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ADAMO, EVA ... E L’EDEN?

Archeologia, preistoria, e storia
domenica 18 giugno 2006 di Federico La Sala
[...] A Göbekli Tepe, in Turchia, i ricercatori hanno riportato alla luce un complesso architettonico preistorico che potrebbe aver ispirato la narrazione biblica: una fertile collina che già nell’Età della pietra era un monumentale centro sacro dedicato al culto del serpente. Vicino alla grotta della nascita di Abramo [...]
GUARIRE LA NOSTRA TERRA: VERITA’ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di "pensare un altro Abramo" (...)

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> ADAMO, EVA ... E L’EDEN? --- "Il soliloquio di Adamo" di Mark Twain. La magnifica ossessione di un darwinista sconsolato.

giovedì 22 ottobre 2015

La magnifica ossessione di un darwinista sconsolato

di Massimiliano Panarari (La Stampa, 22.10.2015)

Capita che alcuni scrittori abbiano delle (più o meno) «magnifiche ossessioni». Che ci girino intorno e ci si arrovellino, facendone un fondamento del proprio immaginario. Così avvenne anche per il grande Mark Twain (1835-1910), il fondatore secondo alcuni della narrativa statunitense moderna e uno dei maggiori scrittori umoristici di sempre in virtù del suo inconfondibile sguardo ironico sulle persone e le cose.

A esercitare una fascinazione magnetica su di lui furono Adamo ed Eva, ai quali dedicò nel corso della vita vari testi, una buona parte dei quali vengono ora raccolti da Piano B edizioni nell’antologia Sui fondatori della razza umana. Da Adamo ed Eva al Diluvio universale (pp. 220, € 15).

Nel volume compaiono i Diari di Adamo ed Eva (usciti tra il 1904 e il 1905, quando il narratore era ancora in vita), un centrifugato «spietatamente» divertito di tutti gli stereotipi possibili sulle differenze tra maschile e femminile (e chi meglio del primo uomo e della prima donna avrebbe potuto compendiarli...) che, a occhio e croce, susciterebbe qualche reprimenda da parte degli attuali alfieri del politicamente (troppo) corretto, così come, all’epoca, fece scandalo tra i credenti.

Ma gli «scritti adamitici» di Twain apparvero soprattutto dopo la sua scomparsa, come il racconto inedito che qui anticipiamo, Il soliloquio di Adamo, pubblicato negli Usa nel ’23, nel quale l’antenato per antonomasia si ritrova scaraventato nella New York di inizio Novecento, a spasso tra il Museo di Scienze naturali (dove contempla i fossili dei dinosauri e si rammenta delle discussioni con Noè sui «difetti strutturali» dell’Arca) e Central Park.

Il mito fondativo dei progenitori del genere umano, dissezionato in lungo e in largo per via satirica, rimandava alla severa educazione religiosa giovanile dello scrittore. Un presbiterianesimo integralista che abbandonò prima per una sorta di deismo, e poi, a fine Anni Ottanta dell’Ottocento, per uno scetticismo assoluto, e a cui contribuì in maniera decisiva la lettura dell’Origine delle specie e il coevo dibattito sul naturalismo scientifico e l’evoluzionismo. Ma della «premiata coppia» Adamo ed Eva il Twain diventato un disincantato e sconsolato darwinista aveva evidentemente nostalgia.


Il dinosauro si è estinto per colpa di Noè

In un inedito dello scrittore americano un soliloquio di Adamo nella New York di inizio ’900, in visita al Museo di Storia naturale

di Mark Twain (La Stampa, 22.10.2015)

-  Esaminando il dinosauro al Museo di Storia Naturale.
-  È strano... molto strano. Non ho ricordi di questa creatura.
-  Dopo averla fissata a lungo e con ammirazione

Beh, è meravigliosa! Il suo semplice scheletro misura 57 piedi di lunghezza e 16 in altezza! Finora, a quanto pare, hanno trovato solo questo campione - e dev’essere senz’altro solo uno di medie dimensioni; è abbastanza probabile che il più grande dinosauro misurasse 90 piedi di lunghezza e 25 in altezza. Sarebbe cinque volte più lungo di un elefante; un elefante paragonato ad esso è più o meno come un vitello paragonato a un elefante. [...].

