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SE E’ NOTTE, SI FARA’ GIORNO. INIZIA CON QUESTE PAROLE IL CAMMINO DI DARIO FRANCESCHINI COME SEGRETARIO DEL "PARTITO DEMOCRATICO". Un "contributo" e un augurio - di Federico La Sala

sabato 21 febbraio 2009
CARO SEGRETARIO ...
’’Adesso - ha concluso Franceschini - possiamo guardare al futuro’’ e ha citato le parole di un giornale clandestino degli allora partigiani Arrigo Boldrini e Benigno Zaccagnini nel quale in romagnolo c’era scritto ’se e’ notte si fara’ giorno’. ’’Oggi abbiamo dimostrato - (...)

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> SE E’ NOTTE, SI FARA’ GIORNO. --- Pd, sfida a tre davanti alle telecamere prima delle primarie. Franceschini:"Se vinco farò opposizione ferma e intransigente e mi opporrò ad inciuci che sono gli stessi che hanno impedito la legge sul conflitto di interessi" (di Matteo Tonelli).

venerdì 16 ottobre 2009


-  E BASTA CON QUESTA OPPOSIZIONE!!!
-  BERLUSCONI (CON I SUOI COM-PARI) RUBA LE CHIAVI DI CASA DELL’ITALIA INTERA, REALIZZA UN COLPO DI STATO, E IL PARLAMENTO E IL CAPO DELLO STATO PERMETTONO A 14 ANNI DI DISTANZA ANCORA L’ESISTENZA DEL SUO PARTITO!?!
-  ALLORA, VIA, TUTTI IN CORO: VIVA BERLUSCONI, VIVA "FORZA ITALIA"!!! Un appello


-  A Roma Franceschini, Bersani e Marino si affrontano prima delle primarie
-  Il partito che verrà, la laicità e il caso Binetti al centro del dibattito

-  Pd, sfida a tre davanti alle telecamere
-  "Aiutateci, il 25 venite a votare"

di MATTEO TONELLI *

ROMA - Rinnovamento, opposizione e laicità. Gira principalmente intorno a questi tre temi il primo e forse non ultimo faccia a faccia televisivo a cura di Youdem tv tra Dario Franceschini, Pierluigi Bersani e Ignazio Marino. I tre sfidanti per la poltrona di segretario del Pd si trovano, l’uno accanto all’altro, sul palco dell’Acquario a Roma.

IL VIDEO INTEGRALE DEL CONFRONTO

Si parte con un colloquio, lontano dai microfoni, tra Franceschini e Bersani. Poi tutti sul palco per la "foto di classe" come scherza Maurizio Mannoni che con Tiziana Ferrario modera il dibattito. In platea 150 persone, equamente divise tra i sostenitori dei tre candidati. Assente D’Alema ("l’ho fatto apposta"). Ferree le regole: 12 domande e 2 minuti per rispondere. Toni, nel complesso, prudenti. Con Bersani che ripete lo schema della convenzione, senza cedere all’enfasi, e con Franceschini e Marini che, invece, calcano i toni, raccolgo qualche applauso in più e regalano le uniche scintille beccandosi su laicità e caso Binetti.

Finisce con un appello al voto. Bersani lo dice chiaro e tondo: "Venite, abbiano bisogno di voi". Franceschini avverte: "Se verranno a votare in pochi, il 26 la destra farà festa". Chiude Marino: "In milioni a votare". Finisce così. Ma potrebbe essere un arrivederci. I tre, infatti, lasciano aperta la porta ad un prossimo confronto davanti alle telecamere. Franceschini e Marino con entusiasmo. Bersani con una buona dose di scetticismo.

Sanità. Marino parte giocando su un tema che ben conosce. Lui, da chirurgo, chiede che la politica stia fuori dalla sanità. Franceschini va oltre e avanza una proposta: "Nelle regioni guidate da noi le le nomine dei primari saranno solo in base al curriculum e non di scelta politica". Per Bersani, che si dice "per il rinnovamento dei dirigenti", chiede efficenza. Ribadendo che "il livello assistenziale deve essere uguale per tutti. Si devono prendere i sistemi eccellenti e indurre chi è in ritardo ad adeguarsi".

Primarie e segretario. La domanda è secca. Dalle primarie del 25 uscirà il segretario oppure sarà necessario il "terzo tempo" dell’assemblea nazionale? In sintesi, basterà avere un punto in più degli sfidanti per vincere? Bersani taglia corto: "Il problema lo risolveranno i cittadini". Franceschini, invece, rilancia l’importanza della primarie: "Non toglierò mai al popolo il diritto si scegliere il segretario". Poi tocca a Marino, che al lodo Scalfari ha detto no e si è beccato l’accusa di voler fare "l’ago della bilancia": "Le regole non si cambiano in corsa: non voglio essere l’ago della bilancia, corro solo per le mie idee".

