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DEMOCRAZIA "REALE": CHE COSA SIGNIFICA? CHE COSA E’? Alcuni chiarimenti, con approfondimenti - a c. di Federico La Sala

sabato 23 novembre 2019
"Nella democrazia - scrive Gaetano Filangieri nella sua opera La Scienza della Legislazione (1781-88) - comanda il popolo, e ciaschedun cittadino rappresenta una parte della sovranitÓ: nella concione [assemblea di tutto il popolo], egli vede una parte della corona, poggiata ugualmente sul suo (...)

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> DEMOCRAZIA "REALE": CHE COSA SIGNIFICA? CHE COSA E’? ---- PerchÚ i popoli scelgono i tiranni. l "Discorso sulla servit¨ volontaria" di de La BoÚtie (di Adriano Prosperi).

mercoledì 15 giugno 2011

Torna in libreria il "Discorso sulla servit¨ volontaria" di de La BoÚtie

PerchÚ i popoli scelgono i tiranni

La prima edizione circol˛ anonima nella Francia delle guerre di religione.

L’autore era amico di Montaigne, che considerava l’opera un esercizio adolescenziale

di Adriano Prosperi (la Repubblica, 15.06.2011)

╚ meglio servire o essere liberi? La domanda sembrerebbe oziosa: un’intera tradizione delle culture occidentali ha risposto con le parole di Amleto: meglio morire che sopportare l’oppressione dei tiranni e l’insolenza del potere. Ma la realtÓ storica e politica parla una lingua diversa: quella della corsa a precipizio dei popoli verso la servit¨ - la "servit¨ volontaria": avere posto al centro del suo Discorso sulla servit¨ volontaria (Chiarelettere) proprio questa espressione Ŕ il principale, quasi unico titolo di gloria di ╔tienne de La BoÚtie, quello che fa tornare di tempo in tempo in libreria il suo scritto dopo la prima edizione postuma e anonima che vide la luce nella Francia delle guerre di religione. Allora il potere monarchico era in crisi, la furia dell’intolleranza religiosa scuoteva i troni e il pugnale dei tirannicidi minacciava la vita dei re. Ma anche se il libretto di ╔tienne de La BoÚtie fu edito in un contesto tanto agitato e violento con un titolo di battaglia - Contr’un -, si sbaglierebbe a definirlo un testo rivoluzionario.

Renzo Ragghianti, il nostro pi¨ esperto studioso dell’argomento, ha osservato che fu proprio Michel de Montaigne a considerare lo scritto dell’amico scomparso una declamazione giovanile, quasi un esercizio adolescenziale costruito su luoghi comuni letterari. E quanto al sintagma "servit¨ volontaria", Mario Turchetti nella sua vasta ricostruzione storica della discussione su tirannia e tirannicidio ne ha fissato l’origine al commento medievale di Nicole Oresme alla Politica di Aristotele. Tutto questo per˛ non cancella il fascino delle pagine di ╔tienne de La BoÚtie. C’Ŕ in apertura quel genuino sentimento di stupore di chi fa una vera scoperta: źcom’Ŕ possibile che tanti uomini, tanti borghi, tante cittÓ, tante nazioni sopportino un tiranno che non ha altra forza se non quella che essi gli danno?╗.

Questo Ŕ un problema vero: ci volle Thomas Hobbes per trovare la risposta. Una risposta racchiusa in una parola: paura. ╚ per paura che gli uomini rinunciano alla libertÓ dello stato di natura e si piegano alla servit¨ del potere politico. Poi, con la nascita delle costituzioni liberali e democratiche, si pose il problema ulteriore se fosse preferibile sottoporsi al potere di uno o al potere di molti. E accanto a democratici e liberali favorevoli al governo dei molti sorsero i reazionari alla De Maistre, maestro perenne della genýa dei "servi liberi" di un padrone solo. Ma quella descrizione di ╔tienne de La BoÚtie di popoli supinamente acquiescenti e di tiranni che li addormentano con gli spettacoli, i bordelli e la religione, resta carica di una sua attualitÓ (come nota il curatore Paolo Flores d’Arcais).

Pensiamo per esempio al modo in cui de La BoÚtie viene discoprendo dietro la figura solitaria dell’uno tutta una rete di complici e di clienti: quell’uomo apparentemente solo ha una piccolissima corte di sei complici delle sue ruberie e ruffiani dei suoi piaceri. Da loro dipendono seicento profittatori: e dai seicento dipendono altri seimila. Tutti sono legati tra di loro dalla spartizione di poltrone politiche e di fortune finanziarie, tutti coperti dall’impunitÓ garantita da un potere che sospende o cancella la validitÓ delle leggi. ╚ un modello in cui parte dell’Italia di oggi pu˛ ben riconoscersi.

Si pu˛ spingere l’analogia anche pi¨ in lÓ. Nel testo resta una sproporzione tra l’empito libertario della denunzia e la modesta proposta che si intravede: la speranza dell’autore si affida al ceto degli uomini di legge di cui fa parte e all’autoritÓ dei Parlamenti, cioŔ a una minoranza di magistrati chiamati a difendere i diritti naturali degli uomini e a fare argine alla prepotenza del tiranno. L’alternativa libertÓ o morte non gli appartiene.

E non appartiene nemmeno alla maggior parte di noi lettori. A qualcuno di noi sý, se consideriamo tra i "noi" i disperati che attraversano il canale di Sicilia per diventare italiani. Ci vuole uno sguardo straniero per cogliere le assurditÓ delle nostre forme di convivenza civile e politica.

Non Ŕ per caso se l’accusa di "servit¨ volontaria" Ŕ diventata davvero celebre nella cultura europea solo quando Montaigne ebbe l’intuizione di farla sua mettendola per˛ in bocca a chi davvero aveva i titoli per guardare alla realtÓ della nostra societÓ con sguardo estraniato: i selvaggi brasiliani da lui incontrati a Rouen. Secondo Montaigne quei "barbari" vestiti di piume si erano meravigliati, come de La BoÚtie, che tanti uomini "civili" obbedissero a un re bambino; ma ancor pi¨ si erano stupiti della passivitÓ di una massa di popolo che moriva di fame senza ribellarsi.


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