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PROBLEMI DI ESTETICA (E NON SOLO). I VOLTI DELLA GRAZIA. Un saggio di Raffaele Milani - di Alessandro Zaccuri.

venerdì 15 gennaio 2021
iconografia
Una bellezza di nome Grazia
Raffaele Milani sulle tracce di quel «piacere secondo ragione», riflesso di una realtà sovrasensibile, che ha segnato l’arte occidentale
di ALESSANDRO ZACCURI (Avvenire, 30.01.2010)
Norma? E chi è, una ragazza che abita a Brooklyn? La battuta (...)

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> PROBLEMI DI ESTETICA (E NON SOLO). -- LA SPREZZATURA, LA GRAZIA, E UN LEGAME DA RISTABILIRE. Nota a margine dell’opera di Baldassarre Castiglione.

lunedì 15 novembre 2021

RINASCIMENTO: STORIA, MEMORIA, E FILOLOGIA.

LA SPREZZATURA, LA GRAZIA, E UN LEGAME DA RISTABILIRE. Nota a margine dell’opera di Baldassarre Castiglione...

      • sprezzare 1 v. tr. [lat. *expretiare, der. di prĕtium «pregio, valore»] (io sprèzzo, ecc.). - Forma letter. per disprezzare: il mio cor lasso ogni altra vista sprezza (Petrarca); Virtù viva sprezziam, lodiamo estinta (Leopardi); letter., non accogliere, rifiutare o mostrare altezzosamente di ignorare: la ... dimanda era stata sprezzata da quel senato, disposto a non fare tregua (Guicciardini); nel rifl., ant., trascurarsi, non avere cura di sé: Che per lungo sprezzarsi, come stolto, Avea di fera, più che d’uomo, il volto (Ariosto). ◆ Part. pres. sprezzante, molto usato come agg. (v. la voce). (Vocabolario - Treccani)

      • sprèzzo s. m. [der. di sprezzare1], letter. - 1. Disprezzo: guardava attorno atterrita, ... riboccante di sprezzo di se stessa (Capuana); atteggiamento sprezzante, arrogante: guardare, trattare con s.; s’avanzava diritto, con passo superbo, con la testa alta, con la bocca composta all’alterigia e allo s. (Manzoni). 2. Per estens., noncuranza, disinteresse, mancanza di adeguata considerazione: avere, ostentare grande s. del denaro; mostrare s. del pericolo. (Vocabolario - Treccani)

      • sprezzatura s. f. [der. di sprezzare1], letter. - 1. a. L’essere, il mostrarsi sprezzante. b. Atteggiamento ostentatamente disinvolto, di studiata noncuranza da parte di chi si sente molto sicuro di sé e dei proprî mezzi: usar in ogni cosa una certa s., che nasconda l’arte e dimostri ciò che si fa e dice venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi (Castiglione); quelli ... che, col solo contegno, con una certa sicurezza nativa, con una s. signorile, parlando di cose grandi con termini famigliari, riuscivano, anche senza farlo apposta, a imprimere e rinfrescare, ogni momento, l’idea della superiorità e della potenza (Manzoni). 2. In senso concr., ciò in cui si manifesta tale atteggiamento: una prosa sorvegliata, con qualche s. di stile. (Vocabolario - Treccani)

      • SPREZZATURA. "Sprezzatura è un termine in voga durante il XVI secolo italiano nell’ambito della descrizione del far musica sia a livello compositivo che esecutivo; ciò, però, declina in senso musicologico un’accezione comportamentale del termine, che descrive una condotta di estremo rigore e autocontrollo, al limite del sussiego. Nella musicologia.Il termine è stato inizialmente utilizzato, in senso musicale, per connotare taluni aspetti del recitar cantando teorizzato in seno alla Camerata de’ Bardi [...] Nel comportamento. l termine sprezzatura ha però origine non musicale, e riguarda alcuni aspetti della condotta del perfetto uomo di corte. Il termine viene utilizzato e spiegato ne Il Cortegiano di Baldassarre Castiglione [...]" (Wikipedia).

Baldassarre Castiglione (1478-1529):

«Trovo una regula universalissima, la qual mi par valer circa questo in tutte le cose umane che si facciano o dicano più che alcun altra: e cioè fuggir quanto più si po, e come un asperissimo e pericoloso scoglio, la affettazione; e, per dir forse una nova parola, usar in ogni cosa una certa sprezzatura, che nasconda l’arte e dimostri ciò, che si fa e dice, venir fatto senza fatica e quasi senza pensarvi...

Da questo credo io che derivi assai la grazia: perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia; e per lo contrario il sforzare e, come si dice, tirar per i capegli dà somma disgrazia e fa estimar poco ogni cosa, per grande ch’ella si sia. Però si po dire quella essere vera arte, che non pare essere arte; né più in altro si ha da poner studio che nella nasconderla: perché, se è scoperta, leva in tutto il credito e fa l’omo poco estimato» (Baldassarre Castiglione, Il Cortegiano, XVI)

UNA QUESTIONE DI GRAZIA, UNA QUESTIONE DI AMORE...