Omofobia e caso Binetti. Franceschini tratteggia così la linea condotta del Pd che verrà: "Dialogo, ascolto ma poi si decide. Su alcuni temi ci possono essere situazioni diverse ma non è il caso che riguarda la Binetti. Marino, invece, allarga l’orizzonte. Definisce la Binetti non un caso isolato ("doveva essere lasciata a casa due anni fa quando creò problemi con il suo voto alla sopravvivenza del governo Prodi") e conclude: "Chi non si sente laico dentro il cuore stia a casa". Bersani rilancia "la disciplina di partito" e ricorda come debba valere "il vincolo di maggioranza" salvo deroghe stabilite. "Non si può parlare sempre di un caso di coscienza. E’ ora di dotarsi di norme certe. Chi sgarra va fuori" dice l’ex ministro.

Dico, adozioni e eutanasia. Tutti d’accordo sul sì ai Dico, sul fine vita e il no all’eutanasia. Sì alle adozioni da parte dei single per Ignazio Marino "ma con regole chiare"), no alle adozioni da parte dei gay (e anche single) per Dario Franceschini.

Giovani e scuola. Bersani parte con una battuta: "Quando sento parlare della Gelmini vedo Tremonti". Ovvero "tagli e disoccupazione". "Dico al governo fermatevi e discutiamo di una riforma fondativa del sistema scuola in Parlamento". Marino rilancia il merito e l’apertura ai giovani. Franceschini promette un’opposizione più serrata sulla scuola e concorda sul fatto che "merito e uguaglianza debbano andare di pari passo".

Dialogo o scontro? Si torna sempre al solito dilemma: come fare opposizione? Franceschini sbotta: "Sono stufo del ritornello del dialogo. Non si dialoga con chi calpesta le regole. Davanti a questa emergenza sia dovere fare sempre più opposizione e non ci sarà nessun opinionista radical chic che mi convincerà che serve prudenza. Se vinco farò opposizione ferma e intransigente e mi opporrò ad inciuci che sono gli stessi che hanno impedito la legge sul conflitto di interessi". Marino lo incalza: "Allora voi due facevate parte della maggioranza". Franceschini replica: "Non ero nemmeno parlamentare". Bersani, invece, sceglie toni più cauti: "Per la verità questa legislatura l’abbiamo cominciata, chiacchierando con Berlusconi, ed è stato un errore. Il nostro compito è fare opposizione e costruire un’alternativa. Anche perché il più grande antiberlusconiano è quello che lo manda a casa". E non, par di capire, chi vince la gara a chi grida di più.

Crisi. Marino punta sulla tassazione dei grandi patrimoni così come accade in Francia e punta sulle energie rinnovabili: "Io dico no al nuclare e voi?". Franceschini si inalbera: "Scendi dal piedistallo, io che sono contro il nucleare l’ho detto e ridetto". Comune, invece, il giudizio negativo su come il governo ha affrontato la crisi economica: ’’Ha fatto poco o niente".

Che partito sarà? Bersani chiede cambiamenti: "Non sono per il partito di un uomo solo, penso ad una comunità di protagonisti. Ma non per simboli piazzando un giovane e dicendo: ecco fatto". E a Chiamparino che si era lamentato dello stato di salute del Pd, Bersani lancia una stoccata: "E’ ora di darsi da fare perchè questo partito è l’unica speranza di questo Paese". Franceschini, tutt’ora segretario, rivendica i cambiamenti introdotti dalla sua gestione e scandisce: "Non si torni indietro, non si getti a mare il progetto del Pd". Poi l’affondo a Bersani: "Si parla di rinnovamentio e merito..io non avrei mai accettato di fare Bassolino capolista alle primarie". Bersani reagisce: "Mi sbaglio o Bassolino andava bene fino a ieri?".

Alleanze. Marino punta sui "4 milioni che si sono allontanati". Poi si chiede: "Come facciamo ad allearci con l’Udc se vota contro l’omofobia?". Franceschini torna ad attaccare l’idea dell’aggregazione confusa che va "da Diliberto a Mastella" e condanna l’idea di un centro che si allea con la sinistra " e che magari poi si allea con la destra e ci condanna all’opposizione per trent’anni". Bersani rilancia "il cantiere dell’Ulivo" e punta sulle alleanze dall’Udc a Di Pietro. E se ci sono differenze, un punto può unire: "Fermare la deriva populista di Berlusconi".

Sicurezza. Parte Bersani: "Gli immigrati sono una risorsa e senza non c’è futuro. I problemi che portano non si scarichino solo sui ceti popolari. Noi siamo quelli dell’integrazione. Non sono d’accordo che si giri col burka, la mia integrazione è guardarsi negli occhi". Marino torna ad attaccare "le contraddizioni" di Franceschini e propone:" Chi nasce in Italia deve essere italiano". Franceschini ammette "errori" sulle politiche dell’immigrazione, poi regisce: "I respingimenti vanno fatti rispettando le leggi, altra cosa è l’orrore di quello che sta facendo la destra".

Informazione. Per tutti è tre la situazione è più che preoccupante. "Siamo all’allarme" dice Bersani. E se Franceschini chiede che l’amministratore delegato della Rai non venga nominato dal Parlamento, l’ex ministro di Prodi chiede "norme liberali che permettano informazioni plurali".

© la Repubblica, 16 ottobre 2009


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