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CARMELITANI SCALZI ED ECUMENISMO: STORIA E MEMORIA. Ritrovato nel salernitano "file" perduto del tardo Rinascimento

martedì 18 febbraio 2020
UOMINI E DONNE, PROFETI E SIBILLE, OGGI: STORIA DELLE IDEE E DELLE IMMAGINI.
A CONTURSI TERME (SALERNO), IN EREDITA’, L’ULTIMO MESSAGGIO DELL’ECUMENISMO RINASCIMENTALE .....
RINASCIMENTO ITALIANO, OGGI: LA SCOPERTA DI UNA CAPPELLA SISTINA CON 12 SIBILLE. Sul tema, la prefazione di Fulvio Papi (...)

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> CARMELITANI SCALZI E POLITICA SPAGNOLA: IL REGNO DI NAPOLI, IL PRINCIPE DI EBOLI, E IL PARTITO "EBOLISTA".

martedì 18 dicembre 2018

LA SPAGNA, IL REGNO DI NAPOLI, IL PRINCIPE DI EBOLI, IL PARTITO "EBOLISTA", E I CARMELITANI SCALZI. Note

A) Ruy Gómez de Silva, Grande di Spagna, Principe di Eboli. *

      • Don Ruy Gómez de Silva, 1º Principe di Eboli, 1º Duca di Pastrana, 5º Signore di Ulme e Chamusca, conte di Melito (Chamusca, 27 ottobre 1516 - Madrid, 29 luglio 1573), è stato un aristocratico portoghese, principale consigliere del re Filippo II di Spagna dove fu conosciuto col nome spagnolo di Ruy Gómez de Silva, e famoso rappresentante di una delle più antiche ed illustri famiglie di Spagna e Portogallo dal X secolo ai nostri giorni [...].

      • Quando Filippo ereditò il trono di Spagna nel 1556 come Filippo II, Ruy, uno dei ministri più influenti, ricevette numerosi riconoscimenti, tra i quali: principe di Eboli e gentiluomo di camera del re. Come ministro di Filippo II, Ruy Gómez de Silva, ebbe una notevole importanza nella politica spagnola e Filippo II gli concesse il titolo nobiliare più alto: Grande di Spagna.

      • Il Partito Ebolista

      • Grazie alla sua influenza nella Corte spagnola, Ruy era noto tra gli ambasciatori stranieri come "Rey Gomes" (Re Gomes) al posto del suo nome ispanizzato di "Ruy Gomez". Il suo più grande avversario politico fu Fernando Álvarez de Toledo, terzo duca d’Alba, avendo entrambi diverse opinioni in merito al governo di Spagna. Mentre il duca di Pastrana difendeva un sistema orientato molto più verso il federalismo ed il compromesso, il duca d’Alba era per la centralizzazione del potere sotto una monarchia unitaria e marziale.

      • Matrimonio e discendenti

      • Nel 1552 Ruy si fidanzò con la dodicenne Ana de Mendoza, figlia di Diego Hurtado de Mendoza primo duca di Francavilla, sotto suggerimento e richiesta di Filippo II. La promessa di matrimonio formale ebbe luogo il 18 aprile 1553.
        -  Ebbero dieci figli [...]"
      • Wikipedia (ripresa parziale, senza note).

B) FILIPPO II E LA FAZIONE "EBOLISTA". L’uso della Cappella Reale nel periodo barocco: devozione o giustificazione politica? *

"[...] Dal 1554, Filippo II fu assente dal regno perché impegnato a raggiungere i Paesi Bassi e l’Inghilterra (dove avrebbe sposato Maria Tudor) e lasciò sua sorella Juana come reggente in Castiglia. In questa occasione, il nobile portoghese Ruy Gomez de Silva, in seguito principe di Eboli, che era stato all’ombra del governo contrastando l’influenza del duca d’Alba nella corte, accompagnò Filippo II nel suo viaggio. Questa vicinanza al re permise a Eboli di tessere la propria rete di potere nella corte spagnola fino a formare una fazione politica e cortigiana chiamata "ebolista". I membri di questo gruppo aprofittarono della fiducia della principessa reggente per consolidare il proprio potere nella corte, raggiungendo le più alte posizioni nell’amministrazione della monarchia e attuando una strategia per isolare il capo della fazione opposta, don Fernando Álvarez de Toledo, III duca d’Alba. [8] L’occasione per allontanare il duca d’Alba dalla corte fu la crisi in Italia: quando il Duca venne inviato a Milano, e poi a Napoli, per risolvere le questioni ivi sorte, gli "albistas" vennero allontanati e sostituiti dai membri della fazione "ebolista".

