Palomba.

Si tratta di un passo indietro rispetto alla temperie culturale del dopo Concilio. Lo si è visto nella battaglia per la legge 40, « trasformata in una crociata religiosa ». Lo si vede « nel voler trattare problemi delle relazione fra le persone, i problemi della gente comune, in una chiave puramente religiosa ». Per questo le comunità, nel documento finale della loro trentesima convention nazionale, conclusasi domenica a Frascati (Roma), affermano che « la sacralità è insita nell’amore » e che « la chiesa ha il grande compito di riconoscere tale sacralità intima », non di ingabbiarla nel legalismo, trasformando il matrimonio in un « ricatto sacrale ». Le comunità concordano sul fatto che lo stato riconosca e rispetti « tutti i rapporti fra persone », che siano uomini, donne, gay, lesbiche. Forti di una piena fiducia nell’amore umano e di un senso di autentica solidarietà con l’uomo, le sue esigenze, i suoi problemi.

Ma non solo le comunità di base hanno il coraggio di dissentire dalle odierne strategie dei vertici ecclesiastici. Don Fabio Corazzina, responsabile nazionale di Pax Christi, sottolinea : « E’ giusto che la chiesa difenda l’istituzione del matrimonio come sacramento, segno dell’amore di Dio nel mondo. Ma non condividiamo l’approccio scelto (ad esempio dal quotidiano della Santa Sede) in questo caso : lanciare accuse, scagliarsi contro qualcuno che fa un scelta diversa dalla nostra di cristiani, non è la nostra via, non è lo stile di testimonianza evangelica ». E aggiunge : « In uno stato laico è opportuno che il legislatore tenga conto di tutti i cittadini, che tuteli la dignità di tutti gli esseri umani. Prendendo atto di alcuni situazioni di fatto, come quella delle coppie conviventi ». La chiesa e lo stato, insomma « devono operare insieme per il ben comune », evitando « i giudizi sommari e violenti ».

A tenere banco è anche il tema dell’eutanasia, legato al caso di Piergiorgio Welby, che sommuove nel profondo le coscienze dei fedeli cattolici. In una lettera aperta a Welby i cristiani di base affermano : « Riteniamo che sia giusto e umano che tu possa concludere in pace, con l’attenzione affettuosa della comunità civile, la tua esperienza di vita, senza che nei tuoi confronti si eserciti un accanimento non rispettoso della tua dignità ». Dicendo a chiare lettere : « In nome di nessuna religione o ideologia si può costringere, in una condizione così drammatica, la tua libertà di scelta, che noi rispettiamo profondamente ». Anche in questo caso, una presa di posizione netta e coraggiosa, totalmente controcorrente e che appare più laica di alcune correnti di pensiero non cattoliche del nostro paese.

*Lettera22

* il manifesto, 12.12.2006


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