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LIBERALIZZAZIONE

Farmaci da banco nei supermercati. Una scelta opinabile

lunedì 3 luglio 2006 di Mauro Diana
Farmaci da banco nei supermercati. Una scelta opinabile.
Il centrosinistra sembra finalmente uscito da quel torpore che gli ronzava intorno dopo la vittoria al cardiopalma delle scorse politiche. Con un provvedimento firmato dal ministro Bersani, il governo Prodi ha dato il via libera ad una serie di liberalizzazioni che riguardano tutti i singoli cittadini: dalle licenze dei taxi, agli onorari dei liberi professionisti sino alla tanto discussa abolizione dell’ICI che la Chiesa non pagava (...)

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> Farmaci da banco nei supermercati. Una scelta opinabile

martedì 12 settembre 2006

Gentiissimi amici,

rispondo a tutti e due. Come ho già detto e scritto più volte, il futuro è nella grande distribuzione...purtroppo. Ma il vantaggio non è così reale come si vuole far credere. Le "classiche" offerte del tipo 3x2 oppure "prodotto in volantino" oppure "offerta speciale" non sono più prerogative del centro commerciale. Le ha qualsiasi negoziante! Anche in farmacia ce ne sono! Compri tre ricostituenti per capelli pagandone solo due (anche se, poi, il prezzo è chiaramente "aumentato" di una percentuale variabile) anche se, poi, alla fine ne stai comunque pagando due e magari te ne serve uno solo. Io non sono un economista, sia chiaro. Ma qualche nozione ritengo di possederla. In economia si studiano i costi, che sono suddivisi in fissi e variabili. Quelli fissi, dovuti all’acquisto di macchinari, arredamenti e via discorrendo non cambiano al variare della quantità prodotta. Quelli variabili, invece, variano in misura percentuale in base alle ore lavorative del personale oppure all’unità di prodotto aggiuntiva che si acquista. Se il supermercato "X" spende una cifra "Y" per l’assunzione di un farmacista, aumenta inevitabilmente i costi variabili, cui deve far fronte aumentando il prezzo dei prodotti, dato che si sta ipotizzando che ci si trovi in un mercato oligopolistico. Inoltre, deve comunque acquistare i farmaci OTC, che hanno anche loro un costo che "pesa" sul bilancio. Analizzando la propria curva dei costi fissi, variabili, e anche di quella del ricavo totale, marginale e medio, è chiaro che il supermercato operi una scelta che vada a sua vantaggio e che, comunque, si posizioni in un punto d’equilibrio, che è quello derivante dall’annullarsi di ricavo marginale e costo totale. In questo caso, il supermercato non potrà pagare lo stesso stipendio di una farmacia, ma uno più basso perchè, ripeto, rispetto a prima sta acquistando dei prodotti in più (i farmaci OTC) e della manodopera in più (il farmacista) che prima non erano presenti. Risultato? Il farmaco OTC non può essere venduto con un vantaggio percepibile da parte del consumatore. Ricordo, infatti, che in economia c’è soddisfazione quando si ha un vantaggio percepito da parte sia del compratore che del venditore. E’ chiaro che il venditore vorrebbe vendere al prezzo più alto possibile, ma l’acquirente in quel caso non ne acquisterebbe neanche una quantità. Il prezzo, quindi, si modifica e si "trasla" fino a che c’è pieno vantaggio per entrambi. E voi pensate che, le farmacie, non si adeguerebbero pur di non uscire dal mercato? Se sono presenti, perchè dovrebbero uscirne? Al massimo potrebbero realizzare un profitto nullo, ma se sono presenti di certo non ne uscirebbero.

Cordialmente,

Mauro Diana.


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