      • Sul tema della sprezzatura (quando si fa qualcosa o si agisce in un modo tecnica-mente/cultural-mente acquisito tanto da apparire esser fatto naturalmente, "senza fatica e quasi senza pensarvi"), forse, è opportuno e necessario riportare alla memoria l’altro lato della medaglia, della parola, "la grazia: perché delle cose rare e ben fatte ognun sa la difficultà, onde in esse la facilità genera grandissima maraviglia" (Baldassarre Castiglione, 1478 - 1529)!

      • GRAZIA "1. MAPPA La GRAZIA è la qualità naturale di tutto ciò che, per bellezza, delicatezza, spontaneità e finezza, o per l’armonica fusione di tutte queste qualità, fa un’impressione gradevole. Può esserci grazia nell’aspetto esteriore di una persona (la g. di un volto; lineamenti privi di g.) o nei suoi movimenti, nel suo modo di fare (camminare, salutare, offrire con g.); ma la grazia può anche essere la qualità di una cosa, e in particolare di ciò che è prodotto dall’arte o dall’ingegno dell’uomo (ammirare la g. di un dipinto, di una composizione architettonica). 2. MAPPA Con significato più specifico, la parola grazia può indicare gentilezza, cortesia e buone maniere (chiedere, rimproverare con g.), 3. oppure può descrivere una buona disposizione d’animo verso qualcuno (prendere in g. qualcuno; essere in g. di qualcuno). [...]" (Vocabolario - Treccani).

SI DEVE IMPARARE ANCHE L’AMORE: "CARISSIMI, NON CREDETE A OGNI SPIRITO ... DIO È AMORE":"CHARISSIMI, NOLITE OMNI SPIRITUI CREDERE... DEUS CHARITAS EST" (1 Gv., 4. 1-16). UNA LEZIONE DI NIETZSCHE E DI FREUD:

Si deve imparare anche l’amore. Si deve imparare ad amare. Ecco quel che ci accade nella musica: si deve prima imparare a udire una sequenza e una melodia in genere, a enuclearla nell’ascolto e a distinguerla isolandola e delimitandola come se avesse una vita propria; quindi bisogna sforzarci e impiegare la nostra buona volontà per sopportarla, malgrado la sua estraneità, bisogna fare un esercizio di pazienza di fronte al suo sguardo e alla sua espressione, considerare con benevolenza quel che c’è di inusitato in essa - finalmente arriva un momento in cui ne abbiamo preso l’abitudine, in cui l’attendiamo, in cui si ha il presentimento che ne sentiremmo la mancanza, se non ci fosse più; e così essa continuamente dispiega la sua violenta suggestione e il suo incantesimo, finché non si sia diventati i suoi umili ed estasiati amanti, per cui non v’è più niente di meglio da chiedere al mondo se non la melodia e ancora la melodia.
-  Questo ci accade però non soltanto con la musica: proprio in questo modo abbiamo imparato ad amare tutte le cose che oggi amiamo. In definitiva, siamo sempre ricompensati per la nostra buona volontà, per la nostra pazienza, equità, mitezza d’animo verso una realtà a noi estranea, quando lentamente essa depone il suo velo e si manifesta come una nuova inenarrabile bellezza: è questo il suo ringraziamento per la nostra ospitalità. Anche chi ama se stesso, lo avrà appreso per questa strada: non ce ne sono altre. Si deve imparare anche l’amore.
-  F. Nietzsche, La gaia scienza, IV, fr. 334, Adelphi, Milano 1991).

Disagio della civiltà: "[...] Poi che l’apostolo Paolo ebbe posto l’amore universale tra gli uomini a fondamento della sua comunità cristiana, era inevitabile sorgesse l’estrema intolleranza della Cristianità contro coloro che rimanevano al di fuori; i Romani, che non avevano fondato la loro collettività statale sull’amore, non conobbero l’intolleranza religiosa, benché per loro la religione fosse un affare di Stato e lo stato fosse imbevuto di religione. Non fu un puro caso che il sogno germanico del dominio del mondo facesse appello all’antisemitismo come a suo complemento, e non è inconcepibile che il tentativo di stabilire una nuova civiltà comunista in Russia trovi il suo sostegno psicologico nella persecuzione della borghesia. Ci si chiede soltanto, con apprensione, che cosa si metteranno a fare i Sovieti, dopo che avranno sterminato la loro borghesia [...]" (S. Freud, Il disagio della civiltà, 1929).

CANOVA E IL VATICANO: LE GRAZIE, AMORE E PSICHE Una gerarchia senza Grazie (greco: Χάριτες - Charites) e un papa che scambia la Grazia ("Charis") di Dio ("Charitas") con il "caro-prezzo" del Dio Mammona ("Caritas"). Materiali per riflettere

FLS


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