Inviare un messaggio

In risposta a:

ORDINE DEL VATICANO: MILANO A SCOLA! DAL CARDINALE, PER RIFONDARE LA TRADIZIONE DELLA "CHARITAS" DI AMBROGIO CON LA "NUOVA" LEZIONE ("CARITAS") DI PAPA RATZINGER . Note sul tema - a c. di Federico La Sala

mercoledì 7 settembre 2011
"Charitas Deus est" (I Joan. 4,8):
SANT’AMBROGIO - AMBROSIUS, In Epistolam Beati Pauli Ad Corinthios Primam, Caput XIII, Vers. 4-8.
IN NOME DI DIO ("CHARITAS"), QUALE COMUNIONE E QUALE LIBERAZIONE?!:IL VECCHIO REGISTRO DEL LINGUAGGIO BIFORCUTO DELLA TEOLOGIA POLITICA COSTANTINIANA (Benedetto (...)

In risposta a:

> ORDINE DEL VATICANO: MILANO A SCOLA! ---- EMANUELE SEVERINO GARANTISCE. Intervista. «È stato mio allievo. Da laico gli ho dato 30 e lode» (di Gian Guido Vecchi).

mercoledì 29 giugno 2011

A MILANO, TUTTI A "SCOLA" DI "LATINORUM": "DEUS CARITAS EST"! ORDINE DI BENEDETTO XVI.... E SIGILLO DI GARANZIA DEL FILOSOFO EMANUELE SEVERINO ....


Severino: «È stato mio allievo. Da laico gli ho dato 30 e lode»

intervista a Emanuele Severino,

a cura di Gian Guido Vecchi (Corriere della Sera, 28 giugno 2011)

«Eh sì, è stato mio studente. Lucido. E bravo, molto bravo. Allora, in Cattolica, avevo la cattedra di Filosofia morale. Lui stesso mi ha fatto venire in mente che all’esame gli diedi trenta e lode, ha scritto anche delle nottate passate assieme ai suoi compagni a studiare un mio libro, La struttura originaria...» .

Il filosofo Emanuele Severino tradisce un pizzico d’orgoglio da professore, è bello vedere i propri ragazzi fare strada. Il giovane Angelo Scola si laureò verso la fine degli anni Sessanta con Gustavo Bontadini, il pensatore che fu maestro dello stesso Severino («vale tre Maritain» ), poco prima che il grande filosofo bresciano fosse allontanato dalla Cattolica, nel ’ 70, dopo aver subito un «processo» dall’ex Sant’Uffizio. Acqua passata. Con il patriarca di Venezia si rividero nel 2003, a Ca’ Foscari, per un convegno su Bontadini organizzato dall’università.

E come fu l’incontro, professore, dopo più di trent’anni?

«Ci fu il ritorno di un rapporto che non esito a dire affettuoso, di simpatia reciproca. Non so cos’avessero i vaporetti, ma quel giorno arrivai in ritardo e il cardinale Scola era già lì da tempo, puntuale, circondato da gente con l’aria ossequiosa e compunta. Il patriarca invece non aveva affatto quell’aria e mi aspettava tranquillo, all’ingresso dell’aula magna Ca’ Dolfin, seduto su un termosifone. Simpatico, semplice, affettuoso. Ci siamo incontrati di nuovo due anni fa, all’università di Padova, per un convegno sulla morte voluto da un’altra mia bravissima allieva e docente, Ines Testoni».

Che arcivescovo si devono aspettare i milanesi?

«Di altissima qualità. Un uomo che sarà capace anche di entusiasmare, e lo dico con convinzione: oltre a essere un intellettuale di grosso calibro, ha tratti di semplicità e naturalezza che non è facile trovare negli uomini di Chiesa».

Certo avete idee diverse, lei sul «Corriere» replicò al cardinale che aveva proposto di uscire dalla «immagine vecchia dell’idea e della pratica della laicità...

«È una considerazione diffusa, nel mondo cattolico. Scola diceva di non condividere la persuasione di Habermas, secondo il quale "una democrazia costituzionale, per giustificarsi, non ha bisogno di un presupposto etico o religioso". Per Scola invece ne ha bisogno. Né lui né Habermas, però, approfondivano la radice di quella persuasione. Ma proprio questo è il punto da discutere. Così io obiettavo che, impostando il problema del laicismo in quel modo, prendendosela al solito con il "relativismo", la Chiesa corre il rischio - ma è più di un rischio - di trascurare il nemico autentico della religiosità e della tradizione: la forza con cui la filosofia degli ultimi due secoli elimina la tradizione e, da Leopardi a Nietzsche a Gentile, dimostra l’impossibilità di ogni verità assoluta e quindi di ogni "presupposto".

Scola e la Chiesa non vedono l’autentico pensiero contemporaneo?

«Se è per questo non lo vede neanche il mondo laico, che continua a presentarsi in modo debole, erede com’è di una fortuna che ignora di possedere. Bisogna saper guardare il sottosuolo del pensiero contemporaneo, oltre la superficie. È come quando, nel Simposio di Platone, si dice che Socrate è un sileno: fuori è bruttissimo, è vero, però dentro è Socrate! Il sottosuolo del pensiero contemporaneo - che peraltro non dice affatto l’ultima parola, bisogna andare ben oltre - è una potenza che non viene non dico riconosciuta, ma nemmeno intravista».

L’arcivescovo saprà confrontarsi, in una città come Milano, con il mondo laico?

«Ah, questo sì, ne ha tutte le capacità ed è un uomo aperto: per quanto lo conosco, credo proprio di poterlo dire. E penso che l’incrocio con Milano sia estremamente positivo, anche perché torna un po’ dalle sue parti. Conoscendo la sua intelligenza filosofica, lo ritengo incapace di prepotenze politiche o ideologiche. È invece un uomo capace di innovazioni senza vantarsene, senza marcare troppo le differenze».

C’è chi si è mostrato preoccupato per la sua estrazione ciellina...

«Anche questa faccenda, andiamo... Francamente non me lo vedo, rinchiuso nel ruolo di animatore di un movimento, con tutto il rispetto di quel movimento: la sua statura intellettuale è superiore e va oltre».


Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Titolo:

Testo del messaggio:
(Per creare dei paragrafi separati, lascia semplicemente delle linee vuote)

Link ipertestuale (opzionale)
(Se il tuo messaggio si riferisce ad un articolo pubblicato sul Web o ad una pagina contenente maggiori informazioni, indica di seguito il titolo della pagina ed il suo indirizzo URL.)
Titolo:

URL:

Chi sei? (opzionale)
Nome (o pseudonimo):

Indirizzo email: