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TERRA!!! TERRA!!! PIANETA TERRA: FILOLOGIA E ’DENDROLOGIA’ (gr.: "déndron" - albero e "lògos" - studio/scienza). L’ALBERO DELLA VITA ...

RIPENSARE L’EUROPA!!! CHE COSA SIGNIFICA ESSERE "EU-ROPEUO". Per la rinascita dell’EUROPA, e dell’ITALIA. La buona-esortazione del BRASILE. Una "memoria" - di Federico La Sala.

(...) il “nuovo mondo” che abbiamo costruito dimostra quanto presto abbiamo dimenticato la ‘lezione’ delle foreste, dei mari, dei deserti, e dei fiumi e delle montagne!!!
domenica 20 ottobre 2019
Secondo quanto suggerisce Vitruvio (De architectura, 2,1,3) la struttura del tempio greco trasse la sua origine da primitivi edifici in argilla e travi di legno (Wikipedia)
IL SEGRETO DI ULISSE: "[...] v’è un grande segreto /nel letto lavorato con arte; lo costruii io stesso, non altri./ Nel recinto cresceva un ulivo dalle foglie sottili,/rigoglioso, fiorente: come una colonna era grosso./Intorno ad esso feci il mio talamo [...]"
(Odissea, Libro XXIII, vv. 188-192).
EUROPA. PER IL (...)

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> RIPENSARE L’EUROPA!!! . La buona-esortazione del BRASILE. Una "memoria" - Austerità, armi libere e militari al potere. Ecco la ricetta di Bolsonaro per il Brasile. Dal Venezuela a Cuba, le conseguenze non si faranno attendere.

martedì 30 ottobre 2018

Austerità, armi libere e militari al potere

Ecco la ricetta di Bolsonaro per il Brasile

Il neo presidente punta ad eliminare burocrazia e corruzione dello Stato nei primi cento giorni di mandato

di Emiliano Guanella (La Stampa 30.10.2018)

SAN PAOLO. «Più Brasile e meno Brasilia» per Jair Bolsonaro, che già questa settimana, però, dovrà affrontare i meandri politici della capitale per iniziare a disegnare la sua squadra di governo. Sebbene si sia presentato come il candidato anti-sistema, Bolsonaro conosce alla perfezione il «mostro» burocratico da dove si controlla la politica brasiliana; è stato deputato per 28 anni di fila, passando da nove partiti differenti, compreso quel PP (partito progressista, anche se in realtà è di destra) che si è alleato con Lula da Silva e Dilma Rousseff e ha fatto parte dello schema di corruzione della Petrobras.

Bolsonaro ha promesso di fare piazza pulita della vecchia politica di favori e alleanze, il «toma là da cà» (prendi questo, dammi quello) che da sempre regna nei corridoi dei palazzi progettati da Oscar Niemeyer. «Ci impegniamo - ha detto - a snellire lo Stato, a liberarlo dalla burocrazia e dalla pressione fiscale enorme sui cittadini che non ricevono nulla in cambio». Pensa ad austerità, rigore e disciplina militare, tanto che ha già ipotecato almeno quattro ministeri a generali o ex generali; Difesa, Trasporti, Educazione e Scienza e Tecnologia. «I militari - ha spiegato - sono meno corrompibili perché i civili hanno sempre paura delle uniformi».

Dalle promesse ai fatti

Dopo le promesse e le fake news di campagna adesso è giunto il momento di pensare a cosa fare nei primi 100 giorni, approfittando della luna di miele data dai mercati. Il Brasile è fermo, dopo la recessione del 2015-2016 la crescita è troppo lenta, non si può perdere tempo. Bolsonaro ha delegato la «questione economica» al neoliberista Paulo Guedes, ex banchiere, scuola di Chicago Boys e garante del governo davanti agli operatori finanziari. Guedes ieri ha spiegato che uno dei primi obiettivi del 2019 sarà quello di azzerare il deficit fiscale, pari oggi al 8% del Pil. Il primo scoglio è la necessaria riforma della previdenza, ma per Bolsonaro non sarà facile visto che dovrà toccare anche gli enormi privilegi dei militari, che in alcuni casi vanno in pensione a 50 anni.

