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CARMELITANI SCALZI ED ECUMENISMO: STORIA E MEMORIA. Ritrovato nel salernitano "file" perduto del tardo Rinascimento

martedì 18 febbraio 2020
UOMINI E DONNE, PROFETI E SIBILLE, OGGI: STORIA DELLE IDEE E DELLE IMMAGINI.
A CONTURSI TERME (SALERNO), IN EREDITA’, L’ULTIMO MESSAGGIO DELL’ECUMENISMO RINASCIMENTALE .....
RINASCIMENTO ITALIANO, OGGI: LA SCOPERTA DI UNA CAPPELLA SISTINA CON 12 SIBILLE. Sul tema, la prefazione di Fulvio Papi (...)

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> CARMELITANI: STORIA E MEMORIA. Ritrovato nel salernitano "file" perduto del tardo Rinascimento ---- La notizia che tutti aspettavamo (di P. Aldino Cazzago).

lunedì 19 marzo 2012

La notizia che tutti aspettavamo: Giovanni Paolo II Beato

di P. Aldino CAZZAGO *

La notizia che milioni di fedeli cattolici, ma non solo loro, aspettavano è finalmente giunta: a Roma il primo maggio prossimo Giovanni Paolo II sarà proclamato «beato» dallo stesso Benedetto XVI. Mercoledì 11 gennaio Benedetto XVI ha infatti autorizzato il cardinale Angelo Amato, Prefetto delle Congregazione delle Cause dei Santi, a promulgare il Decreto con il quale si riconosce che la guarigione dal morbo di Parkinson di suor Marie Simon Mormand, ritenuta «scientificamente inspiegabile», è dovuta all’intercessione del Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Per speciale dispensa pontificia la Causa per la (futura) beatificazione di Giovanni Paolo II si era aperta nel giugno 2005 ad appena tre mesi dalla morte avvenuta il 2 aprile. Nel corso dei due anni successivi si era svolta l’Inchiesta diocesana romana e quella in alcune altre diocesi. L’inchiesta si era chiusa nel giugno 2009 e nel dicembre successivo il Pontefice aveva autorizzato la promulgazione del Decreto che riconosceva l’eroicità delle virtù di Giovanni Paolo II. Se molti sono i motivi per gioire di questa notizia, l’Ordine Carmelitano e tutti coloro che ad esso sono legati ne hanno di speciali: alcuni di natura storica, altri di natura spirituale e culturale.

All’ombra del Carmelo

Karol Wojtyła era nato a Wadowice nel 1920 e qui, fondato da Raffaele Kalinovski, esisteva un convento carmelitano. Come egli ha raccontato nel 1996 in Dono e mistero, il suo primo incontro con la spiritualità carmelitana e con il segno dello scapolare avvenne proprio grazie a questa presenza: «Anch’io lo ricevetti [lo scapolare], credo all’età di dieci anni, e lo porto tuttora». Quello scapolare diventerà una sorta di reliquia per Wanda Połtawska che così scriverà nel suo Diario di un’amicizia nel giorno 31 ottobre 1978, quando il suo amico e vescovo Karol Wojtyła era diventato Papa da sole due settimane: «Ieri ho fatto ordine nella tua stanza [nella curia a Cracovia], ho trovato il tuo vecchio scapolare e me lo sono preso».

I legami di Giovanni Paolo II con l’ambiente carmelitano proseguirono anche dopo il 1938, quando con il padre si trasferì a Cracovia. Nel convento di quella città fece infatti un corso di esercizi spirituali, e l’ipotesi di entrare nell’Ordine si affacciò al suo orizzonte. A Cracovia, nel 1940, grazie all’amicizia con il sarto Jan Tyranovski, iniziò a leggere gli scritti di Santa Teresa d’Avila e di San Giovanni della Croce.

Ormai Vescovo ausiliare di Cracovia, il 12 maggio 1963, nella chiesa cittadina dei Carmelitani benediceva la lapide in memoria di Raffaele Kalinovski e auspicava di poterlo un giorno invocare con il titolo di Santo. Vent’anni dopo il desiderio diventerà realtà perché nel giugno 1982 egli stesso lo proclamerà Beato e, nel novembre 1991, Santo.

Da Pontefice numerose furono le occasioni in cui non mancò di esprimere il suo legame spirituale con il Carmelo. Tra le tante ne ricordiamo due. Il 24 gennaio 1982 al termine della visita pastorale alla parrocchia di S. Teresa d’Avila volle visitare anche la Casa Generalizia dell’Ordine. Dopo una breve sosta nella cappella, durante un discorso improvvisato riandò alla sua vita passata e disse: «Se guardo al mio passato, fin da quando ero bambino, quasi dalla nascita, vedo che ho vissuto vicino ad un convento carmelitano ... e devo aggiungere che fin da bambino andavo sempre a confessarmi presso la vostra chiesa». Nel 1986, ricevendo un gruppo di Carmelitani polacchi in occasione del 40° anniversario della sua ordinazione, fece loro questa confidenza: «Mancò poco perché fossi uno dei vostri».

