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Russia

A MOSCA IL G 8 DELLE RELIGIONI. Alessio II: «Cerchiamo uno sguardo comune sulle sfide etiche».

martedì 4 luglio 2006 di Federico La Sala
[...] le assenze che danno nell’occhio: non è stato invitato nessun leader, né sciita né sunnita, dall’Iraq, in risposta al barbaro omicidio dei quattro diplomatici russi sequestrati a Baghdad e in sintonia con il furore del Cremlino che ha messo una taglia di dieci milioni di dollari sugli assassini. E malgrado la volontà di dare a quest’incontro un carattere il più possibile ecumenico, il patriarca Alessio II si è mostrato molto sensibile alle ragioni della politica [...]
SUMMIT A MOSCA (...)

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> A MOSCA IL G 8 DELLE RELIGIONI. Alessio II: «Cerchiamo uno sguardo comune sulle sfide etiche».

mercoledì 5 luglio 2006

Caro Roby da Rimini personalmente credo che tutte le religioni debbano fare un passo indietro... se vogliono davvero andare avanti tutte insieme in pace e nel dialogo. A meglio riflettere sui problemi che metti sul tappeto, forse, possono esserti di qualche interesse e sollecitazione la risposta (qui allegata) data da un prete cattolico a un suo amico. Ti ringrazio e ti saluto, m. cordialmente. Federico La Sala


Il sacro e la laicità

di Aldo Antonelli

Carissimi, l’amico Antonio di Rimini, mi ha chiesto perché mai debba muovermi, io prete, su "dimensiopni laiche... conoscendo i donfini e l’identità del sacro"! Gli ho risposto con questo messaggio che inoltro anche a voi. Che ne pensate? Un abbraccio Aldo

Caro Antonio, nel messaggio del 30 giugno scrivi: “DI FRONTE A TE PRETE CHE TI MUOVI SU DIMENSIONI LAICHE, MI CHIEDO SEMPRE PIU’ PERCHE’ HAI BISOGNO DI GIOCARE LA PARTITA LAICA, MENTRE SAI E CONOSCI I CONFINI E L’IDENTITA’ DEL SACRO”.

Ti rispondo con il dirti subito che la categoria del “Sacro” fa parte sì della religione, ma non della “Fede Cristiana”, in ciò marcando una sostanziale differenza tra “Religione” e “Fede Cristiana”. E in questo senso rivendico, la mia vocazione di “Cristiano credente non-religioso”! Se per sacro intendiamo il sottrarre all’uso comune dell’uomo persone, oggetti e tempi e riservarli alla divinità, bisogna dire che il cristianesimo è la contestazione più radicale di questo processo. Nel Cristianesimo abbiamo il movimento opposto al movimento sacrale: noi crediamo che Dio stesso, nell’Incarnazione, si è fatto oggetto nelle mani dell’uomo. Dio si è sottratto alla sua solitudine e si è coinvolto nella storia dell’uomo fino a identificarsi con l’uomo più laico, quello più lontano dal potere che in qualche modo “sacralizza” le persone: il povero, l’emarginato, il calpestato. Nell’Eucarestia (“Gesù prese il pane, lo spezzò, lo diede ai discepoli dicendo: Prendete e mangiate questo sono Io”!) Dio diventa oggetto comune dell’uomo, cibo e alimento, carne della carne. Nei Vangeli si narra che alla morte di Gesù “il velo del tempio si strappò”. Ora il velo del tempio era il drappo che divideva lo spazio profano in cui era riunito il popolo dallo spazio “Sacro”, il “sancta sanctorum” in cui solo il sommo sacerdote e solo una volta l’anno poteva entrare! Con la venuta di Cristo, nato fuori della “città santa”, non appartenente a nessuna “casta sacerdotale”, morto fuori della Gerusalemme e non su un altare ma sul patibolo dei derelitti, il “Sacro” non ha più diritto di cittadinanza nell’orizzonte del credente. Da allora in poi la laicità non si oppone ai cattolici o ai credenti, bensì al clericalismo e ai clericali. Dirò di più. Personalmente ritengo che la laicità non appartenga alla categoria delle “modalità” nelle quali coniugare la fede, ma faccia parte essa stessa, in quanto tale, dell’oggetto della fede. La Laicità non è una “furbizia comportamentale” con cui accattivarsi la benevolenza dell’“altro”, del “diverso”, dell’“ateo”, ai fini di una possibile, reciproca, intesa; non fa parte, insomma, del galateo del “cristiano moderno e aperto”. La Laicità fa parte del cuore stesso della fede che riconosce il valore oggettivo delle cose (“E Dio vide che era buono”, si legge nella narrazione biblica della creazione), e ne rispetta le esigenze e le leggi che le regolano, senza la mania, questa sì tutta clericale, di doverle “battezzare”. La laicità è essenziale alla fede perché Dio stesso è laico. «Dio non distingue tra sacro e profano, non di­scrimina tra puro ed impuro, non si veste da prete, non abita nei templi e nei san­tuari ma nello spirito e nella verità, non sbraita dai pulpiti ma parla nel sussurro di un vento leggero» (Raniero La Valle). Per troppo tempo si è pensato Dio in opposizione al mondo e, di conseguenza, la Chiesa in opposizione alla società, in un rapporto sbilanciato e a senso unico nel quale il mondo acquistava valore in riferimento a Dio e la società si rivestiva di dignità in riferimento alla Chiesa. Un rapporto doppiamente mortifero, nel quale l’immagine del Dio-Padre, amante della vita, veniva ipostatizzata nella figura del Dio-Padrone, possessore di ogni legittima autorità ed il mondo degli uomini veniva retrocesso allo stadio infantile dell’incapace bisognoso di tutela. Solo con il Concilio Vaticano II, provocata dalla crescita di maturità della società civile, la Chiesa si è ritrovata compagna di strada del mondo degli uomini; ed è stata una conversione: abbandonato il piedistallo delle sue presuntuose certezze si è fatta “umile pellegrina” sui sentieri della storia. A questa sua nuova dislocazione è seguita anche una nuova, più profonda ed evangelica autocomprensione: la Maestra si è riscoperta anche Discepola e all’insegnamento si sono aggiunti la ricerca e l’apprendimento, e il dialogo e la collaborazione hanno sostituito l’arroganza e l’anatema. Questo processo, purtroppo, è stato bruscamente interrotto dal progetto restauratore dell’attuale pontificato, marcatamente segnato da una religiosità tutta interna ad un clericalismo autoreferenziale come è quello polacco. Abbiamo avuto un papa troppo regionale e affatto “cattolico”, a dispetto degli innumerevoli viaggi percorsi. Ma alla restaurazione ha contribuito anche una gran parte della gerarchia che ha sempre sentito il clericalismo come elemento costitutivo e fondante della fede. Anche grazie a loro, ci tocca assistere, oggi, alla rinascita di un nuovo integralismo per il quale non pochi cristiani sono tentati di gestire mondanamente il lievito evangelico, col risultato di quello che Italo Mancini amava chiamare il “cortocircuito” «che brucia sia i sostantivi mondani (le cose e i valori della terra) catturandoli religionisticamente, sia la qualificazione cristiana che viene resa innocua da questo allineamento mondano». Oggi siamo di fronte ad una sfida. Gli avvenimenti tumultuosi di questi ultimi decenni hanno favorito un recupero della religione spesso accompagnato da una crescita di conflittualità, quasi che il “ritorno del sacro” sia condannato ad andare di pari passo con un “ritorno dell’intolleranza”. E’ possibile spezzare questo binomio?

___ www.ildialogo.org/parola, Mercoledì, 05 luglio 2006


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