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IL VATICANO, L’ARCANGELO DELLA GIUSTIZIA, E UN BEL CARTELLO : "CHIUSO PER RESTAURO". Una lettera di Paolo Izzo

jeudi 4 novembre 2010
Vaticano, "chiuso per restauro"
di Paolo Izzo *
Cara “Liberazione”,
se un giorno si trovano le ossa di una donna nei loro lucernai, dove la luce non entra e nessuna chiarezza è possibile. Se un altro giorno si scopre che l’obbligo della loro astinenza riguarda soltanto i rapporti con l’altro (...)

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> IL VATICANO ... "CHIUSO PER RESTAURO". ---- ALLA RICERCA DI DI UNA NUOVA TEOLOGIA MORALE. A TRENTO, NUOVI VOLTI (di Dominique Greiner - "La Croix").

mercredi 28 juillet 2010


-   La teologia morale mostra a Trento i suoi nuovi volti

-  di Dominique Greiner ("La Croix", 28 luglio 2010 - traduzione : www.finesettimana.org)

Quando i padri presenti al Concilio di Trento crearono la disciplina della teologia morale per la formazione dei preti nei seminari, non potevano immaginare chi l’avrebbe insegnata cinque secoli dopo : uomini, donne, chierici, religiose, laici...”, constata padre James Keenan, il principale organizzatore, che ha accolto i 600 teologi moralisti venuti da 73 paesi per il secondo incontro mondiale di specialisti di etica riuniti a Trento, nell’Italia settentrionale, dal 24 al 27 luglio.

Il profilo dei partecipanti colpisce innanzitutto per la giovane età ed il carattere internazionale. I grandi nomi della teologia morale sono presenti (Charles Curran, Lisa Cahill, Marciano Vidal, Klaus Demmer, Margaret Farley...) accanto alla nuova generazione. Ma è anche il notevole numero di donne a caratterizzare questo incontro : sono 150, religiose e laiche, 90 delle quali insegnano teologia morale, mentre le altre sono essenzialmente impegnate in un lavoro di tesi o lo hanno appena terminato.

Viviane Minikongo Mundela è una di loro, una delle prime laiche africane dottore in teologia. Ha sostenuto la sua tesi di morale alcuni mesi fa all’Università cattolica di Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo). Trentottenne e madre di tre figli, l’ultimo dei quali ha cinque anni, questa congolese (RDC) ha ottenuto il visto solo alla vigilia della partenza e dopo molti interventi degli organizzatori, che tenevano alla sua presenza.

Per gli uomini, e forse ancor di più per le donne, è veramente una corsa a ostacoli uscire dal paese. Le ricchezze del paese, invece, non hanno bisogno di visti”, constata non senza amarezza ed in linea con la sua tesi su un’etica planetaria per rispondere alla sfida della globalizzazione. “Il nostro paese è ricco, ma paradossalmente è la nostra ricchezza a renderci poveri, perché suscita le bramosie e non ci dà alcun beneficio”, riassume. Senza il sostegno del marito, Viviane non avrebbe certo potuto portare a termine il suo dottorato.

Ma l’accesso al massimo livello della formazione teologica è difficile anche per le religiose, per ragioni che non sono economiche. Suor Léocalie Billy, camerunense che prepara la sua tesi a Friborgo (Svizzera) e a Strasburgo sulle sfide della solidarietà, ne fa il suo cavallo di battaglia. “La tradizione africana dà alla donna un posto che le istituzioni ecclesiali continuano a non riconoscerle”, dichiara. Il suo impegno in una lavoro di tesi sulla morale è già in se stesso un atto di liberazione “perché la donna, perché la religiosa possa studiare”. Ma anche per il fatto che le donne hanno un sensibilità propria, preziosa per la teologia morale. È pure l’opinione di Viviane Minikongo : “Oltre alla ragione, la teologia morale ha bisogno anche di emozioni, di cuore, d’amore.

Del resto, certi teologi lo riconoscono. Ad esempio, all’altro capo del mondo, Dominador Bombongan, laico filippino, dice di trovarvi “un approccio più intuitivo, più olistico (cioè globale), particolarmente prezioso in un contesto di dominio maschile, e che viene a completare utilmente le teologie della liberazione”.

Queste esperienze testimoniano una grande circolazione di idee, favorita da una forte mobilità internazionale di studenti ed insegnanti. La disciplina ne viene arricchita. “L’Asia ci porta la dimensione del dialogo interreligioso e ci invita all’armonia, l’Africa ci parla di liberazione e di inculturazione, l’India ci fa sentire in maniera particolare la voce di chi soffre”, riassume padre Keenan, felice di un congresso, in cui i disaccordi, a volte profondi, si esprimono, ma sempre in maniera rispettosa.

È quello che, a suo modo, sintetizza il logo che accoglie i partecipanti : il rosone dai colori caldi della cattedrale del capoluogo dell’Alto Adige che interseca il globo terreste, illuminato da una luce bianca che evoca l’ostia eucaristica - eucarestia le cui basi dottrinali sono state definite dal Concilio di Trento. Un modo per dire che la teologia morale intende contribuire a portare una luce al mondo, illuminata dalle risorse della fede espresse dalla tradizione cristiana.

I 240 contributi hanno effettivamente permesso di tornare sugli apporti del Concilio di Trento, di esplorare gli sviluppi della tradizione morale nell’epoca moderna fino alle problematiche contemporanee (sviluppo, guerra giusta, diritti umani fondamentali, ecologia...). Ma, sorprendentemente, i problemi di etica economica, di etica degli affari e di etica dei media non sono stati affrontati, con grande rammarico degli organizzatori, mentre particolarmente numerosi sono stati i contributi nel campo della bioetica e, un po’ meno, dell’etica sociale.

Prova che la teologia morale, come le altre discipline, è tributaria della domanda sociale e dei finanziamenti, che oggi favoriscono ampiamente la bioetica. Certi teologi lavorano all’avvicinamento dei settori : “L’aids non è solo una problema di bioetica, spiega padre Keenan. È anche un problema di giustizia nell’accesso alle medicine e alla cure.


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