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LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". Il teologo Ratzinger scrive da papa l’enciclica "Deus caritas est" (2006) e, ancora oggi, nessuno - nemmeno papa Francesco - ne sollecita la correzione del titolo. Che lapsus !!! O, meglio, che progetto !!!

samedi 8 août 2020
Caro BENEDETTO XVI ...
Corra, corra ai ripari (... invece di pensare ai soldi) ! Faccia come insegna CONFUCIO : provveda a RETTIFICARE I NOMI. L’Eu-angélo dell’AMORE (“charitas”) è diventato il Van-gélo del ’caro (prezzo)’ e della preziosi-tà (“caritas”), e la Parola (“Logos”) è diventato il (...)

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> LA CHIESA DEL SILENZIO E DEL "LATINORUM". ---- La condivisione è il vero pane (di Ermes Ronchi)

jeudi 26 juillet 2012


La condivisione è il vero pane

di Ermes Ronchi (Avvenire, 26 luglio 2012)

La moltiplicazione dei pani è un evento che si è impresso in modo indelebile nei discepoli, l’unico miracolo raccontato in tutti i vangeli. Più ancora che un miracolo, un segno : fessura di mistero, evento decisivo per comprendere Gesù. Lui ha pane per tutti, è come se dicesse : io faccio vivere, io moltiplico la vita ! Lui fa vivere : con le sue mani che risanano i malati, con le parole che guariscono il cuore, con il pane che significa tutto ciò che alimenta la vita dell’uomo Cinquemila uomini, e attorno è primavera ; sul monte, nel luogo dove Dio è più vicino, hanno fame, fame di Dio. Qualcuno ha pani d’orzo, l’orzo è il primo dei cereali che matura, simbolo di freschezza e novità ; piccola ricchezza di un ragazzo, anche lui una primizia d’uomo.

A Gesù nessuno chiede nulla, è lui che per primo si accorge e si preoccupa : « Dove potremo comprare il pane per loro ? ». Alla sua generosità corrisponde quella del ragazzo : nessuno gli chiede nulla, ma lui mette tutto a disposizione. Primo miracolo. Invece di pensare : che cosa sono cinque pani per cinquemila persone ? Sono meno di niente, inutile sprecarli. E la mia fame ? Dà tutto quello che ha, senza pensare se sia molto o se sia poco. È tutto !

Per una misteriosa regola divina, quando il mio pane diventa il nostro pane accade il miracolo. La fame finisce non quando mangi a sazietà, ma quando condividi fosse pure il poco che hai. C’è tanto di quel pane sulla terra che a condividerlo basterebbe per tutti. Il Vangelo neppure parla di moltiplicazione ma di distribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo distribuivano il pane non veniva a mancare, e mentre passava di mano in mano restava in ogni mano. Come avvengono certi miracoli non lo sapremo mai. Neanche per questo di oggi riusciamo a vedere il « come ». Ci sono e basta. Quando a vincere è la generosità.

Giovanni riassume l’agire di Gesù in tre verbi « Prese il pane, rese grazie e distribuì », che richiamano subito l’Eucaristia, ma che possono fare dell’intera mia vita un sacramento : prendere, rendere grazie, donare. Noi non siamo i padroni delle cose. Se ci consideriamo tali, profaniamo le cose : l’aria, l’acqua, la terra, il pane, tutto quello che incontriamo, non è nostro, è vita da che viene in dono da altrove e va oltre noi. Chiede cura, come per il pane del miracolo (i dodici canestri di pezzi), le cose hanno una sacralità, c’è una santità perfino nella materia, perfino nelle briciole : niente deve andare perduto.

Impariamo ad accogliere e a benedire : gli uomini, il pane, Dio, la bellezza, la vita, e poi a condividere : accoglienza, benedizione, condivisione saranno dentro di noi sorgenti di Vangelo. E di felicità.


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