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DONNE E RELIGIONI. Prima donna cattolica svizzera ordinata "prete", rischia scomunica.

martedì 27 giugno 2006 di Federico La Sala
(...) nel 2002, quando era ancora il prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Joseph Ratzinger scomunico’ sette donne per questo motivo. Le donne-sacerdote, che non hanno voluto rinunciate alla fede cattolica ed abbracciare il credo di quelle sette protestanti che ammettono il sacerdozio femminile, affermano che il divieto vaticano per le donne-prete "e’ un errore della Chiesa, e non una norma voluta da Gesu’ Cristo" (...) (...)

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> DONNE E RELIGIONI. --- L’ordinazione di donne correggerebbe un’ingiustizia (di “National Catholic Reporter” - Editoriale)

domenica 16 dicembre 2012

L’ordinazione di donne correggerebbe un’ingiustizia

di editoriale

in “National Catholic Reporter” del 3 dicembre 2012
-  (traduzione: www.finesettimana.org)

La chiamata al ministero ordinato è un dono di Dio. È radicato nel battesimo e richiamato e affermato dalla comunità perché è autentico ed evidente nella persona come carisma. Le donne cattoliche che hanno riconosciuto una chiamata al presbiterato e la cui chiamata è stata confermata dalla comunità dovrebbero essere ordinate nelle Chiesa Cattolica Romana. Sbarrare alle donne la possibilità dell’ordinazione al ministero è un’ingiustizia che non si può permettere.

L’affermazione peggiore contenuta nel comunicato stampa del 19 novembre che annunciava “scomunica, dimissioni e riduzione allo stato laicale” di Roy Bourgeois è che Bourgeois con la sua “disobbedienza” e la sua “campagna contro l’insegnamento della Chiesa cattolica”... “ignorasse le sensibilità dei credenti”. Nulla potrebbe essere più lontano dal vero. Bourgeois, attento in tutta la sua vita all’ascolto degli emarginati, ha sentito la voce dei fedeli ed ha risposto a questa voce. Bourgeois arriva al cuore del problema. Ha detto che nessuno può dire chi Dio chiama, chi Dio può o non può chiamare al magistero ordinato. Ha detto che affermare che l’anatomia sia in qualche modo una barriera alla capacità di Dio di chiamare un figlio di Dio, pone ulteriori limiti assurdi al potere di Dio. La maggioranza dei fedeli crede questo.

Rivediamo la cronistoria della risposta di Roma alla richiesta dei fedeli di ordinare delle donne. Nell’aprile 1976 la Pontificia Commissione biblica giunge a maggioranza a questa conclusione: non sembra che il Nuovo Testamento di per sé ci permetta di definire in modo chiaro ed una volta per tutte il problema del possibile accesso delle donne al presbiterato. In una deliberazione successiva, la commissione votò 12 a 5 a favore dell’opinione che la Scrittura da sola non escluda l’ordinazione delle donne, e 12 a 5 a favore dell’opinione che la chiesa potrebbe ordinare donne al presbiterato senza andare contro le intenzioni originali di Cristo.

In Inter Insigniores (datato 15 ottobre 1976, ma reso pubblico nel gennaio successivo), la Congregazione per la dottrina della fede ha scritto: “La Chiesa, per fedeltà all’esempio del suo Signore, non si considera autorizzata ad ammettere le donne all’Ordinazione sacerdotale”. Tale dichiarazione, pubblicata con l’approvazione di Papa Paolo VI, era un relativamente modesto “non si considera autorizzata”.

Papa Giovanni Paolo II alzò considerevolmente la posta in Ordinatio Sacerdotalis (22 maggio 1994): “Dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa”. Giovanni Paolo II voleva dichiarare il divieto “irriformabile”, una presa di posizione molto più forte di “tenuta in modo definitivo”. La cosa incontrò una sostanziale resistenza da parte di vescovi di alto rango che si riunirono in uno speciale incontro in Vaticano nel marzo 1995 per discutere il documento, incontro di cui NCR parlò all’epoca. Anche allora, vescovi attenti ai bisogni pastorali della chiesa avevano ottenuto una concessione alla possibilità di cambiamento dell’insegnamento.

Ma quella piccolissima vittoria fu effimera. Nell’ottobre 1995, la Congregazione per la dottrina agì ulteriormente, rilasciando un responsum ad propositum dubium riguardante la natura dell’insegnamento in Ordinatio Sacerdotalis:“L’insegnamento richiede un assenso definitivo poiché, fondato sulla parola scritta di Dio, costantemente preservato e applicato fin dall’inizio nella tradizione della Chiesa, è stato stabilito infallibilmente dal magistero ordinario e universale”. Il divieto all’ordinazione delle donne appartiene “al deposito della fede”, disse il responsum.