I Santi carmelitani nel magistero di Giovanni Paolo II

Dopo quello avvenuto a Cracovia, un confronto ben più sistematico con gli scritti di Giovanni della Croce il sacerdote Karol Wojtyła lo ebbe a Roma nel 1948 quando per la conclusione del suo ciclo di studi in teologia scelse di scrivere (in latino) la sua tesi di laurea attorno a una tematica non facile: La dottrina della fede in San Giovani della Croce. Successivamente non mancherà di tornare a riflettere con altri brevi contributi sugli scritti del grande mistico spagnolo.

Durante i quasi ventisette anni del suo pontificato, i contatti con la tradizione carmelitana non solo non si sono mai interrotti, ma anzi, se possibile, sono andati intensificandosi: dal 15 marzo 1979 (a soli cinque mesi dall’elezione), quando a Roma fece visita alle Carmelitane Scalze del monastero Regina Coeli, fino all’11 febbraio 2004 quando, a sorpresa, si presentò in visita al monastero Mater Ecclesiae del Vaticano abitato in quel tempo dalle Carmelitane Scalze.

I principali Santi carmelitani sono stati da lui ricordati con viaggi nelle loro città d’origine o dove vissero parte dello loro vita: a Segovia ed Avila nel novembre 1982 per San Giovanni della Croce e Santa Teresa di Gesù, a Lisieux nel giugno 1980 per Santa Teresa di Gesù Bambino e a Colonia nel maggio 1987 per la beatificazione di Edith Stein (Teresa Benedetta della Croce).

La dottrina dei Santi carmelitani è stata da lui ricordata con importanti documenti: nel 1990 quella di San Giovanni della Croce con la lettera apostolica Maestro nella fede, nel 1997 quella di Santa Teresa di Gesù Bambino con la lettera apostolica Divini amoris scientia, con la quale conferiva alla giovane Santa il titolo di Dottore della Chiesa e infine nel 1999 con la lettera apostolica Spes aedificandi con la quale proclamava Edith Stein, assieme a Santa Caterina da Siena e Santa Brigida di Svezia, Compatrona d’Europa. Degno di nota è anche il fatto che nel marzo 1993 il poeta e Papa Karol Wojtyła abbia proclamato San Giovanni della Croce patrono dei poeti di lingua spagnola.

Numerosi sono gli scritti del suo magistero pontificio in cui compaiono diretti o indiretti rimandi a testi dei Santi carmelitani. Qui è sufficiente un solo rimando, non però a un documento ufficiale ma a Varcare la soglia della speranza, il libro intervista con Vittorio Messori del 1994: «[Giovanni della Croce] non propone soltanto il distacco dal mondo. Propone il distacco dal mondo per unirsi a Cristo che è al di fuori del mondo: e non si tratta del nirvana, ma di un Dio personale. L’unione con Lui non si realizza soltanto sulla via della purificazione, ma mediante l’amore. La mistica carmelitana inizia nel punto in cui cessano le riflessioni di Budda e le sue indicazioni per la vita spirituale. Nella purificazione attiva e passiva dell’anima umana, in quelle specifiche notti dei sensi e dello spirito, San Giovanni della Croce vede prima di tutto la preparazione necessaria affinché l’anima umana possa essere pervasa dalla fiamma viva dell’amore. E tale è anche il titolo della sua opera principale. Fiamma viva d’amore». In tempi di facile sincretismo religioso l’affermazione merita una volta di più di essere attentamente meditata.

Conclusione

Se la prossima beatificazione di Giovanni Paolo II è motivo di gioia per tutti i cristiani, per tutti coloro che, a vario titolo e in diverse forme, sono legati alla storia carmelitana il motivo è ancora maggiore. La santità di Giovanni Paolo II è anzitutto la santità del ‘cristiano’ Karol Wojtyła che la storia, la volontà degli uomini e quella di Dio hanno chiamato ad essere sacerdote, vescovo e Pontefice. La santità di Karol Wojtyła forse non è che la santità di un ‘mistico’ che è diventato tale anche in forza del suo prolungato legame con la mistica carmelitana. Forse una indiretta prova di questa santità dalle profondità mistiche sta proprio in quello che nel febbraio 1985 a Lima in Perù egli confidò a uno dei partecipanti al ricevimento in suo onore che si era complimentato con lui per la sua ottima pronuncia dello spagnolo: «Certo, hombre! Ho dovuto imparare lo spagnolo perché ho sempre avuto un grande interesse per il misticismo. Io sono un mistico. E la mia tesi di dottorato in Sacra Teologia fu basata sulle opere di Santa Teresa d’Avila e San Giovanni della Croce, i due più grandi mistici che ha avuto la Chiesa cattolica».

* http://www.mec-carmel.org/index.php/Vita-della-Chiesa/la-notizia-che-tutti-aspettavamo-giovanni-paolo-ii-beato.html


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