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CELIBATO ECCLESIASTICO : LE "DONNE" DEI PRETI CATTOLICI ALLO SCOPERTO. Una nota di Gildas Le Roux ("France PRESSE").

mardi 1er juin 2010
La rassegna stampa sulla LETTERA APERTA A BENEDETTO XVI
Italia : le « donne » dei preti cattolici vengono allo scoperto
di Gildas Le Roux
Articolo di France PRESSE in una nostra traduzione dal francese *
Roma, 1 giugno 2010 (AFP) - Relegate nella clandestinità, le donne che condividono la vita (...)

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> CELIBATO ECCLESIASTICO : LE "DONNE" DEI PRETI CATTOLICI ALLO SCOPERTO. ---- Innamorata di un prete (risponde U. Galimberti)

samedi 19 novembre 2011

-  Lettere

-  Innamorata di un prete

      • Scrive Karl Jaspers a proposito dell’amore tra il maestro di teologia Pietro Abelardo e la bella e colta Eloisa : "Eloisa è devota, la sua intenzione di voler seguire Abelardo perfino all’inferno non significa che Abelardo sia il suo Dio, che tra Dio e Abelardo sceglierebbe Abelardo, ma che non può essere un vero Dio chi cercasse di separarla da Abelardo per un voto monastico"

-  Risponde Umberto Galimberti

-  Da circa due anni sto vivendo una relazione con il priore (ora ex) del monastero cistercense di S. Maria di Chiaravalle, alle porte di Milano. Si tratta innanzitutto di una bellissima storia d’amore come mi auguro ce ne siano tante ma, come Lei certamente può immaginare, non è una storia che è stato ed è possibile vivere serenamente in forma privata in quanto questo tipo di amore, come molti altri, rientra nella categoria che la gerarchia ecclesiastica ritiene fuori legge. L’iter è stato quello "canonico" : vissuto i primi tempi in segreto tra le mura del monastero, è poi uscito allo scoperto ed è stato sottoposto a ogni sorta di persecuzione, di minaccia e di demonizzazione.
-  Il reale "crimine" di cui siamo stati accusati non è stato, infatti, quello di amarci (anche se, come è noto, secondo il Codice di Diritto Canonico per ogni amore "non lecito" è prevista la condanna come per un delitto quale un assassinio) ma di rifiutarci di vivere questo amore nell’ombra, come previsto, se non dalla legge, dalle consuetudine. "Fai quello che vuoi, ma fallo di nascosto" è stato detto ad Alberto. Ma lui ha risposto che di nascosto si ruba e si uccide, non certo si ama. Così ora è fuori dal monastero e, da sette mesi, viviamo insieme progettando il nostro presente e il nostro futuro tra una lettera di minaccia di sospensione a divinis e l’altra. Cito solo ad esempio una parte di una delle lettere a lui pervenute dai suoi attuali superiori : -"Carissimo padre Alberto... ho voluto rileggermi... gli articoli del Codice di Diritto Canonico e di conseguenza mi sento in dovere di esprimerti quanto segue : non devi abitare né stabilmente né saltuariamente (vedi CIC 1395 § 1) con la persona che ti ha distolto dalla tua vocazione. In caso contrario sarò costretto a informare i Superiori perché mettano in atto le procedure previste dal Codice. Augurandomi che non si debba giungere a tanto, concedo un lasso di tempo di trenta giorni perché tu possa impetrare dallo Spirito Santo la forza di dare un taglio netto e non calpestare il grande dono della vocazione che il Signore ti ha concesso. Pregando per te e in particolare affidandoti a Maria perché allontani il nemico e sani le ferite del tuo spirito, ti abbraccio fraternamente".
-  Credo che questi fatti siano già una dura verità ma, purtroppo, non sono tutto.
-  L’ultimo evento che ci ha turbato è stata una comunicazione ufficiale arrivata al mio ex-marito, con cui ho mantenuto ottimi rapporti, dall’Abate Generale della Congregazione in cui viene accusato di essere responsabile degli accadimenti successi all’ex-priore di Chiaravalle in quanto, sempre secondo il Diritto Canonico, responsabile dello scioglimento, contrario alla legge, del nostro vincolo matrimoniale (tenga conto che siamo separati di fatto da 7 anni e legalmente da 3).
-  Tutto questo per dirle che ci sono dei momenti in cui vivo la storia che ci è capitata come un grande privilegio perché l’amore che ci unisce è davvero speciale. In altri, però, sono davvero presa dallo sconforto e dal panico perché mi rendo conto che i roghi e le persecuzioni di oggi, se pur meno cruenti, sono anche più violenti di un tempo. È accettabile che passi ancora sotto silenzio che l’Istituzione Ecclesiastica continui a trarre potere dalle ferite e dai malesseri personali, rinforzandoli e perpetuandoli, anziché essere veicolo, come sarebbe auspicabile, di strumenti di guarigione ?
-  Elena E. - Milano

Non ho mai pensato che l’amore, anche nella sua espressione sessuale, sia un ostacolo alla fede in Dio e alla comprensione degli uomini. Anzi. Il Vangelo non ne fa cenno, il Diritto Canonico invece sì. La domanda allora è : che tipo di uomo vuole la Chiesa quando impone ai suoi sacerdoti l’astinenza, impropriamente chiamata castità ? In tutte le religioni i peccati di base, segnalati come tentazione del maligno, sono il potere, il denaro e il sesso.

Ne conviene anche la psicoanalisi quando, alle tre fasi dello sviluppo della libido, assegna alla fase orale il denaro come simbolo dell’avere, alla fase anale il potere e alla fase genitale la sessualità. Questa concordanza tra religione e psicoanalisi non deve stupire. Quando si catturano le metafore di base dell’umanità, le simboliche si riprendono e, sia pure in contesti diversi, si ritrovano. Ora, come nei vasi comunicanti, quando togliamo l’acqua da un contenitore, questa si sposta negli altri due, così nell’uomo la libido sottratta alla sessualità viene investita nel denaro e nel potere.

Non voglio dire con questo che la Chiesa, attraverso l’astinenza sessuale, costruisce uomini di denaro e di potere, ma certamente la mortificazione della carne avrà, nello sviluppo della personalità, qualche risvolto negativo, magari in un’affettività sterile, in un carattere reattivo, in un’irritabilità malcontenuta, in un integralismo non dialogante, perché se è vero che Dio è sempre disposto a perdonare i peccati, la natura, di solito, non perdona mai. Ma forse alla Chiesa sta più a cuore il buon funzionamento di sé come istituzione che le condizioni psicologiche ed emotive dei suoi sacerdoti, spesso circondati da una solitudine così radicale, che non è proprio il miglior ingrediente per uno sviluppo armonico della personalità.

* la Repubblica, 5 aprile 2003

http://d.repubblica.it/dmemory/2003/04/05/rubriche/lettere/254pre232254.html


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