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2007 ....

ITALIA MALATA. ROMPERE IL TERMOMETRO PER NON MISURARE LA FEBBRE !!! INTERCETTAZIONI : DISTRUGGERE LA LEGGE E LA COSTITUZIONE PER CONVIVERE CON LA MAFIA ?! Una nota (2006) di Stefano Rodotà

mardi 23 octobre 2007 par Federico La Sala
[...] Prima di aggredire i magistrati, i politici riflettano sulle loro inerzie. Ora è sicuramente necessario un lavoro rapido : ma la via migliore è quella del disegno di legge, che permette una reale collaborazione di tutti i parlamentari e una più efficace discussione davanti all’opinione pubblica. E, soprattutto, non si può più accettare il ricorso al decreto legge quando si tratta di diritti fondamentali delle persone. [...]

Un decalogo (...)

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> ITALIA MALATA ? : ROMPERE IL TERMOMETRO PER NON MISURARE LA FEBBRE !!!

mercredi 21 juin 2006

CORRUZIONE IN SALDO di Luigi La Spina (La Stampa, 21 giugno 2006)

Ogni scandalo italiano resta, nell’immaginario dell’opinione pubblica, fissato in un dettaglio. E’ una parola, un gesto, una figura. Non è quasi mai la cosa più importante, il giudizio più azzeccato, la conseguenza più grave. Ma è il particolare che ne fissa il ricordo, nell’accavallarsi di vicende di corruzione, diverse nelle circostanze, ma, alla fine, tutte simili nei percorsi grigi dell’animo umano. Così fu per le banconote gettate freneticamente nel water del « mariuolo » Mario Chiesa all’inizio di Tangentopoli. O per l’involontaria autodefinizione di « furbetti del quartierino » che consegnò Ricucci e compagni sia alle patrie galere sia alla galleria degli immortali « tipi » italiani.

Quello che colpisce oggi, nell’intreccio di cupole calcistiche, di altezze decadute, da ormai molto tempo, di nuovi ceti politici, sbrigativi e arrembanti, sono i numeri. Quelli che definiscono i prezzi dell’onore perduto, in una stagione di corruzione a saldo. Dove il simbolo del vero declino italiano forse non sta né nella fantasia del malcostume, né nella gravità dei peccati e neanche in quella cornice di teatrale e tragica grandezza del male che trasforma comparse di cronaca in protagonisti della storia. Sono le cifre del biglietto omaggio o il costo della maglietta di Del Piero, le sparagnine ricompense di un re presunto, da 200 a 300 euro, per una compiacente compagnia femminile, i 500 euro concordati tra i faccendieri per l’interessamento di Sottile ai loro traffici.

Lo squallore che avvolge questa Italia, allora, non è tanto la quantità degli scandali, ma la loro qualità infima, fatta di ambizioni modestissime, di abitudini provinciali che resistono alle supposte modernità dei costumi, di un turpiloquio ossessivo e banale. C’è forse un rapporto tra la scarsa considerazione di se stessi che fa svendere il proprio potere, anche quello supposto, sul mercato della corruzione e l’affanno nella competizione italiana sul mercato della competitività internazionale ? Se l’onore, la carriera e persino il rischio della prigione valgono così poco per tanti uomini della nostra classe dirigente dipende solo dalla speranza di una diffusa impunità oppure anche dalla consapevolezza dell’apertura di una grande svendita italiana. Un incanto pubblico e miserevole di vecchi ideali smarriti nei cimiteri delle ideologie, di cinismi trasformati in dannunziani sfoggi di intelligenza, di precari successi televisivi per pochi e di interminabili precarietà professionali per tanti.

E’ inutile perciò ricorrere al moralismo di chi fa finta di meravigliarsi per comportamenti che tutti conosciamo sui nostri posti di lavoro, nelle nostre case, persino nella cerchia dei nostri amici o familiari. Ed è ipocrita gridare alla punizione esemplare, sperando che, questa volta, risparmi la nostra parte e si accanisca sull’avversario. Non servono generici appelli all’etica, nostalgie per le antiche virtù dimenticate, confronti generazionali che si risolvono sempre a vantaggio del passato. Sarebbe forse più proficuo cercare di capire perché il rispetto di se stessi e l’orgoglio di dire « no » valgano così poco sull’attuale mercato pubblico italiano. Sarebbe meglio cominciare a praticare una domestica « tolleranza zero » nel costume privato e sollecitare la nostra classe politica a comportamenti adeguati in quello pubblico.

A quest’ultimo proposito, ricordiamo con piacere la promessa di Prodi, quella di stupire gli italiani. Sarebbe davvero stupefacente se il primo accordo del nuovo governo con l’opposizione, tanto auspicato anche dal Presidente della Repubblica, non avvenisse su questioni fondamentali, come la nostra presenza in Afghanistan o su alcune misure per fronteggiare la crisi dei conti dello Stato. Ma avvenisse, con un accordo trasversale tra tutti i partiti, sulle intercettazioni, come proposto dal ministro della Giustizia Mastella. E’ davvero curioso come lo scatto di indignazione parlamentare, unanime e vibrante, sia avvenuto per le modalità della loro pubblicazione e non per i contenuti che rivelavano comportamenti scandalosi. Non vorremmo che, in nome della sacrosanta privacy degli italiani, si volesse soprattutto tutelare la privatezza degli affari sporchi di alcuni di loro.


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