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EUROPA ED EVANGELO. LA ’CROCE’ DI CRISTO ("X" = lettera alfabeto greco) NON HA NIENTE A CHE FARE CON IL "CROCIFISSO" DELLA TRADIZIONE COSTANTINIANA E CATTOLICO-ROMANA.

lunedì 9 dicembre 2019
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L’amor (charitas) che muove il Sole e le altre stelle ... non ha niente a che fare con "mammona", "mammasantissima", "padrini", e... "andranghatia".
"CHI" SIAMO NOI IN REALTA’. Relazioni chiasmatiche e civiltà. Lettera da ‘Johannesburg’ a Primo (...)

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> EUROPA ED EVANGELO. --- DALLO SCISMA SOMMERSO ALLO "SCISMA SILENZIOSO" (di Piero Cappelli - rec. di AldoM. Valli)

venerdì 20 novembre 2009

Lo scisma sommerso

di Aldo Maria Valli (Europa, 20 novembre 2009)

Uno spettro si aggira per la Chiesa: lo scisma silenzioso. La parafrasi del Manifesto del partito comunista di Marx ed Engels è scherzosa, e chiediamo subito scusa per l’ardire, però il problema è serio.

C’è una porzione di Chiesa, difficilmente quantificabile perché sommersa, che guarda alla Chiesa ufficiale, quella che si esprime attraverso la gerarchia, con crescente sconcerto e avverte un distacco sempre più marcato. I sintomi della divaricazione sono ormai numerosi. Ci sono pastori che appaiono senza gregge e greggi che avvertono con pena di non potersi riconoscere nei pastori. C’è una Chiesa che quando parla, giudica e agisce appare mossa dalla preoccupazione della condanna più che da quella dell’accoglienza, e un popolo di Dio che, avvertendo il bisogno di recuperare la radicalità evangelica, vuole, con Paolo, «farsi tutto a tutti » e soprattutto debole con i deboli. C’è una Chiesa attenta a giudicare il mondo e una che vuole camminare in mezzo al mondo. Una che punta sull’idea di verità e un’altra che privilegia la misericordia.

Una che corregge il Concilio in senso preconciliare e una che chiede di riscoprire il Concilio e possibilmente di viverlo.

Una che si ritrova nei convegni di studio e una che li fugge. Una che produce documenti e una che li rifiuta come vuoti e inutili. Una che si preoccupa dei rapporti col potere temporale e una che sente il bisogno di denunciare la disumanità di ogni potere e inneggia allo spirituale. Una che usa il potere di giurisdizione come strumento a garanzia della vera fede e una che lo considera un ostacolo per la diffusione della buona novella. Una che mette in guardia dalla modernità e una che si mescola con il reale. Una che vive i regimi concordatari come garanzia di libertà e una che li considera una gabbia. Una che nel relativismo vede un nemico e una che nel relativismo vede un’opportunità. Una che è andata strutturandosi producendo apparati di governo e una che vuole essere comunione senza strutture.

I segnali dello scisma arrivano da tante parti. A volte è un gruppo che si riunisce, a volte è una lettera spedita a qualche vescovo, o un appello su un sito internet, o un dibattito in un blog. Però che lo scisma ci sia è ormai innegabile. Bisogna dare dunque il benvenuto a chi ne parla apertamente, contribuendo a mettere le carte in tavola.

È il caso del libro che si intitola appunto Lo scisma silenzioso. Dalla casta clericale alla profezia della fede, di Piero Cappelli (Gabrielli Editori, 256 pagine, 15 euro), con prefazione di Arturo Paoli. Un libro duro, come si evince da quella definizione di “casta clericale” che campeggia provocatoriamente nel sottotitolo ma che forse incomincia ad avere un certo sentore di luogo comune dopo che Claudio Rendina ha pubblicato La santa casta della Chiesa. Un libro, questo di Cappelli, con il quale si può essere d’accordo o meno (per limitarci a un solo esempio, è difficile concordare con il giudizio tranciante nei confronti di Paolo VI), ma che getta luce su un malessere che non può essere ignorato e, soprattutto, chiarisce un punto fondamentale: chi prova il malessere si sente dentro la Chiesa, non fuori, e tutto vuole tranne che uscirne. Non è una porta sbattuta ma, come scrive l’autore, una mano tesa a sollecitare e condividere una tesi. Certo, il linguaggio è, diciamo così, ben poco diplomatico, ma è una durezza evangelica: «Sia il vostro parlare sì sì, no no, il di più viene dal maligno».

Centrale è il Concilio Vaticano II, con la sua idea di Chiesa in quanto assemblea di popolo, di ekklesia all’interno della quale la dignità sacerdotale di tutti i battezzati è qualcosa non solo da riconoscere sulla carta ma da valorizzare nella vita. Di qui la denuncia del clericalismo, virus sempre risorgente, e la richiesta di tenere ben presente che l’unico capo dell’unico corpo mistico chiamato Chiesa è Cristo.

Sono passati dieci anni da quando il professor Pietro Prini denunciò lo “scisma sommerso” determinato dalla frattura fra la dottrina ufficiale e le coscienze dei fedeli su questioni di fede assolutamente centrali come il peccato originale e la dannazione eterna, e ancora di più su questioni come la sessualità e la bioetica. Adesso, parlando di scisma silenzioso, espressione peraltro da lui usata per la prima volta proprio nel 1999, Cappelli torna a mettere il dito nella piaga sottolineando un “dominio clericale” davanti al quale un crescente numero di fedeli risponde dicendo di non riconoscersi in una Chiesa istituzione che provoca disagio e non accoglie le differenze.

L’autore ha parole impietose per i cattolici “formati e inquadrati”, spesso membri di movimenti, sempre pronti a fare da spalla all’autorità, ma improvvisamente critici (anche se in modo curiale, senza clamore) quando il vescovo non concede loro la gestione delle attività ecclesiali.

Sono, questi, i laici-clericali, durissimi nel rimbrottare i laici-laici e sempre pronti nel giudicare automaticamente fuori dalla Chiesa chiunque, attraverso l’uso della ragione, si permetta di pensare con la propria testa. Quando si entra in questo tipo di polemica il rischio della generalizzazione è forte. Utile, al di là delle accuse, è però aprire la discussione sulla ridotta capacità di elaborazione culturale dei cattolici e su quanto poco si faccia per formare cattolici pensanti.


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