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ALFABETA 2. - O1. IL PRIMO NUMERO, "INTELLETTUALI SENZA", CON LE IMMAGINI DI JANNIS KOUNELLIS

giovedì 8 luglio 2010
Alfabeta2
spazio di intervento culturale
Jannis Kounellis, repertorio fotografico
giugno 21, 2010 rivista
Il primo numero di Alfabeta2 (luglio-agosto 2010) dedica lo spazio visivo e fotografico all’artista Jannis Kounellis (Pireo, 1936) testo introduttivo. Qui una selezione delle immagini (...)

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> ALFABETA 2. - O1. IL PRIMO NUMERO, "INTELLETTUALI SENZA", CON LE IMMAGINI DI JANNIS KOUNELLIS -- USCIRE DAL QUADRO. E’ morto il maestro dell’arte povera (di Raffaella De Sanctis)

venerdì 17 febbraio 2017

Addio a Kounellis, il maestro dell’arte povera

Si è spento a Roma all’età di 80 anni. A chi gli chiedeva di spiegare la sua arte, rispondeva che voleva "uscire dal quadro"

di RAFFAELLA DE SANTIS *

Quando cercava di spiegare la sua arte, quella spinta libertaria, che aveva animato la sua opera Jannis Kounellis diceva che voleva uscire dal quadro. Intendeva non rispettare la cornice, il perimetro, lasciarsi alle spalle le regole, osare. Il grande artista, esponente di primo piano dell’arte povera, è morto all’età di 80 anni, dopo un ricovero a Villa Mafalda a Roma. Roma è stata la sua città adottiva, il posto in cui era arrivato dalla Grecia nel 1956, appena ventenne. Nella capitale aveva frequentato l’accademia di Belle Arti, sotto la guida di Toti Scialoja. Si considerava romano, perché qui era iniziata la sua avventura artistica.

L’esordio era stato con una mostra personale nel 1960 alla galleria romana “La Tartaruga” in via del Babuino, posto mitico di ritrovo per artisti e intellettuali. Erano altri anni, in giro c’era voglia di cambiare. Kounellis aveva baffi e zazzera nera. L’invito a quella mostra s’intitolava “Alfabeto” ed era un’esplosione su sfondo bianco di lettere e parole in libertà.

Dopo qualche tempo Kounellis iniziò ad usare materiali organici e inorganici, a organizzare performance. Risalgono al 1967 le prime mostre che lo avvicinano all’arte povera, in cui mette insieme animali vivi e putrelle di ferro, sacchi di juta: pezzi di carne e legno Anche questo è il superamento di una soglia. L’arte tradizionale è ormai alle spalle. Quando doveva spiegare a chi si era ispirato, quando gli veniva chiesto di fare il nome di un maestro, un modello, lui rispondeva Pollock. Non amava la pop art, ma paragonava Pollock ai grandi innovatori del passato, a Caravaggio e Masaccio.

Tra le mostre più incredibili della sua prima fase creativa, l’esposizione-performance nel 1969 di cavalli vivi nella galleria romana di Fabio Sargentini. Negli anni Settanta a San Benedetto del Tronto riuscì a murare una porta con delle pietre. Ormai era diventato un artista internazionale, la sua arte aveva varcato le frontiere: Baden-Baden, Londra, Colonia. Due anni dopo partecipava per la prima volta alla Biennale di Venezia.

      • Kounellis, il maestro dell’arte povera

Negli anni Ottanta urtava le nostre sensibilità esponendo quarti di bue macellati a Barcellona. Le sue opere sono esposte nei musei di tutto il mondo. Nel nuovo millennio aveva prediletto il Sud America, l’Argentina e l’Uruguay. Era un tipo ombroso, amante delle tonalità scure dei quadri di Goya. Considerava il suo studio il suo teatro. E infatti è una rappresentazione teatrale uno degli interventi più belli dell’ultima fase: nel luglio 2016, alla Pescheria Pesaro, un cavallo vivo attraversa una stanza. Per terra, sul pavimento, giacciono abbandonati corpi ricoperti da teli bianchi. Era il suo modo per parlare della morte.

* la Repubblica, 16 febbraio 2017 (ripresa parziale - senza immagini).


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