Nonostante ció, la Corte era ancora influenzata da un personaggio che non poteva tollerare l’influenza degli "ebolistas" nell’amministrazione della monarchia. Si trattava dell’Inquisitore Generale Fernando Valdés, caratterizzato da una rigida ortodossia ed un esacerbato formalismo religioso. Valdés cercó di formare una propria fazione all’interno della Corte, ma non fu mai così coesa come la fazione nobile "ebolista". Tra i sostenitori di Valdés c’erano teologi influenti come il domenicano Melchior Cano, professore di Salamanca, con cui Valdés inizió la persecuzione contro la Compagnia di Gesù, l’Ordine religioso protetto dagli "ebolistas". Di conseguenza in quegli anni molti gesuiti vennero accusati e processati per essere considerati illuminati o alumbrados. In realtà si è poi constatato che l’influenza di Valdés e dei suoi sostenitori nella corte spagnola si esprimeva solo al livello teorico e unicamente nel campo inquisitoriale. In pochi anni Valdés pubblicò il catalogo dei libri proibiti del 1559 (causa effettiva del processo contro Carranza), gestì la decomposizione del foco luterano di Valladolid e iniziò la persecuzione inquisitoriale contro Francisco de Borja.

Tale azione inquisitoriale influenzò in modo decisivo l’evoluzione della Cappella Reale: iniziarono i processi e si infuse il sospetto su un certo numero di predicatori e cappellani, tutti della sezione castigliana della cappella reale di Filippo II e tutti protetti dai membri della fazione "ebolista". Non è un caso che tutti gli imputati provenissero da famiglie di origine ebraica, costrette alla conversione per paura di una persecuzione inquisitoriale, e con una spiritualità più personale e intima, lontana dall’ortodossia religiosa che Valdés aveva cercato di imporre alla società. Da quel momento, Carranza venne allontanato dalla corte e l’inquisizione diede avvio alla sua prigionia e alla distruzione dei suoi libri e documenti. Un altro personaggio allontanato della cappella reale per la sua posizione, legata alla fazione degli "ebolistas", fu il cappellano e predicatore Agustín de Cazalla, che aveva servito nella Casa castigliana di Carlo V. Era figlio del contador reale Pedro de Cazalla e di Leonor di Vibero, che erano stati diffamati dall’Inquisizione di Siviglia e accusati di essere ebrei. [...]

Le persecuzioni inquisitoriali di Carranza e Cazalla servono per comprendere la rimozione dalla cappella reale dei membri che, anni prima, avevano monopolizzato l’orientamento religioso della corte e dei regni iberici. Si trattava di religiosi che sostenevano gli interessi politici del gruppo "ebolista" (e, viceversa, "ebolistas" che condividevano la spiritualità di questi religiosi), e ciò evidenzia come la persecuzione inquisitoriale contro di essi nascondesse connotazioni spirituali e politiche. La rimozione dalla cappella reale di questo gruppo di religiosi, tutti cappellani e predicatori, fu un cambiamento radicale nella concezione religiosa e spirituale che aveva, fino ad allora, dominato nella cappella reale. Dal momento in cui ereditò i regni lasciati da suo padre, il Re Prudente si trovò con il doppio compito di articolare i così vasti ed eterogenei territori della monarchia e di impiantare la confessione cattolica adottata come religione della dinastia. Senza dubbio, il processo di confesionalización di Filippo II , iniziato nel 1560, serviva per dare alla Monarchia un’unità religiosa, oltre che istituzionale. In questo processo, l’Inquisizione fu l’istituzione che controllava il grado di assimilazione del cattolicesimo nella società. Così, per ottenere un incarico di governo nella monarchia o nella Chiesa era necessario non solo la purezza del sangue in stile tradizionale (cioè, non avere ascendenza ebraica o araba), ma anche non avere antenati processati dall’Inquisizione per qualsiasi eresia. Il monarca si circondò quindi di un gruppo di letrados castigliani per dare vita a un progetto così ambizioso, che imponeva una certa interpretazione del dogma cattolico e determinate pratiche religiose, in maniera non dissimile dalle élites che, durante il XV secolo, avevano spinto i monarchi ad escludere i "nuovi cristiani" dagli incarichi di governo e ad istituire l’Inquisizione. Era il trionfo di una ortodossia intellettuale e formale, già sostenuta dalla scolastica dei domenicani, per la quale avvicinarsi alla divinità era possibile soltanto attraverso l’intelletto, la liturgia e le cerimonie esteriori. [...]"

* SI CFR.: L’uso della Cappella Reale nel periodo barocco: devozione o giustificazione politica? (di Esther Jiménez Pablo - Università di Teramo).

Federico La Sala


Sul tema, nel sito, si cfr.:

CON LA SPAGNA DI "PUERTA DEL SOL", PER LA DEMOCRAZIA "REALE", SUBITO: RIPRENDERE IL FILO SPEZZATO DELL’UMANESIMO RINASCIMENTALE - E ANDARE OLTRE. IL MESSAGGIO DELLA "CAPPELLA SISTINA" CARMELITANA (1608) RITROVATO A CONTURSI TERME (SALERNO). Documenti e materiali sul tema.


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