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VATICANO: CEDIMENTO STRUTTURALE DEL CATTOLICESIMO-ROMANO. Benedetto XVI, il papa teologo, ha gettato via la "pietra" su cui posava l’intera Costruzione ... e anche la maschera!

giovedì 18 ottobre 2018
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"È significativo che l’espressione di Tertulliano: "Il cristiano è un altro Cristo", sia diventata: "Il prete è un altro Cristo"" (Albert Rouet, arcivescovo di Poitiers, 2010.)
FORZA "CRISTO RE"!!! (Paolo di Tarso): "vivendo secondo la (...)

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> VATICANO: CEDIMENTO STRUTTURALE DEL CATTOLICESIMO-ROMANO. --- UN MODELLO CLERICALE DI CHIESA DIVENUTO INSOSTENIBILE (di Giancarlo Zizola - La rottura nella Chiesa)..

domenica 9 maggio 2010

La rottura nella Chiesa

di GIANCARLO ZIZOLA (la Repubblica, 9 maggio 2010)

La critica pubblica indirizzata dal cardinale Christoph Schoenborn all’ex segretario di Stato cardinale Angelo Sodano rompe il costume apologetico che copre di nebbie d’incenso i vertici della Chiesa e rivela i contraccolpi profondi della bufera della pedofilia nel clero sugli equilibri interni del sistema centrale della Chiesa cattolica.

Il cardinale di Vienna mette in gioco la sua vicinanza teologica e umana con Papa Ratzinger, fin da quando lavoravano fianco a fianco sul Catechismo della Chiesa cattolica. E dà voce a quella corrente di pensieri nella Chiesa che interpreta l’attuale crisi come strumento necessario di liberazione del male oscuro, a lungo rimosso, passaggio doloroso ma necessario per recuperare la prospettiva della riforma ecclesiale. Egli si schiera con quanti sono convinti che subire questa crisi aspettando che la nuvola nera passi e tornare anzi all’idea di una Chiesa «società perfetta» sia una strategia perdente.

Contrariamente al messaggio trionfalista lanciato da Sodano a Pasqua, che denigrava come «chiacchiericcio» il ruolo dei media mondiali nelle indagini sullo scandalo, Shoenborn ritiene che sia erroneo accusare i media o la cultura permissiva. Egli mostra di apprezzare la copertura mediatica degli abusi clericali come un aiuto offerto alla Chiesa nella ricerca della verità dei fatti, e dunque un implicito alleato all’azione purificatrice intrapresa da Ratzinger, che ha smantellato il sistema organizzato dell’omertà: misura decisiva per avviare il radicale risanamento istituzionale e interiore del sistema ecclesiastico. È la stessa convinzione che ha portato il cardinale Carlo Maria Martini a salutare «con favore» il fatto che la società esiga che venga fatta piena luce su questi fatti delittuosi e che le vittime abbiano avuto il coraggio «di denunciare tali crimini secondo verità».

Più che in altre congiunture drammatiche, la prova attuale mette a nudo il carattere sistemico della crisi della pedofilia e indica che la guarigione, per essere radicale, non può che essere cercata in una ripresa dell’autoriforma della Chiesa, non nella sua sepoltura. La crisi trova infatti la sua chiave di lettura pertinente se ricondotta alle resistenze istituzionali alle spinte innovatrici del Concilio Vaticano II. Non a caso si moltiplicano i segnali del coinvolgimento di esponenti di alto rango del governo centrale della Chiesa nel sistema omertoso invalso. E lo stesso, celebrato sistema di selezione centralista dei candidati all’episcopato si sta dimostrando al di sotto della sua fama.

Il caso del cardinale Groer, citato dal suo successore a Vienna, è tipico del grado di opacità istituzionale, misto alla presunzione di certi esponenti ecclesiastici: egli resistette a lungo alle ingiunzioni di Giovanni Paolo II che esigeva le sue dimissioni, e rifiutò di aderire alla rinuncia alla porpora, che pure gli era stata richiesta.

E’ possibile che anche questa crisi, se recepita in modo appropriato, possa accelerare col tempo la trasformazione di un modello di Chiesa rimasto troppo attaccato alla figura regale e politica della cristianità avvitata intorno alla casa clericale e alla curia romana, in un modello più spoglio, meno privilegiato e patriarcale, più egualitario e fraterno, meno autoritario e centralista.

È opinione di molti vescovi che misure repressive o di tipo poliziesco non siano sufficienti. Benvenute le innovazioni annunciate come l’avvento della psicologia nei seminari, la messa in valore della sessualità umana, la ricezione della figura della donna in quell’universo monosessuale che è la struttura del clero. Nelle analisi più lungimiranti la crisi della pedofilia è causata meno da perversioni individuali che da un modello clericale di Chiesa divenuto insostenibile. Dopotutto, le perversioni di potere, i compromessi del clero con il regno del denaro non ricevono un rilievo comparabile a quello ottenuto dagli abusi clericali sui minori. Eppure è in questione, in entrambi i casi, la struttura di potere della Chiesa. Tipico il caso di Marcial Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo recentemente inquisiti: ai crimini di pedofilia congiungeva la sua stretta alleanza con i grandi poteri finanziari del Messico, ben felici della sua lauta lotta contro la Teologia della Liberazione.

Prova quasi apologetica che se la Chiesa non fosse così strettamente associata al clero, se fosse una reale comunità, con ministeri anche laicali, a uomini e donne e se tornasse alla «Chiesa dei poveri» dimenticata, probabilmente neanche queste deviazioni sarebbero state possibili né avrebbero scatenato la disaffezione che la Chiesa sta subendo. Sembra dunque plausibile la tesi di Martini, Schoenborn e altri secondo i quali la purificazione deve venire associata a misure di trasformazione del modello di Chiesa, un modello più umile, più interiore e meglio adatto alla situazione diminoranza dei cristiani nel mondo .


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