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ITALIA

Dico e dico: pace...pace, e rispetto della dignità umana e dei diritti di tutti e di tutte!!! Per solidarietà G. Vattimo, lettera aperta di Federico La Sala a Prodi

GESU’!!! "JE SUiS ... CHRETIEN" !!! Non ... "CRETIN"!!! NE’ "CATTOLICO-ROMANO"!!!
sabato 10 febbraio 2007 di Vincenzo Tiano
[...] Caro Prodi
Proceda!!! Tutto il mio sostegno e il mio invito a continuare sulla strada di essere umani adulti, sia della ragione sia della fede!
Buon lavoro e VIVA L’ITALIA !!! [...]

Per solidarietà a Gianni Vattimo* ... una lettera a Prodi!!!
PACS... PACE, E RISPETTO DELLA DIGNITA’ E DEI DIRITTI DI TUTTI E DI TUTTE!!!
Lettera aperta a ROMANO PRODI
di Federico La Sala
 (...)

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> "PACS... PACE, E RISPETTO DELLA DIGNITA’ E DEI DIRITTI DI TUTTI E DI TUTTE!!!" Per solidarietà a Gianni Vattimo, lettera (2005) aperta di Federico La Sala a Romano Prodi

venerdì 2 febbraio 2007

Pacs, l’amore debole

di Paolo Hutter *

Sono passati più di 14 anni da quel speranzoso sabato di giugno 1992 in cui da consigliere comunale avevo simbolicamente celebrato a Milano le «unioni civili» di dieci coppie omosessuali. Avevamo escluso la richiesta di accedere al matrimonio e alle adozioni e ci sentivamo saggi e forti nel rivendicare, su tutto il resto, la parità di diritti. Caricandoci ovviamente del dovere alla mutua assistenza morale e spirituale. Piazza Scala applaudiva la rappresentazione autentica e sobria. Facevamo la parte di noi stessi.

La strada sembrava aperta. Avrei scommesso che nel giro di qualche anno sarei passato dal ruolo di celebrante simbolico a quello di partner registrato effettivo, se la relazione col mio compagno - che allora consideravo un po’ sperimentale - fosse durata. Sono passati quattordici anni, mamma mia, e siamo ancora allo stesso punto. Non della mia relazione, si intende: dopo 16 anni (fantastico, mammamia) direi che siamo andati oltre la fase sperimentale..

Ma dal punto di vista politico e legale il dibattito sembra addirittura aver fatto passi indietro. Non basta che rinunciamo a chiedere l’accesso al matrimonio e alle adozioni. Sembra che dobbiamo continuamente ripetere che, per carità, chiediamo solo una leggina piccina, una specie di assicurazione perché non si sa mai cosa può succedere nella vita. Tutti i giorni dobbiamo sentirci dire, anche da chi ci appoggia, che non siamo famiglie, che quello che si chiede è solo un riconoscimento di convivenze. Un passaggio anagrafico. Chi abita in questo appartamento? Ma anche questo è troppo. Siamo un amore debole e non dobbiamo comportare oneri per lo Stato.Ci sono uomini politici, gruppi politici che adesso fondano la loro ragion d’essere sull’essere baluardo anti-Pacs.

Mi preparo a scendere in piazza, a chiamare amici e conoscenti a partecipare per spingere alla approvazione di una legge talmente striminzita che molto probabilmente non potrò usufruirne né potranno farlo quelli tra i miei amici che ne avrebbero più bisogno. Comincio dal caso che riguarda la mia come - ne son certo - migliaia di altre coppie. Stiamo insieme da 16 anni ma tecnicamente non siamo conviventi. Abbiamo due appartamenti vicini, ma diversi. Solo da poco il mio compagno sta spostando le sue cose nella mia casa e medita di fissarvi anche la sua residenza. Leggo che dal momento della co-residenza e della successiva "dichiarazione di relazione" ( o come si chiamerà, visto che pare che non possiamo neanche chiamarci coppie) dovranno passare parecchi anni ( tra i 5 e i 15) per avere i diritti. Altri 15?

Faccio fatica a capire perché lo Stato abbia bisogno che conviviamo sotto lo stesso tetto. Ma che addirittura si debba aspettare anni dopo la convivenza, perché? Pazienza se almeno questa impostazione risolvesse i problemi di persone più deboli. Ma il mio giovane amico brasiliano XXX rischia di non poter entrare neanche lui in questa legge, anche se col suo compagno italiano convive da due anni nella stessa stanza. Gli avevo detto che avrebbe avuto il permesso di soggiorno che nessun datore di lavoro è riuscito a dargli. Che lo avrebbe avuto non per un matrimonio di comodo, ma per la relazione vera che ha . Ma come fa a essere dichiarato convivente, se per legge non può risiedere in Italia? Gli dobbiamo cercare una ragazza che lo sposi per finta? Non so a quali paradossi ci porterà questo continuo ribasso. Comunque ci dobbiamo mobilitare, almeno per difendere la nostra dignità.

* l’Unità, Pubblicato il: 02.02.07, Modificato il: 02.02.07 alle ore 9.34


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