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CARMELITANI SCALZI ED ECUMENISMO : STORIA E MEMORIA. Ritrovato nel salernitano "file" perduto del tardo Rinascimento

mercredi 12 août 2020
UOMINI E DONNE, PROFETI E SIBILLE, OGGI : STORIA DELLE IDEE E DELLE IMMAGINI.
A CONTURSI TERME (SALERNO), IN EREDITA’, L’ULTIMO MESSAGGIO DELL’ECUMENISMO RINASCIMENTALE .....
RINASCIMENTO ITALIANO, OGGI : LA SCOPERTA DI UNA CAPPELLA SISTINA CON 12 SIBILLE. Sul tema, la prefazione di Fulvio Papi (...)

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> CARMELITANI SCALZI ED ECUMENISMO : STORIA E MEMORIA. --- LA VERGINE DALL’OCCHIO NERO (GALATONE). Una icona della Madonna, davvero particolare - con una storia alle spalle.

samedi 15 décembre 2018

Memoria storia arte politica teologia...

PROBLEMA :

La Vergine dall’occhio nero *

E’ una bella storia di pietà popolare, quella che riguarda il santuario mariano di Galatone, nel Salento. Lì è custodita una icona della Madonna, davvero particolare con una storia miracolosa alle spalle, quella della Chiesa di Santa Maria della Grazia.

La cronaca risale al 1586, diversi documenti e la cronaca del canonico Francesco Antonio Core lo confermerebbero, ed in quell’anno che sarebbe avvenuto questo episodio di oltraggio all’icona mariana da parte di un personaggio locale, Antonio Ciuccoli, accanito giocatore d’azzardo, che persa l’ennesima scommessa e di umore nero trovò rifugio per la notte nella cappellina che ospitava l’immagine : Quella sera, complice qualche bicchiere di troppo, a pagare le spese di tanta miseria umana fu l’immagine della Vergine. La lampada votiva, che ardeva giorno e notte dinanzi alla Madonna, non si spegneva, nonostante i rabbiosi tentativi dell’uomo che cercava di prendere sonno.

Fu la fatidica goccia che fa traboccare il vaso. Esasperato da quel fioco bagliore e fortemente infastidito dal viso della Vergine, che sembrava rimproverarlo silenziosamente, Antonio Ciuccoli perse la pazienza. Così, tra una bestemmia e l’altra, lanciò una pietra contro la sacra immagine, colpendo la Madonna in pieno volto, all’altezza dell’orbita destra. Immediatamente, intorno all’occhio oltraggiato comparve una evidente lividura, tuttora visibile, che (con l’accezione medica moderna) si direbbe un ematoma. Confuso e spaventato, il Ciuccoli fuggì via dal luogo del misfatto e per lungo tempo vi si tenne alla larga. Intanto, la gente che frequentava la cappellina si era accorta della strana macchia sull’occhio, ma non sapeva darsene una spiegazione. Lo strano fenomeno, come spesso avviene, iniziò a richiamare l’attenzione dei fedeli e a suscitare segni di devozione e pietà popolare. A distanza di diverso tempo, Antonio Ciuccoli capitò di nuovo nei pressi della sacra edicola. Era buio e, mentre si stava allontanando dalla cappella, inciampò nel cadavere di un uomo, assassinato da chissà chi pochi istanti prima. Senza quasi rendersene conto, si ritrovò ammanettato e condotto alle carceri cittadine. Due gendarmi che si trovavano a pattugliare la zona, infatti, lo avevano acciuffato sul luogo del delitto, ritenendolo l’autore dell’omicidio. A nulla valsero le giustificazioni e l’autodifesa dell’uomo che, dopo un processo sommario, fu condotto in breve tempo al patibolo.

Il giorno fissato per l’esecuzione, giunto il macabro corteo in piazza S. Sebastiano (dove era allestita la forca), il confessore si accostò al condannato per le ultime raccomandazioni e l’assoluzione in articulo mortis. In quel momento il Ciuccoli, gridando a gran voce, informò gli spettatori di non essere colpevole dell’omicidio di cui era stato ingiustamente accusato. Al contrario, si assunse la responsabilità di un crimine, a suo dire ancor più grave, dichiarandosi pubblicamente come il sacrilego autore dell’oltraggio all’immagine della Madonna della Grazia. Il popolo, muto fino a quel momento, si sciolse in un unico rabbioso grido : “Alla forca !”. E il boia portò a termine il suo lavoro.

Autore : Lucandrea Massaro

*

SANTI E BEATI. Fonte : Aleteia.


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Antropologia culturale, Arte, Cultura salentina, Scrivere il Salento, Tradizioni

La festa della Madonna della Grazia. Pietà e folklore galatei dal ‘500 al terzo millennio

di Francesco Danieli (Cultura Salentina, 07 settembre 2011)

      • [Foto] Icona miracolosa della Madonna della Grazia (fine sec. XIV - inizi sec. XV)

Mons. Fabio Fornari (1583-1596) fu uno dei massimi promotori della latinizzazione del culto in diocesi di Nardò. Nessun vescovo neritino gli fu pari nell’opera di estirpazione del sostrato greco, ancora saldamente radicato nel costume religioso salentino. Galatone fu una delle roccaforti bizantine in Terra d’Otranto fino alla fine del Seicento.

