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ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE? GIA’ FATTO!!! Un appello al Presidente Napolitano

sabato 5 febbraio 2011
COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA: L’ITALIA E’ UNA REPUBBLICA (ART. 1), UNA E INDIVISIBILE (ART. 5). LA SUA BANDIERA E’ IL TRICOLORE (ART. 12)... E IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E’ IL CAPO DELLO STATO E RAPPRESENTA L’UNITA’ NAZIONALE (ART. 87) (...)

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> ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE? GIA’ FATTO!!! ---- L’ira di Berlusconi sul Colle:Scorretto, non doveva intervenire (di Carmelo Lopapa)

sabato 14 agosto 2010


-  IL RETROSCENA

-  L’ira di Berlusconi sul Colle:
-  Scorretto, non doveva intervenire

-  Il Cavaliere ora teme lo scenario del ’94, una soluzione "alla Dini". Irritazione per la scelta dell’intervista all’Unità: "Proprio il giornale che mi denigra sempre". Su Fini: "La storia della casa gli ha tolto la maschera, perderà anche la poltrona"

di CARMELO LOPAPA *

È il fantasma del ’94 che ritorna. La soluzione "alla Dini" che si staglia all’orizzonte. Il premier Silvio Berlusconi intravede l’uno e l’altra e lo sfogo è denso di rabbia. "Napolitano è stato scorretto".

L’intervista del capo dello Stato all’Unità fa vedere nero, al presidente del Consiglio. La legge di primo mattino e la mette via: "È una intromissione indebita" è stata la reazione a caldo, riferita da alcuni fra i tanti capigruppo, ministri e semplici deputati che lo hanno sentito al telefono per sondarne gli umori, cogliere le sfumature, prevedere l’andazzo.

Il monito del Colle è sceso giù sull’inner circle berlusconiano come una doccia fredda. "Proprio all’Unità doveva concedere l’intervista?" si è chiesto retoricamente il Cavaliere. "Proprio al giornale che da sempre conduce una campagna denigratoria contro di me? È una provocazione". Ma non è solo il "mezzo" ad aver indispettito il capo del governo, ancora ieri ad Arcore e in procinto di trasferirsi da oggi in Sardegna giusto per la pausa di Ferragosto. Quell’evocazione del "vuoto politico" che metterebbe a rischio il Paese in caso di ricorso alle urne, l’invito a fermare la campagna di delegittimazione nei confronti del presidente della Camera, sono per Berlusconi la conferma che l’obiettivo del voto anticipato, in caso di crisi politica in autunno e dimissioni, non sarà tanto facile da raggiungere. Non è insomma una soluzione scontata, per il Quirinale. Prendono così corpo nuovamente, nel giro di poche ore, tutti i sospetti del leader Pdl sulle chances crescenti di un governo tecnico o di transizione. "Ma se danno vita a un altro esecutivo al posto mio, sarà un colpo di Stato e come tale io lo denuncerò" ha confessato il premier a uno dei maggiorenti del partito nel corso della giornata. "E di fronte a un golpe io mando la gente in piazza". Richiamo non nuovo alla mobilitazione, arma finale che Berlusconi in più di un’occasione ha ventilato. Questa volta al cospetto del Colle. Non a caso, poche ore dopo la pubblicazione dell’intervista a Napolitano, proprio il capogruppo Cicchitto viene lanciato subito alla carica, col richiamo alle "menifestazioni" di piazza. Poi tutti i falchi a seguire. Bondi, Gasparri, Napoli, tra gli altri.

Ma ad aver irritato altrettanto Berlusconi è stato anche l’invito a frenare la campagna in corso sull’inquilino di Montecitorio. "Sono stati usati due pesi e due misure. Nulla in mia difesa quando un anno fa sono stato al centro di un attacco politico e mediatico senza precedenti - si è sfogato ancora - adesso l’invito a fermare un’inchiesta su Fini sulla quale io nulla ho a che fare". Di più. "Il presidente della Repubblica avrebbe dovuto invitarlo piuttosto a fare chiarezza sulla faccenda della casa, e allora sì che Gianfranco sarebbe stato sull’orlo delle dimissioni". Il sospetto neanche tanto velato che il premier non riesce a cacciare è che l’asse Quirinale-Montecitorio, l’intesa solidissima tra Napolitano e Fini, resista e trami alle sue spalle. Magari per disarcionarlo. Magari per affidare le redini di un esecutivo di emergenza, di solidarietà nazionale, a una figura terza, al governatore di Bankitalia Mario Draghi, per esempio.

Quel che anche ieri il premier andava ripetendo ai più stretti collaboratori è che "con Fini non farò mai la pace". Toni ancora più aspri del solito: "Con questa storia della casa gli è stata tolta la maschera, io gli toglierò la poltrona". Il leaeder Pdl resta infatti convinto che il presidente della Camera "sarà costretto a dimettersi: e in ogni caso, lo porterò al voto, gli farò fare la fine di Rifondazione comunista". Su questo, sul ricorso al più presto alle urne, l’intesa con Bossi resta piena. Col Senatur si sono sentiti nel pomeriggio, concordando per il 25 agosto un vertice informale tra dirigenti di Pdl e Carroccio, nella villa berlusconiana sul lago Maggiore. Le parole di Napolitano, neanche a dirlo, sono state lette al contrario con grande apprezzamento da Gianfranco Fini. "Bisognerebbe ascoltare le sue parole anziché giocare allo sfascio" sarebbe stato uno dei suoi commenti. Il capogruppo Italo Bocchino ha da poco lasciato Ansedonia, casa di vacanza del presidente della Camera, quando viene diffusa una sua nota in cui, prendendo spunto dall’intervista al capo dello Stato, si sottolinea non a caso come sia "facile capire chi gioca allo sfascio e vuol trascinare il paese in una ulteriore avventura elettorale nel più assoluto disprezzo dell’interesse nazionale". La convinzione dei finiani - anche alla luce delle ultime prese di distanza di Montezemolo e della Marcegaglia dal governo Berlusconi - è che il premier sia "ormai isolato: ha capito che il suo progetto di elezioni anticipate non avrà sbocco".

* la Repubblica, 14 agosto 2010


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