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CARMELITANI SCALZI ED ECUMENISMO : STORIA E MEMORIA. Ritrovato nel salernitano "file" perduto del tardo Rinascimento

lundi 23 novembre 2020
UOMINI E DONNE, PROFETI E SIBILLE, OGGI : STORIA DELLE IDEE E DELLE IMMAGINI.
A CONTURSI TERME (SALERNO), IN EREDITA’, L’ULTIMO MESSAGGIO DELL’ECUMENISMO RINASCIMENTALE .....
RINASCIMENTO ITALIANO, OGGI : LA SCOPERTA DI UNA CAPPELLA SISTINA CON 12 SIBILLE. Sul tema, la prefazione di Fulvio Papi (...)

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> CARMELITANI SCALZI. Ritrovato nel salernitano "file" perduto del tardo Rinascimento --- A Postiglione, il busto in legno del profeta Elia dello scultore Giacomo Colombo (di Gerardo Pecci).

mercredi 20 mai 2020

Il policromato del profeta Elia

A Postiglione il busto in legno di Colombo

di Gerardo Pecci (la Città di Salerno, 09 ottobre 2017)

A Postiglione, la prima domenica di maggio è dedicata al culto del profeta Elia. In suo onore si svolge la festa di Sant’Elia Profeta. In tale festività si svolge un’interessante processione che partendo dalla chiesa di San Giorgio e attraversando stretti e contorti sentieri di montagna conduce alla grotta di Sant’Elia. Nelle adiacenze della grotta dedicata al profeta, vi si celebra la santa messa. Poi vi è un momento di pausa dove si consumano panini con frittate di asparagi. Infine, la processione fa ritorno in paese. Nella processione si porta a spalla, su una base processionale lignea, il busto in legno policromato di “Sant’Elia Profeta”. L’opera attualmente è conservata nella chiesa parrocchiale di San Giorgio, laddove l’ho potuta fotografare, e in una scheda di catalogazione della Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino l’opera d’arte è stata attribuita al grande scultore Giacomo Colombo.

Stilisticamente, il busto ligneo del profeta Elia effettivamente rivela tratti e modi scultorei propri del grande artista di Este, trasferitosi a Napoli fin dagli anni giovanili. Non si dimentichi che nella medesima chiesa è conservato anche il manichino processionale della “Madonna del Rosario” opera firmata dallo stesso Colombo e datata alla fine del XVII secolo.

Il profeta Elia, originario di Galaad visse in Israele nel regno del re Acab e morì intorno al 854-853 a.C. Egli lottò vittoriosamente contro la diffusione del culto pagano di Baal. Sul Monte Carmelo sfidò i sacerdoti di Baal e convinse il popolo d’Israele a uccidere i sacerdoti di Baal. Dovette quindi fuggire nel deserto dopo tale avvenimento. Lì un angelo gli portò da mangiare e lo incitò a proseguire il cammino fino al monte Oreb. La tradizione ci narra che Elia ascese al cielo su un carro di fuoco. In ciò è stata vista anche la prefigurazione della futura resurrezione di Cristo.

Nel busto in legno policromato di Postiglione, il profeta regge nel pugno della mano destra una torcia infuocata, simbolo della propria ascesa al cielo. La mano sinistra, invece, regge un libro sacro. L’impostazione iconografica e la solennità del personaggio ricordano altre statue colombiane in cui diversi santi, e santi vescovi in particolare, sorreggono con la mano sinistra libri sacri. Il volto barbuto del profeta Elia è vicino a quelli di “Sant’Arsenio abate” e di “Sant’Andrea apostolo”, opere colombiane che sono conservate rispettivamente a Sant’Arsenio, nel Vallo di Diano, e a Gricignano di Aversa.

Ma in quest’opera conservata a Postiglione vi sono elementi che non solo mettono in evidenza un marcato realismo fisiognomico dell’anziano profeta, ma sembra potersi riconoscere una vena stilistica che rimanda al ricordo dei volti michelangioleschi della figura di Dio Padre nella “Creazione di Adamo” nella volta della Cappella Sistina e in quello di Mosè” in San Pietro in Vincoli a Roma. Come pure sono evidenti il realismo tipico delle figure presepiali napoletane e l’aria severa e accigliata del profeta, dalla lunga e fluente barba bianca. Anche il profeta Elia evidenzia la bocca semiaperta, che lascia intravvedere l’arcata dentale superiore, tipica delle opere colombiane e in genere della statuaria napoletana in legno dipinto tra il XVII e il XVIII secolo. In generale, la figura del profeta dell’Antico Testamento stilisticamente presenta, anche qui, una vena creativa equilibrata che, a dir la verità, è sempre stata una caratteristica delle opere colombiane, priva del linguaggio mosso, arioso e colorato, del rococò e priva degli sbuffi di stoffa svolazzanti nel vento.

L’opera si presenta con un’aura di grande compostezza e solennità, in linea con l’autorevolezza del personaggio biblico rappresentato. Anche in questo busto in legno dipinto di Postiglione si riconosce l’importanza della cultura scultorea napoletana, troppo spesso dimenticata.


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