Nel suo intento di omologazione liturgica, il Fornari la colpì al cuore, favorendo la demolizione dell’antica collegiata greca dell’Assunta. Con grande abilità psicologica, il presule era deciso ad eliminare ogni traccia di grecità, nascondendosi dietro il proposito di offrire edifici sacri più ampi e adatti ai “tempi nuovi”.
-  Allo stesso modo, Mons. Fornari volle introdurre nuove devozioni e festività religiose che potessero sostituire quelle di chiara impronta bizantina, ancora particolarmente care al popolo.

L’evento miracoloso dell’icona dall’occhio sfregiato della Madonna della Grazia e il notevole fervore pietistico ad esso legato furono un’opportunità imperdibile per impiantare a Galatone un nuovo tipo di pietà mariana che, pian piano, si discostasse dall’ambito prettamente orientale.
-  Alla fine del Cinquecento, del resto, erano ancora vivi i ricordi delle feste della Deposizione della Veste (2 luglio) e della Deposizione della Cintura di Maria Santissima (31 agosto), ricorrenze mariane testimoniate dai codici greci dell’insigne collegiata galatea.

Per tali motivi, forse, il presule volle fissare i festeggiamenti in onore della Madonna della Grazia al giorno 8 settembre, dedicato alla Natività della Vergine. Questa festa, infatti, era celebrata in Occidente quanto in Oriente e per i bizantini rappresentava una sorta di capodanno liturgico.
-  La sua introduzione a Galatone, che fino a quel momento non l’aveva tenuta in gran conto, avrebbe evitato il trauma di un passaggio brusco e sfacciato. Un’operazione, insomma, nel più tipico stile del Fornari e dei presuli della controriforma.

La celebrazione della festa, sin dalla fine del sec. XVI, è menzionata in alcuni documenti archivistici che ne evidenziano la duplice articolazione, religiosa e civile. Già in quell’epoca, con chiaro intento penitenziale, nacque la pia consuetudine di digiunare per tutto il giorno 7 settembre, vigilia della festa della Madonna.
-  Dopo la visita alla miracolosa immagine della Vergine, ci si intratteneva nelle vicinanze della chiesa, tra gli ulivi secolari che un tempo inverdivano l’intero circondario. A sera inoltrata, prima di far ritorno a casa, si consumava in loco una frugale cena a base di pane, sarde e ricotta forte. Con il passare del tempo, perduto il significato originario, tale usanza prettamente familiare ha assunto una chiara connotazione folkloristica, fino ad essere istituzionalizzata nell’annuale “Festa della pagnotta e del vino”.

      • [Foto] Ventagli tradizionali con la doppia effigie del SS. Crocifisso e della Madonna della Grazia

Molto antica risulta pure l’istituzione della fiera, caratteristico elemento di ogni festa religiosa popolare. Del mercato allestito l’8 settembre di ogni anno non si rintracciano notizie nelle fonti documentarie più antiche ; la sua origine, però, risale almeno alla metà del sec. XVII. Esso è giunto sino a noi nella triplice forma di mercato dei vimini, fiera del bestiame e esercizio commerciale di venditori ambulanti.

Il tutto è racchiuso nella suggestiva cornice della festa civile, ricca di luminarie, musica e fuochi artificiali. L’evento si è andato sempre più evolvendo, superando l’iniziale dimensione campagnola, a partire dal 1980. In quell’anno, infatti, il prof. Gaetano Danieli ricevette l’incarico di coordinare il comitato per i festeggiamenti, intraprendendo una convinta opera di sensibilizzazione sul piano religioso e civile. Nel 1982, dopo ventisei anni di vuoto, veniva reintrodotta la processione per le vie del paese con il simulacro seicentesco della Madonna della Grazia.

L’evento non si ripeteva più dal 7 settembre 1956. In questo clima di generale risveglio, si andò man mano accrescendo anche la cura dei nove giorni di preparazione alla festa e la partecipazione dei fedeli. La gente ricominciava a cantare il Si quaeris caelum, il bel responsorio latino musicato il 24 agosto 1917 in Napoli da padre Serafino Marinosci e da questi inviato agli amici frati di Galatone. Le note di questo splendido inno non si udivano più dal 1967.

Oggi la festa della Madonna della Grazia ha assunto importanza cittadina e non solo, richiamando l’afflusso di pellegrini anche da numerosi paesi limitrofi. La novena, la processione del giorno 6 e i festeggiamenti dei giorni 7 e 8 di settembre sono ritornati ad essere veri eventi di fede e tradizione, in un contesto di cultura, folklore e promozione del territorio.


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