Io non ho alcun ricordo di lui; fino a ieri non ne avevamo mai sentito parlare, né Eva né io. Ne abbiamo discusso con Noè; lui è avvampato e ha cambiato argomento. Allora gli abbiamo ricordato i vecchi tempi - e pressato un poco - e ha confessato che gli accordi in fatto di stoccaggio dell’Arca non furono eseguiti con assoluta rigorosità - cioè, per dei dettagli minori, non essenziali. Ci furono alcune irregolarità. Ha detto che i ragazzi erano da biasimare per questo. I ragazzi soprattutto e la sua indulgenza paterna, in parte. All’epoca erano nel pieno vigore della gioventù, la primavera felice della loro vita, quando poche centinaia di anni si erano accumulate su di loro con gentilezza, e gli mancò il coraggio di essere troppo esigente. E così - beh, fecero cose che non avrebbero dovuto fare - e lui, a essere sincero, chiuse un occhio. Ma nel complesso fecero un lavoro piuttosto fedele, considerando la loro età.

Animali inutili sull’Arca

Raccolsero e riposero una buona fetta di animali veramente utili; e quando Noè non guardava anche una moltitudine di quelli inutili, come mosche, zanzare, serpenti e così via, ma di certo lasciarono a terra un buon numero di creature che una volta o l’altra avrebbero potuto avere un qualche valore. Questi erano soprattutto enormi dinosauri lunghi un centinaio di piedi, e mostruosi mammiferi, come il megaterio e cose del genere, e c’erano davvero delle giustificazioni per lasciarli fuori, e principalmente due: 1) era chiaro che sarebbero stati utili solo come fossili per i musei; e 2) ci fu un errore di calcolo, l’Arca venne più piccola di quella che avrebbe dovuto essere e dunque non c’era spazio sufficiente per quelle creature.

A dir la verità c’era materiale fossile a sufficienza per riempirne venticinque di arche come quella. E per quanto riguarda il dinosauro, Noè non se ne penava granché; non era menzionato nella lista e i ragazzi non sapevano neppure che esistesse una tale creatura. Ha detto che non poteva prendersi le colpe per non sapere del dinosauro, perché era un animale americano, e l’America non era stata scoperta.

Poi Noè proseguì: «Feci rimproverare i ragazzi per non aver sfruttato al massimo lo spazio che avevamo; per aver scartato animali da nulla e dimenticato bestie come il mastodonte che sarebbe tornato utile all’uomo per i lavori pesanti, come si fa con l’elefante, ma dissero che queste creature avrebbero aumentato il nostro lavoro ben oltre le nostre capacità, in fatto di nutrirli e abbeverarli, perché disponevamo di personale insufficiente. C’era qualcosa di vero in questo. Non avevamo una pompa; c’era solo una finestra; e dovevamo farci scendere un secchio e tirarlo su per una cinquantina di piedi, che era molto faticoso; poi dovevamo portare l’acqua giù per le scale - di nuovo quei 50 piedi nei casi dove c’era l’elefante e roba del genere, ché li tenevamo nella stiva per farci da zavorra».

«Così ne perdemmo tanti»

«Fu così che perdemmo diversi animali; animali scelti che sarebbero risultati preziosi nei serragli - diverse razze di leoni, tigri, iene, lupi e così via; ché non vollero bere più acqua dopo che l’acqua di mare si era mischiata con quella fresca. Ma non abbiamo mai perso una locusta, né una cavalletta né un tonchio né un topo né un germe del colera e roba del genere. Tutto considerato, credo che nel complesso fu fatto un buon lavoro. Eravamo pastori e contadini, mai stati in mare prima, eravamo ignoranti di cose navali, e so per certo questo: che c’è più differenza tra l’agricoltura e la navigazione di quanto una persona potrebbe pensare. È mia opinione personale che i due mestieri non abbiano nulla in comune. Shem la pensa uguale, e anche Jafet. Quanto a quello che pensa Ham, non è importante. Ham è contorto; ma trovatemi un presbiteriano che non lo sia, se pensate di riuscirci».

Lo disse con fare aggressivo, aveva in sé uno spirito di sfida. Ho evitato l’argomento e cambiato discorso. Discutere, per Noè, è una passione, una malattia, ne è sopraffatto, ne è stato sopraffatto per tremila anni e più; cosa che l’ha reso impopolare - molti dei suoi più vecchi amici hanno ancora paura di incontrarlo. Anche chi non lo conosce inizia ben presto a evitarlo, anche se all’inizio sono contenti di incontrarlo e pendono dalle sue labbra, per via della famosa avventura. Per un po’ sono orgogliosi della sua attenzione, perché lui è così distinto; ma poi li tratta come stracci e dopo poco cominciano a desiderare, come tutti, che qualcosa di brutto fosse capitato all’Arca.


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