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IL NUOVO SUDAFRICA: UN ARCOBALENO DI LINGUE, IN MOVIMENTO. Prima fiera internazionale del libro di Cape Town, Un articolo di Itala Vivan - a cura di Federico la Sala

Un articolo tratto dall’ultimo numero della rivista “Leggendaria” dedicato all’Africa
giovedì 29 giugno 2006 di Federico La Sala
[...] Una volta smantellato l’ordine geopolitico di segregazione spaziale che frantumava il territorio in una dozzina di luoghi “etnici”, le homelands, con i bianchi al centro - collocati in quel che si definiva Repubblica Sudafricana - e i neri alla periferia nelle aree riservate, e tutti, secondo una folle classificazione, rinchiusi nei loro recinti, ecco che le schegge e i brandelli lacerati del territorio sudafricano si ricomposero in un tutto unico aperto a cittadini (...)

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> IL NUOVO SUDAFRICA: UN ARCOBALENO DI LINGUE, IN MOVIMENTO. -- A più di vent’anni dalla fine dell’apartheid, l’African National Congress ha imboccato la via del declino: sorgono interrogativi sul prossimo futuro del Paese.

giovedì 8 settembre 2016

Il tramonto dell’Anc in Sud Africa

A più di vent’anni dalla fine dell’apartheid, l’African National Congress ha imboccato la via del declino: sorgono interrogativi sul prossimo futuro del Paese, oggi preda di pericolose turbolenze interne

di Immanuel Wallerstein

Il tramonto dell’Anc in Sud Africa. In Sud Africa una lunga lotta ha portato all’abbattimento del sistema dell’apartheid, e all’indizione di elezioni a suffragio universale. Il principale artefice di questa trasformazione è stato l’African National Congress (Anc) e l’eroe principale di questa lotta è stato il suo leader Nelson Mandela, che con maggioranza schiacciante è stato eletto primo presidente del governo post-apartheid nel 1994. Il risultato elettorale ha dato all’Anc il pieno controllo dell’Assemblea nazionale.

Mandela ha rifiutato di candidarsi alla rielezione nel 1999 e gli è succeduto, per due mandati - il massimo consentito dalla legge - Thabo Mbeki. Jacob Zuma è stato eletto una prima volta nel 2009 e rieletto nel 2014. Mentre i primi due presidenti erano xhosa, uno dei due principali gruppi etnici in Sud Africa, Zuma invece è zulu, e rivendica con orgoglio la propria origine etnica.

Il maggiore partito di opposizione, la Democratic Alliance (Da), formato da gruppi di bianchi liberali organizzatisi già durante il regime dell’apartheid, ha ricevuto inizialmente uno scarso sostegno al di fuori della comunità bianca, che rappresenta ancora circa il 20% della popolazione. Esso ha cercato tuttavia di attirare il consenso degli elettori neri della classe media e negli ultimi anni ha scelto come leader dei politici neri.

L’altro grande partito di opposizione, costituitosi negli ultimi anni, si chiama Economic Freedom Fighters (Eff). Alla sua guida c’è Julius Malema, ex capo della lega giovanile dell’Anc. Malema ha incentrato il suo programma sulla questione irrisolta della terra, proponendo la confisca della terra dei contadini bianchi, che controllano tuttora la maggior parte dei migliori terreni coltivabili. Le sue opinioni provocatorie hanno portato alla sua espulsione dall’Anc, dopo di che egli ha creato l’Eff per perseguire questi obiettivi.

Il 3 agosto di quest’anno si sono tenute le elezioni amministrative. Fino ad oggi, l’Anc è stato il partito di governo in tre delle quattro maggiori città e nelle province di cui queste fanno parte. L’unica eccezione era Città del Capo, dove i neri sono in minoranza e dove il gruppo più numeroso è quello di ascendenza mista, i cosiddetti Coloureds del regime dell’apartheid. Quest’anno, tuttavia, l’Anc ha perso due grandi città a vantaggio della Da (Tswane e Nelson Mandela Bay) e ha conservato con pochissimo margine Johannesburg. L’Eff ha ottenuto risultati migliori del previsto, superando il 10% in diversi centri. Le elezioni amministrative sono state generalmente considerate una grande sconfitta elettorale per l’Anc.

Perché questo è accaduto, e cosa succederà ora? La debolezza dell’Anc ha diverse cause. Una sono le accuse frequenti di corruzione che hanno colpito i capi dell’Anc in generale e il presidente Zuma in particolare. La seconda è il fatto che a vent’anni dalla fine dell’apartheid non è stato attuato alcun programma significativo di restituzione della terra ai neri, e l’Anc non sembra avere in programma iniziative in questa direzione. La terza sono le crescenti difficoltà economiche del paese, causate dalla crescita mondiale della disuguaglianza economica.

Tuttavia, il fattore più importante nel declino dell’Anc è il ricambio generazionale. Nel 2016 la maggioranza degli elettori è nata dopo la fine dell’apartheid. Essi non hanno memoria personale della vita sotto l’apartheid, e quindi non premiano più l’Anc per quello che ha ottenuto, anzi forse non sono nemmeno in grado di capire che cosa abbia significato lottare contro l’apartheid. Si può affermare che l’Anc ha imboccato la via del declino allo stesso modo di altri movimenti di liberazione nazionale, come ad esempio il partito del Congresso in India. Tale processo può solo intensificarsi con il passare degli anni.

Il problema per il Sud Africa è cosa succederà da ora in avanti. Al momento la Da non ha un seguito sufficiente a permetterle di governare da sola a livello provinciale o nazionale, e dovrebbe dunque valutare la possibilità di un’alleanza con l’Eff. Da e Eff hanno però programmi praticamente opposti. Mentre la Da è fondamentalmente un partito neoliberale conservatore, l’Eff sostiene un programma economico di sinistra che prevede in particolare la rinazionalizzazione delle industrie più importanti. La Da ambisce a essere un partito multietnico mentre l’Eff evidenzia aggressivi accenti xenofobi.

E l’Anc? In pratica, anche se non a livello di dichiarazioni politiche, il suo programma, neoliberista in economia e multietnico, non si differenzia granché da quello della Da. L’Anc rischia la completa disintegrazione. È probabile invece che l’Eff continuerà a rafforzarsi. La sua combinazione di linguaggio di sinistra e istanze xenofobe ha avuto successo in molti paesi ex comunisti dell’Europa centrale e orientale. Perché non in Sud Africa?

Il Sud Africa, tuttavia, non è un Paese africano come gli altri. Esso ha conferito una solida base di stabilità alla regione dell’Africa australe e non solo. Il suo declino in termini di potere avrà un effetto a catena su un gran numero di Stati. E quale sarà la risposta degli altri membri del Brics che si sono affidati al Sudafrica come prova vivente che i Paesi del gruppo sono realmente interessati all’Africa, il continente più povero?

L’ultima considerazione è chiedersi se vi siano le condizioni affinché nasca dal basso un vero e proprio movimento di sinistra. Può nascere in Sud Africa qualcosa come Podemos o Syriza? Forse, ma nulla del genere si è ancora formato nonostante i coraggiosi tentativi di piccoli gruppi di attivisti.

Dal modello di democrazia che affermava di essere, il Sud Africa è oggi diventato l’epicentro di turbolenze interne che potrebbe essere difficile considerare democratiche.

* IL MULINO, 06 settembre 2016

[Copyright © 2016 Immanuel Wallerstein, used by permission of Agence Global. Traduzione di Giovanni Arganese]


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