I limiti del budget

L’ex capitano vorrebbe investire molto su sicurezza e infrastrutture, ma deve fare i conti con le ristrettezze della finanziaria 2019. La spesa pubblica rappresenta il 19,3% del Pil e il 93% sono spese obbligatorie che non si possono toccare; in cassa da spendere ci saranno poco più di 25 miliardi di euro, non l’ideale per un governo che inizia. Nel toto ministri ieri è circolato anche il nome di Sergio Moro alla Giustizia. Moro è il cervello della Mani Pulite brasiliana ed è stato il grande accusatore di Lula da Silva; non ha mai nascosto le sue simpatie di un «cambiamento generale» del sistema politico, ma andare al governo sarebbe per lui una mossa forse troppo azzardata. L’alternativa potrebbe essere un posto alla Corte Suprema, visto che Bolsonaro potrà nominare due giudici.

Più vicino a Donald

In politica estera si dà per scontato il riconoscimento di Gerusalemme capitale d’Israele e un maggiore avvicinamento con gli Stati Uniti di Donald Trump, che ha chiamato per congratularsi. I primi viaggi ufficiali del neo presidente del Brasile saranno in Cile e, per l’appunto, negli Stati Uniti. All’Italia Bolsonaro ha promesso l’estradizione di Cesare Battisti, ma il caso è fermo alla Corte Suprema e, almeno per i prossimi mesi, non dipenderà molto da lui.

Tra i progetti considerati prioritari c’è la liberalizzazione del porto d’armi; per farlo basta una maggioranza semplice nel Congresso e la lobby dei fabbricanti capitanata dalla brasiliana Taurus, le cui azioni ieri sono schizzate in Borsa, ha già pronto il progetto di legge. Più complesso, invece, l’iter per ridurre l’età punibile per legge da 18 a 16 anni, che richiede di una maggioranza di tre quinti dei parlamentari. Il pallottoliere mostra oggi 108 deputati fedelissimi a Bolsonaro, 165 all’opposizione e ben 240 deputati di centro pronti a pendere da una parte o dall’altra secondo l’opportunità. Il famoso «centrao» è composto da una dozzina di partiti che sarebbero disposti ad appoggiare il governo ma che difficilmente lo faranno gratuitamente. Bolsonaro ha ripetuto più volte che non farà accordi sullo stile della «vecchia maniera» e ha promesso che ridurrà il numero di ministeri dagli attuali 27 a 15. Ma sarà davvero difficile ottenere l’appoggio di tutti senza scontentare nessuno.


Il Brasile fa tremare le vene dell’America Latina

Democrazia in pericolo. "Fenomeno" Bolsonaro. Perché le classi dominanti si sono sbilanciate a favore di una sorta di neo fascista psicopatico. Dal Venezuela a Cuba, le conseguenze non si faranno attendere

di Roberto Livi (il manifesto, 30.10.2018)

La netta vittoria (55% dei voti contro il 45%) di Jair Bolsonaro mette in pericolo 30 anni di ritorno alla democrazia in Brasile. Questa volta un candidato neo fascista, apertamente favorevole alla repressione violenta di ogni forma di opposizione e organizzazione popolare, sale al potere non grazie alla forza delle armi ma a un consenso popolare basato su un pericolosissimo cocktail: da un lato un (falso) populismo nazionalista e antisistema, dall’altro l’appoggio della corrente più integralista dell’evangelismo americano, scatenato in una guerra senza quartiere a Sodoma e Gomorra. Non è solo il Brasile che trema. Bolsonaro sarà il presidente di estrema destra in una regione dove di recente gli elettori hanno scelto leader conservatori o di destra in paesi come Argentina, Cile, Paraguay, Perù e Colombia. Il Cono sud dell’America latina corre il pericolo di precipitare - se non ai tempi orribili dell’Operazione Condor condotta dalle dittature militari di Pinochet e Videla - nella tenaglia di un blocco autoritario, neoliberista e subordinato alla politica imperiale degli Usa ai tempi di Trump.

