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ORDINE DEL VATICANO: MILANO A SCOLA! DAL CARDINALE, PER RIFONDARE LA TRADIZIONE DELLA "CHARITAS" DI AMBROGIO CON LA "NUOVA" LEZIONE ("CARITAS") DI PAPA RATZINGER . Note sul tema - a c. di Federico La Sala

mercoledì 7 settembre 2011
"Charitas Deus est" (I Joan. 4,8):
SANT’AMBROGIO - AMBROSIUS, In Epistolam Beati Pauli Ad Corinthios Primam, Caput XIII, Vers. 4-8.
IN NOME DI DIO ("CHARITAS"), QUALE COMUNIONE E QUALE LIBERAZIONE?!:IL VECCHIO REGISTRO DEL LINGUAGGIO BIFORCUTO DELLA TEOLOGIA POLITICA COSTANTINIANA (Benedetto (...)

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> ORDINE DEL VATICANO: MILANO A SCOLA! ---- Scola, il “cardinale manager” come lo chiama Cacciari, alla conquista di Milano (di Marco Politi).

martedì 28 giugno 2011

Scola alla conquista di Milano

di Marco Politi (il Fatto Quotidiano, 28 giugno 2011)

Il cardinale Angelo Scola arriva a Milano. Lascia la sede del patriarcato veneziano per assumere la guida della più grande diocesi d’Europa. Stamane verrà dato l’annuncio ufficiale nella Sala stampa vaticana.

Benedetto XVI lo voleva sulla cattedra ambrosiana e Benedetto XVI ve lo ha messo. I sondaggi preliminari contano poco per papa Ratzinger. Quando nel 2006 si profilava la partenza del cardinale Ruini dalla carica di presidente della conferenza episcopale italiana il nunzio dell’epoca mons. Paolo Romeo - su mandato dell’allora Segretario di Stato cardinale Sodano - fece un sondaggio riservato tra i vescovi italiani per individuare una rosa di successori. In testa emerse il nome di Tettamanzi. Ma il papa non ne tenne conto. Nel 2007 - su pressione di Ruini e del nuovo Segretario di Stato Bertone - fu scelto Angelo Bagnasco.

È accaduto così anche in occasione delle dimissioni annunciate del cardinale Tettamanzi. Non corrispondeva a Scola il profilo del successore che la diocesi ambrosiana avrebbe desiderato. Ma papa Ratzinger - invece di andare alla ricerca di nuove personalità da fare crescere (come accadde quando papa Wojtyla d’improvviso scelse il biblista Carlo Maria Martini per mandarlo a Milano) - sempre più si sta circondando di persone che considera facenti parte della cerchia dei suoi intimi, teologicamente parlando.

Scola ha fatto parte del gruppo della rivista “Communio”, sorta per “raddrizzare” in senso moderato e a tratti conservatore gli sviluppi del dopo-concilio e contrastare espressamente l’ala marciante dei teologi riformatori riuniti nella rivista “Concilium”. Da una parte il riformismo conseguente, rappresentato da personalità come Yves Congar, Karl Rahner, Hans Kueng, Johann Baptist Metz, Edward Schillebeeckx, dall’altra le personalità intimorite dalla rivoluzione conciliare, convinte della necessità di salvaguardare il rapporto con la Tradizione. Con Henri de Lubac e Hans Urs von Balthasar Joseph Ratzinger fonda perciò la rivista “Communio” nel 1972.

Trentatré anni dopo Ratzinger diventa pontefice. Immediatamente, a Natale del 2005, condanna ufficialmente la teologia che considera il Vaticano II (inevitabilmente) una rottura con molti elementi della Chiesa tridentina. Collaboratore di “Communio” è stato il cardinale canadese Marc Ouellet, diventato recentemente responsabile del dicastero vaticano che si occupa dei preti di tutto il mondo (Congregazione del clero), collaboratore di “Communio” è stato Angelo Scola.

NON È TANTO l’origine ciellina che procura uno shock a quanti nella diocesi milanese sono stati fautori della linea Martini-Tettamanzi. Un cardinale che cresce di peso - come Scola - e che è arrivato nella lista dei papabili non può rimanere attaccato ad una matrice, per quanto attivissima, come Comunione e liberazione.

È la consapevolezza che - per volontà del pontefice - adesso si volterà decisamente pagina a Milano. La linea Martini-Tettamanzi ha significato che con omelie, interventi diretti o lasciando silenziosamente fare gli arcivescovi di Milano hanno favorito nell’ultimo trentennio una di riflessione teologica non sempre totalmente adagiata sul pensiero unico vaticano.

Sul piano politico, poi, Tettamanzi non ha nascosto - seppure in forme ponderate e nonostante l’asse vaticano con il centrodestra - la sua avversione alle derive becere del berlusconismo e del leghismo. E’ indubbio che alle ultime elezioni non ha ostacolato la forte mobilitazione cattolica a favore di Pisapia.

Scola, il “cardinale manager” come lo chiama Cacciari, vorrà tenere tutto sotto controllo. Teologicamente e politicamente. Ma anche per lui la realtà variegata della Chiesa milanese rappresenta una sfida


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