Lo scopo del responsum era di bloccare ogni discussione. In una lettera di presentazione al responsum, il cardinale Joseph Ratzinger, che era a capo della Congregazione, chiedeva ai presidenti delle conferenze episcopali di “fare tutto il possibile per assicurare la sua distribuzione e ricezione favorevole, facendo particolare attenzione che soprattutto da parte di teologi, operatori pastorali e religiosi, non fossero riproposte posizioni ambigue o contrarie.”

Malgrado la sicurezza con cui Ordinatio Sacerdotalis e il responsum furono diffusi, essi non rispondevano a tutte le domande sul problema.

Molti fecero notare che dire che l’insegnamento era “fondato sulla Parola scritta di Dio” ignorava completamente le conclusioni della Pontificia Commissione Biblica del 1976.

Altri fecero notare che la Congregazione per la dottrina non fece una richiesta di infallibilità papale, ma disse che ciò che il papa insegnava in Ordinatio sacerdotalis era ciò che “era stato stabilito infallibilmente dal magistero ordinario e universale”. Anche questo, tuttavia, è stato posto in discussione, perché in ogni epoca c’erano molti vescovi in varie parti del mondo che avevano serie riserve su tale insegnamento, benché pochi le esprimessero in pubblico.

In un articolo su The Tablet nel dicembre 1995, il gesuita Francis A. Sullivan, autorità teologica nel magistero, citava il Canone 749, affermando che nessuna dottrina deve essere intesa come definita infallibilmente a meno che questo fatto sia chiaramente affermato. Sullivan scriveva: “Il problema che mi rimane è se sia un fatto affermato chiaramente che i vescovi della Chiesa cattolica siano convinti dell’insegnamento quanto lo è evidentemente Papa Giovanni Paolo II.

Il responsum prese quasi tutti i vescovi alla sprovvista. Benché datato ottobre, non fu reso pubblico che il 18 novembre. L’arcivescovo William Keeler di Baltimora, allora presidente uscente della Conferenza episcopale statunitense, ricevette il documento senza nessun avvertimento tre ore dopo che i vescovi avevano rinviato il loro incontro annuale. Un vescovo disse al NCR che aveva saputo del documento leggendo il New York Times. Disse che molti vescovi erano profondamente preoccupati dalla dichiarazione. Sia lui che altri vescovi parlarono solo in maniera anonima.

Il Vaticano aveva già cominciato a giocare le sue carte per bloccare interrogazioni. Come riferì il gesuita Thomas Reese nel suo libro del 1989 Archbishop: Inside the Power Structure of the American Catholic Church, sotto Giovanni Paolo II, il modo di considerare l’insegnamento contro l’ordinazione delle donne da parte di un prete potenziale candidato all’episcopato, era diventato una cartina di tornasole per sapere se potesse essere promosso a vescovo.

Meno di un anno dopo la pubblicazione di Ordinatio Sacerdotalis, Suor Mercy Carmel McEnroy fu rimossa dal suo incarico di ruolo di insegnamento di teologia al St. Meinrad Seminary nell’Indiana per il suo pubblico dissenso dall’insegnamento della Chiesa: aveva firmato una lettera aperta al papa chiedendo l’ordinazione delle donne. Molto probabilmente McEnroy è stata la prima vittima di Ordinatio Sacerdotalis, ma ce ne sono state molte altre. Roy Bourgeois è stato la vittima più recente.

Il beato John Henry Newman aveva detto che ci sono tre magisteri nella Chiesa: i vescovi, i teologie il popolo. Sul problema dell’ordinazione delle donne, due delle tre voci sono state messe a tacere, questo è il motivo per cui la terza voce deve ora farsi sentire. Dobbiamo parlarne a voce alta e forte in tutti gli spazi pubblici che abbiamo a disposizione: durante le riunione dei comitati di parrocchia, nei gruppi di condivisione della fede, nelle convocazioni della diocesi e durante seminari accademici. Dovremmo scrivere delle lettere ai preti, ai redattori-capo dei giornali locali e alle reti televisive.

Il nostro messaggio è questo: noi crediamo che, per il sensus fidelium, l’esclusione delle donne dal magistero ordinato non ha alcun fondamento nelle Scritture né alcun altro fondamento logico convincente; quindi le donne dovrebbero essere ordinate. Abbiamo preso atto del consenso dei fedeli nelle parrocchie, in occasione di conferenze e di riunioni di famiglia. Individui e gruppi hanno studiato e pregato su quel problema. La direttrice esecutiva della Women’s Ordination Conference ci assicura, ad esempio, che i fedeli sono giunti a questa conclusione dopo una valutazione preceduta da preghiera e studio - sì, perfino studiando Ordinatio sacerdotalis. NCR unisce la sua voce a quella di Roy Bourgeois e invita la Chiesa cattolica a correggere questo ingiusto insegnamento.


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