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IL SONNO MORTIFERO DELL’ITALIA. In Parlamento (ancora!) il Partito al di sopra di tutti i partiti.

lunedì 1 marzo 2021
PER L’ITALIA E PER LA COSTITUZIONE. CARO PRESIDENTE NAPOLITANO, CREDO CHE SIA ORA DI FARE CHIAREZZA. PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI ...
Materiali sul tema (24.05.2012):
"PUBBLICITA’ PROGRESSO": L’ITALIA E LA FORZA DI UN MARCHIO REGISTRATO!!!
GLI APPRENDISTI STREGONI E L’EFFETTO "ITALIA". LA (...)

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> UN #BUONLAVORO ALL’#ITALIA INTERA, e al #GovernoDraghi.... 23 i ministri del governo Draghi: otto le donne, 15 gli uomini. Quindici ministri sono politici, 8 tecnici.

sabato 13 febbraio 2021

      • ...continuazione e FINE

La scheda.

Da Bianchi a Messa, tutti gli uomini e le donne del presidente

Quindici ministri sono politici, 8 tecnici. Il 33% sono donne. Gli esordienti sono 6

di Redazione Internet (Avvenire, venerdì 12 febbraio 2021)

      • [...]

Luigi Di Maio agli Esteri

Ancora molto giovane, ma già un veterano. Con la conferma anche nel governo Draghi, il 34enne Luigi Di Maio sarà l’unico politico ad aver fatto parte degli ultimi tre esecutivi. Rimanendo alla Farnesina Di Maio avrà già sul suo tavolo i dossier più importanti della politica estera italiana: dal rapporto con i partner Ue alle relazioni con gli Usa della nuova amministrazione Biden, passando per la crisi in Libia. Nato il 6 luglio 1986 ad Avellino, Di Maio brucia le tappe della politica. Nel 2007 apre il meetup di M5S, a Pomigliano d’Arco (dove risiede la sua famiglia), e da quel momento inizia un’ascesa che lo porta in Parlamento del 2013, diventando vicepresidente della Camera a 26 anni. A settembre del 2017 gli iscritti della piattaforma Rosseau lo incoronano capo politico del M5s, con la benedizione del fondatore Beppe Grillo, che vede in lui la guida ideale per mettere insieme le varie anime. E mentre Alessandro Di Battista interpreta le pulsioni barricadere del movimento, Di Maio ha un profilo istituzionale, sempre in completo scuro e cravatta: sono i due esponenti più popolari dei 5S, in termini di consenso, e molto ’social’. La sua leadership gli vale un incarico di peso nel primo governo Conte, a maggioranza Lega-5S: Di Maio diventa vicepremier e superministro dello sviluppo economico, lavoro e Welfare, a 31 anni. Con la rottura di Matteo Salvini e il passaggio al Conte II a trazione giallo-rossa, Di Maio diventa il più giovane ministro degli Esteri della Repubblica, a 33 anni, rubando il primato a Federica Mogherini (vi arrivò a 40 anni). Alla Farnesina, tra i primi dossier, Di Maio affronta da quello dell’immigrazione. E si batte in sede europea perché l’Ue non lasci l’Italia da sola nel farsi carico dei profughi in arrivo sui barconi dal Nord Africa. Nel frattempo, continua a lavorare sulla Cina, dopo aver seguito da vicino l’accordo sulla Nuova Via della Seta al Mise. L’intesa con Pechino provoca non pochi mal di pancia tra i partner europei e gli Usa, ma Di Maio rivendica il diritto di un paese esportatore come l’Italia di trovare nuovi mercati. Senza per questo rinnegare la centralità del legame transatlantico. Senza più la Lega al governo, inoltre, Di Maio completa il riavvicinamento con la Francia dopo la crisi dei gilet gialli.

Renato Brunetta alla Pubblica amministrazione

Torna al ministero della pubblica amministrazione Renato Brunetta, l’economista di Forza Italia fedelissimo di Berlusconi. Siederà nel governo Draghi della cui nascita è stato un appassionato promotore fin dallo scoppio della pandemia, quando richiamava alla necessità di un governo di unità nazionale. E aveva fatto anche il nome dell’ex presidente della Bce per guidarlo, dopo il suo intervento sul Financial Times lo scorso marzo. Brunetta, classe 1950, professore di economia del lavoro all’Università di Roma Tor Vergata oltre che deputato e alla Camera per Forza Italia, è già stato ministro della Pubblica amministrazione nell’ultimo governo Berlusconi, dal maggio 2008 a novembre 2011. Degli anni a palazzo Vidoni è rimasta la riforma che porta il suo nome e che ha sintetizzato come l’applicazione del principio "premiare i lavoratori meritevoli e punire i fannulloni", anche con il licenziamento. La riforma punta su responsabilità dei dirigenti, premi per il merito e accelerazione sull’e-government. Ancora prima l’economista era stato consigliere economico in un altro governo tecnico-politico, quello di Carlo Azeglio Ciampi, e prima di lui dei presidenti del Consiglio Giuliano Amato e Bettino Craxi.

