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ADAMO, EVA ... E L’EDEN?

Archeologia, preistoria, e storia
domenica 18 giugno 2006 di Federico La Sala
[...] A Göbekli Tepe, in Turchia, i ricercatori hanno riportato alla luce un complesso architettonico preistorico che potrebbe aver ispirato la narrazione biblica: una fertile collina che già nell’Età della pietra era un monumentale centro sacro dedicato al culto del serpente. Vicino alla grotta della nascita di Abramo [...]
GUARIRE LA NOSTRA TERRA: VERITA’ E RICONCILIAZIONE. Lettera aperta a Israele (già inviata a Karol Wojtyla) sulla necessità di "pensare un altro Abramo" (...)

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> ADAMO, EVA ... E L’EDEN? --- "Filosofia del peccato originale" di Adriano FAbris (rec di Francesco Tomatis)

martedì 16 giugno 2009

la recensione

Il peccato originale di Fabris, un mistero di libertà e relazione

DI FRANCESCO TOMATIS (Avvenire, 06.2009)

Cosa davvero accadde nel giardino di Eden? Quale il senso del racconto biblico, narrato nel terzo capitolo della Genesi, della trasgressione del co­mando divino a opera della don­na, tentata dal serpente, e di suo marito? Come interpretare ciò che tradizionalmente, non solo dalla teologia, viene definito peccato o­riginale? Il filosofo Adriano Fabris, in un recente prezioso volumetto, non soltanto ricostruisce con effi­cacia le linee essenziali delle inter­pretazioni religiose, teologiche e filosofiche di tale racconto più o meno mitico, ma ce ne dà anche una davvero originale lettura filo­sofica, capace di ascoltare profon­damente l’esperienza religiosa e­spressa.

Innanzitutto va notato co­me il peccato originale sia tale non semplicemente in quanto proto­storico, mitico, «originario», bensì soprattutto poiché «originante», all’origine di una vicenda storica fatta di rapporti fra uomo e Dio volti al ristabilimento di un profondo legame vicendevole.

Di per sé la narrazione biblica appare frammentaria, incoerente, difficil­mente spiegabile secondo logiche consequenziali. Perché ciascun uomo sarebbe responsabile della colpa prototipica di un suo proto­storico, se non mitico, antenato?

Come mai Dio consentì al serpen­te di tentare l’innocente coppia paradisiaca? L’uomo perde vera­mente qualcosa nel distaccarsi da Dio con la caduta, o non acquisi­sce piuttosto una sconfinata indi­pendenza e libertà? E Dio stesso non è restato defraudato, svilito, ingiustificato, nella sua impotenza di fronte al maleficio del tentatore?

Fabris non pretende di fare una teologia del peccato originale, ma nemmeno di ridurlo alle categorie scientifiche dell’antropologia e psicologia della religione. Piutto­sto tenta di elaborare una filosofia della religione che, nell’indagare la possibilità del rapporto fra uomo e Dio, trova lo spazio interpretativo di fondamentali documenti dell’e­sperienza religiosa. E con l’inter­pretazione filosofica la viva fede religiosa acquisisce senso anche dove sembri più paradossale. In maniera semplice e convincente, approfondita e articolata, Fabris interpreta il peccato originale co­me una «mitologia della libertà».

Il peccato originale narra di una re­lazione fra Dio e uomo che risulta sempre in evoluzione, sino appun­to anche alla possibilità della sua sospensione, persino della frattura e negazione. Ma anche nella sepa­razione fra uomo e Dio, ecco che si mostra l’essenza viva della religio­ne, cioè l’esercizio di libertà nella consapevolezza del limite, del rap­porto con l’alterità: con Dio per quanto riguarda l’uomo, ma an­che con l’uomo, in tutta la sua li­bertà di esser fedele o ribellarsi al progetto divino, da parte di Dio.

-   Adriano Fabris
-  FILOSOFIA DEL PECCATO ORIGINALE
-  Albo Versorio.
-  Pagine 146. Euro 12,00


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