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DEMOCRAZIA "REALE" : CHE COSA SIGNIFICA ? CHE COSA E’ ? Alcuni chiarimenti, con approfondimenti - a c. di Federico La Sala

samedi 27 juin 2020
"Nella democrazia - scrive Gaetano Filangieri nella sua opera La Scienza della Legislazione (1781-88) - comanda il popolo, e ciaschedun cittadino rappresenta una parte della sovranità : nella concione [assemblea di tutto il popolo], egli vede una parte della corona, poggiata ugualmente sul suo (...)

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> DEMOCRAZIA "REALE" : CHE COSA SIGNIFICA ? CHE COSA E’ ? -- La democrazia è dunque, in primo luogo, "colloquio" (Guido Calogero).

jeudi 5 janvier 2017

La democrazia è dunque, in primo luogo, colloquio.

di Guido Calogero*

« ... Questo è dunque, intanto, l’atteggiamento fondamentale dello spirito democratico : ‘il tener conto degli altri’. [...] Ma come si tien conto della volontà degli altri ? Anzitutto, ascoltandoli. Prima ancora che nella bocca, la democrazia sta nelle orecchie - mio inciso : proprio come succede nei talk show della politica ! - la vera democrazia non è il paese degli oratori, è il paese degli ascoltatori. Naturalmente, perché qualcuno ascolti, bisogna bene che qualcuno parli : ma certe volte si capisce anche senza che gli altri parlino, e non per nulla si sente fastidio per i chiacchieroni e reverenza per i taciturni attenti.

La democrazia è dunque, in primo luogo, ‘colloquio’. E qui vediamo subito che gli uomini di scarso senso democratico son già coloro che tendono a sopraffare gli altri nella conversazione, che non stanno a sentire quello che gli altri dicono, che tagliano loro la parola prima che essi abbiano finito di esporre il loro pensiero. [...]

La realtà è che la democrazia vera consiste tanto nel diritto di parlare, quanto nel dovere di lasciar parlare gli altri. È un dovere tanto più delicato, in quanto molto spesso le persone più riflessive, e quindi più capaci di dir qualcosa di utile, sono anche le più riguardose e le meno disposte a compiere un atto di forza per inserirsi nell’eloquenza dell’interlocutore e strappargli la parola. Così i mediocri verbosi riescono spesso a sopraffare gl’intelligenti timidi.

Ma naturalmente questo non va inteso come una specie di giustificazione per i timidi. Chi è timido deve imparare a non esserlo, non foss’altro per abituare l’interlocutore a moderare la sua invadenza, allo stesso modo che si ha il dovere di far valere i propri diritti per non avvezzar male i prepotenti ».

* Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo (dal cap. I - “L’abbiccì della democrazia”).


      • [...] Calogero difenderà fino alla fine la sua filosofia dialogica e riprende in modo critico la concezione democratica di John Dewey, di cui nel 1959 traduce l’opera A commun Faith. In Le regole della democrazia e le ragioni del socialismo del ’68, insiste sul valore universale e « comunicativo » della democrazia, sull’impegno morale in favore della giustizia e sull’identità fra liberalismo e socialismo.

Il suo è un liberalsocialismo del « tu », del « lui » e mai di se stesso. Il « tu », una volta riconosciuto, deve proseguire l’opera infaticabile del primo « io ». L’« io » e il « tu », quindi, non esauriscono il linguaggio etico perché c’è sempre un altro pronome non identificato che rivendica con timidezza la qualifica del sui iuris.

Sono innumerevoli i « lui » sparsi nel Pianeta. Gli sfruttati di ogni colore chiedono tutela e vogliono il « tu », ma il nostro « io » si addormenta nella contingenza e insegue la retorica delle consuetudini, per dirla con Carlo Michelstaedter. Il « tu » è facile individuarlo oggi, dato che spesso è figlio di un meccanismo opportunistico, di un vizio di mercato, di un atto oneroso. Il riconoscimento del nuovo « tu », lungi dall’alleviare il dolore sociale, è oramai dettato da un circolo perverso che ferisce la purezza e il dono del gratuito. Il Gott ist tot e l’esaltazione capitalistica dell’esistenza tradiscono la speranza progressista della scuola dell’uomo e rinviano l’appuntamento con la « terza persona ». (Guido Calogero e la “terza persona” di Francesco Postorino, Micromega, 28 dicembre 2016)

*

L’ATTIVISMO ACCECANTE DEL "FAR WEST" E IL "SAPERE AUDE" DELLA "CRITICA DELLA RAGION PURA" : JOHN DEWEY SPARA A ZERO SU KANT, SCAMBIATO PER UN VECCHIO FILOSOFO "TOLEMAICO". Alcune sue pagine da "La ricerca della certezza" del 1929, con alcune note


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