Maria Stella Gelmini agli Affari regionali

Fedelissima di Berlusconi fin dalla discesa in campo del Cav, Maria Stella Gelmini torna al governo 10 anni dopo l’ultima esperienza, quella da ministro dell’Istruzione, e va a sedersi in un ministero senza portafoglio che in questo anno di emergenza dovuta alla pandemia ha avuto un ruolo fondamentale nel raccordo tra lo Stato e le Regioni: quello degli Affari regionali e autonomie. Nata a Leno, in provincia di Brescia, il 1 luglio del 1973, liceo classico in una scuola di preti, la capogruppo di Forza Italia alla Camera si è laureata in giurisprudenza specializzandosi in diritto amministrativo. E subito dopo habruciato le tappe della politica: presidente del club azzurro di Desenzano dal ’94; nel 1998 prima degli eletti alle amministrative ricoprendo, fino al 2002, la carica di Presidente del consiglio del comune di Desenzano; dal 2002 assessore al territorio della provincia di Brescia; nell’aprile 2005 entra nel consiglio regionale della Lombardia; il mese dopo Berlusconi decide di nominarla coordinatrice regionale di Forza Italia in Lombardia, carica che ha ricoperto fino a quando nel maggio del 2008 a 35 anni è diventata ministro, il più giovane responsabile dell’Istruzione che ci sia stato in Italia. Tra il 2008 e il 2010 firma la riforma della scuola, quella che introduce tra l’altro il maestro unico alle elementari e due nuovi licei, scienze umane e musicale e coreutico.

Massimo Garavaglia al Turismo

Con il lombardo Massimo Garavaglia, classe ’68, viceministro dell’economia nel primo governo Conte, il ministero del Turismo, che per la prima volta assume una sua connotazione autonoma, torna ad essere amministrato da un esponente della Lega come fu nel governo giallo verde, quando ad occuparsi delle politiche turistiche, accorpate a quelle agricole, fu Giampaolo Centinaro. Sindaco per due mandati del suo comune di residenza, Marcallo con Casone ( Milano), Garavaglia è un leghista della prima ora vicino all’ala moderata di Giorgetti, in Parlamento dal 2006 con il record di senatore più giovane della Repubblica nel 2008 (aveva 40 anni), a lungo capogruppo della Lega nord in commissione bilancio. Sposato e padre di due ragazze, Garavaglia ha natali semplici, papà operaio e mamma casalinga. Ma dopo la maturità scientifica ha portato a casa due lauree, una in economia alla Bocconi l’altra in Scienze politiche alla Statale, inanellando anche una serie di corsi di formazione. Consulente aziendale specializzato in controllo di gestione, qualità e sistemi informativi, è stato anche membro dal 2013 del consiglio di amministrazione della Cassa depositi e prestiti in rappresentanza del settore delle regioni. È convinto assertore della flat tax. Di turismo si è occupato più che altro quando era impegnato nella politica locale, come assessore all’economia crescita e semplificazione in Lombardia.

Roberto Garofoli sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

Nato a Taranto, classe 1966, Roberto Garofalo è un magistrato, giudice del Consiglio di Stato, ed è stato capo di Gabinetto al Mef. Magistrato ordinario fino al 1999, impegnato in processi anche di mafia, e giudice amministrativo dal 2000, è stato capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia con Pier Carlo Padoan ministro, nei Governi Renzi e Gentiloni, e poi con Giovanni Tria nel Governo Conte I. La sua è stata una lunga esperienza nelle stanze del Governo: da fine 2011 con l’Esecutivo Monti, poi segretario Generale della Presidenza del Consiglio con Enrico Letta e prima ancora capo ufficio Legislativo del ministero degli esteri con Massimo D’Alema nel governo Prodi II. Come capo di gabinetto del ministro Tria, Garofoli è stato tra gli alti funzionari dello Stato al centro delle polemiche contro i "burocrati" accusati dal Movimento 5 Stelle di essere "servitori dei partiti e non dello Stato" (fecero rumore, tra l’altro, le critiche ai tecnici del Tesoro in un audio del portavoce della Presidenza del Consiglio, Rocco Casalino). Contro di lui c’era stato anche un attacco diretto: sua ’la maninà - è stata la tesi dei 5 Stelle - era stata giudicata ’colpevole’ di aver inserito nel Dl Fiscale due commi per destinare 84 milioni in tre anni alla "gestione liquidatoria dell’ente strumentale alla Croce Rossa Italiana". Fermissima fu la difesa di Giovanni Tria: nessuna manina, solo "una soluzione tecnica" a tutela dei lavoratori, per pagare il Tfr, aveva detto il ministro liquidando l’attacco come "privo di fondamento e irrazionale". Ma il clima era tale che Garofoli decise di dare le dimissioni. Autore di numerose opere e collane su temi giuridici ed economici, condirettore della Treccani Giuridica, è stato nominato dal Presidente Giorgio Napolitano Grande Ufficiale della Repubblica italiana.


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