LE CONSEGUENZE non tarderanno a farsi sentire per il Venezuela bolivariano, che vede alle sue fontiere due governi di destra (Colombia) ed estrema destra (Brasile) pronti ad appoggiare un’eventuale azione militare «umanitaria» degli Stati uniti. E per Cuba che torna a subire una politica da guerra fredda da parte dell’Amministrazione di superfalchi di Donald Trump.

Fernando Haddad, il candidato sconfitto del partito dei lavoratori (Pt) lo ha detto chiaramente e con coraggio nel suo intervento dopo i risultati finali delle presidenziali: il Brasile popolare deve prepararsi a un periodo di resistenza e di lotta per la democrazia. Non si tratta di difendere un partito o una parte della sinistra ma di organizzare un vasto movimento popolare per la difesa della libertà di espressione e di organizzazione popolare e della vita democratica. Nel gigante sudamericano vi sono molti movimenti popolari e di lotta sociale, dai Senza terra ai Senza tetto, dagli ecologisti alle femministe. Tutti sono ora in pericolo. «O se ne vanno fuori del paese o vanno in galera», è la ricetta promessa da Bolsonaro.

IL SUO PROGRAMMA di sicurezza fa tremare le vene: pene più severe e riduzione dell’età (a 16 anni) per essere responsabili penalmente, armi per tutti e licenza d’uccidere per le forze dell’ordine, che già hanno un triste primato continentale. Secondo, il Forum Brasileiro de Segurança Pública, tenuto conto delle proporzioni tra le popolazioni, la polizia brasiliana uccide 19 volte di più di quella statunitense. A Bolsonaro però va bene così perché «un poliziotto che non uccide non è un poliziotto».

Il nuovo presidente ha promesso mano dura anche contro le riserve degli indios e le aree di conservazione dell’Amazzonia, le principali barriere di contenimento alla devastazione della più grande foresta tropicale e polmone verde del mondo. «Non avranno nemmeno un centimetro di terra». Il ministero dell’Ambiente sarà incorporato a quello dell’Agricoltura che - parola di Bolsonaro - agirà in consonanza col «settore produttivo». Ovvero lascerà «mano libera» all’agrobusiness, ai pascoli delle grandi fazendas, ai latifondisti della soja, alle attività minerarie e ai grileiros, potenti locali che si impadroniscono delle terre pubbliche a colpi di pistola. E che poi le disboscano selvaggiamente.

IL “FENOMENO” BOLSONARO - un parlamentare semisconosciuto che in 28 anni non è riuscito a far approvare un solo progetto di legge e che vede il suo partito passare da un pugno di parlamentari a 53 deputati - non si può spiegare senza l’appoggio dei poteri forti militari, economici e finanziari e dei maggiori mass media.

Perché le classi dominanti si sono sbilanciate a favore di una sorta di psicopatico come Bolsonaro, il cui prossimo governo, come afferma l’analista Xosé Hermida, promette una società polarizzata e «con licenza di odiare»? Come osserva Gramsci nei Quaderni, in situazione di «crisi organica», quando si produce una rottura nell’articolazione esistente tra le classi dominanti e i loro rappresentanti politici e intellettuali, la borghesia e i suoi alleati si sbarazzano dei loro portavoce tradizionali e cercano una figura provvidenziale che permetta di affrontare le sfide del momento.

IN QUESTO CASO le classi dominanti brasiliani si propongono di portare a compimento il “golpe” attuato due anni fa con Temer e che l’attuale presidente - e i suoi alleati conservatori - non sono stati in grado di assicurare: mettere un punto finale all’”eredità” dei governi del Pt. E iniziare un’epoca di neoliberismo con un presidente malleabile, che si affida in materia economica a un Chicago boy col turbo, Paulo Guedes, con una sola filosofia: privatizzare e privatizzare.

Di recente un noto commentatore “liberal” ha affermato che in questa fase i nemici della democrazia in America latina rischiano di essere i giudici (che in Brasile hanno messo in galera Lula) e non i generali. E che questa situazione rappresenta «un progresso» per il subcontinente. L’elezione di Bolsonaro è una solenne smentita.


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