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SAN PAOLO, COSTANTINO, E LA NASCITA DEL CATTOLICESIMO. La "donazione di Pietro", la "donazione di Costantino" e noi, oggi.

lunedì 17 giugno 2019
NASCITA DEL CATTOLICESIMO-ROMANO. UNA NOTA *
(...) non equivochiamo! Qui non siamo sulla via di Damasco, nel senso e nella direzione di Paolo di Tarso, del Papa, e della Gerarchia Cattolico-Romana: “[... ] noi non siamo più sotto un pedagogo. Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo (...)

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> SAN PAOLO, COSTANTINO, E LA NASCITA DEL CATTOLICESIMO. - Una pratica decisiva, per un tirocinio di vita nuova (di Beppe Pavan).

venerdì 13 luglio 2018

CdB - Comunità Cristiana di Base Viottoli

15 luglio - 15^ Domenica del T.O.

Un tirocinio di vita nuova

      • Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». E partiti, predicavano che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano (Marco 6, 7-13).

E’ un brano difficile, a mio parere. Non tanto per la radicalità del messaggio di Gesù, che i Vangeli ci testimoniano a ogni pagina e alla quale siamo ormai abituati, direi serenamente indifferenti, al di là forse dell’ammirazione estetica per la coerenza del profeta.

E’ difficile, secondo me, perché, a differenza della dottrina cattolica che vede nei discepoli di Gesù il nucleo originario del clero e della gerarchia, io ci vedo invece un invito preciso a ogni discepolo e a ogni discepola, a ogni uomo e a ogni donna che professino di voler vivere da cristiano e da cristiana.

Una pratica decisiva

Dice Marco (come anche Matteo 10,9-15 e Luca 9,1-6) che Gesù li mandava a predicare e a guarire, ad annunciare la buona notizia del Regno e a invitare la gente a fare penitenza, come segno tangibile del cambiamento di vita scelto.

Li mandava “a due a due” (solo Marco lo sottolinea), così si sostenevano nel compito e, andando, si scambiavano emozioni e parole, aiutandosi a vicenda ad approfondire e radicare le motivazioni del loro andare.

Mi sembra l’avvio di una pratica decisiva: un “passaparola” che, a poco a poco, coinvolgerà altri e altre e li/le motiverà a mettere a disposizione le proprie case, i propri averi, le proprie intelligenze, dando così vita alle piccole comunità domestiche di cui troviamo testimonianza nel libro degli Atti e nelle Lettere, non solo quelle di Paolo.

Solo uomini malati di potere, di ricchezza e di dominio, hanno potuto inventarsi e imporre il “sacramento dell’ordine”, addebitando a Gesù un progetto gerarchico che gli era completamente estraneo e che solo il mercimonio con l’imperatore di Roma ha reso possibile e duraturo nel tempo. E’ ora di smascherarlo e di abbatterlo, come la statua di Nabucodonosor nel sogno di Daniele...

Un tirocinio di vita

Torniamo al Vangelo, chiudendo con convinzione i testi di dogmatica e di catechismo. I “dodici” non erano preti e mai lo sono diventati. Erano discepoli, tra i quali solo il linguaggio maschile-neutro della cultura patriarcale nasconde e rende invisibili le donne, che accompagnavano Gesù e qua e là sono nominate.

A loro, ai discepoli e alle discepole che lo seguono con più convinzione ed entusiasmo, Gesù fa scuola: insegna, offre loro il proprio modello di vita, li/le invita a mettersi in gioco in prima persona, esercitandosi a fare quello che fa lui. E’ un tirocinio di vita nuova, quello a cui li/le invita: a imparare a mettere al centro le relazioni e a viverle con semplicità, coerenza, pazienza.

Semplicità. Niente cinque per mille né oboli di S. Pietro né concordati ed esenzioni ICI: solo “un bastone, sandali e una tunica”; e accettare con gioia l’ospitalità di chi mette a disposizione del cibo e un letto per il riposo.

Questa diventerà la casa di riferimento per altri e altre di quel villaggio: luogo di scambio, di ascolto della buona notizia del Regno, di relazioni che guariscono e consolano, raddrizzano altre schiene curve, cancellano depressioni, cecità, sordità, zoppìe di ogni tipo...

Marco dice che tutto ciò è il contenuto del “potere” che diede loro Gesù e che, a loro volta, hanno trasmesso ad altri e ad altre. Proprio com’è possibile che succeda a noi, ogni giorno che incontriamo uomini e donne con cui riusciamo ad entrare in relazione profonda di vita e di scambio.

E’ un “buon contagio” che si diffonde: ci accorgiamo che anche a lui, anche a lei, accade il bello e il buono che è già accaduto a noi e che si rinnova quotidianamente. La solitudine, la depressione, l’angoscia... e le mille somatizzazioni di una vita vuota di luce e di senso, lasciano il posto alla felicità, al desiderio di non tornare indietro, di vita piena... e di comunicarlo ad altri, ad altre.

Questa è la “conversione” a cui mi sento chiamato da Gesù; questo è il senso della “penitenza” a cui il messaggio evangelico ci chiede di aderire con coerenza.

E con pazienza: se qualcuno “rifiuta di accogliervi e di ascoltarvi, andatevene”. E continuate a camminare, di villaggio in villaggio, proprio come faceva Gesù, fermandovi nella casa che vi accoglie “finché non ve ne andiate”.

Sembra proprio che a Gesù non sia neppure passato per la mente di istituire parroci e pastori con compiti di permanenza territoriale. Troppo alto è il rischio di finire come i sacerdoti, gli scribi e i farisei di Israele, che impongono se stessi e pesi insopportabili.

Bisogna camminare, viaggiare, spostarsi... stimolando conversioni e cambiamenti di vita attraverso lo scambio nelle relazioni e accettando ogni rifiuto, che appartiene alla libertà di scelta di ogni uomo e di ogni donna.

A chi sceglie di vivere da suo discepolo, da sua discepola, compete il compito di predicare la buona notizia e di viverla con coerenza. Fare altrettanto è responsabilità di ciascuno e ciascuna.

Un modello copiabile

Ma non finisce lì! Nei versetti 30 e 31 vediamo Gesù che si prende cura dei suoi che tornano stanchi e li invita a riposare un po’. Ma la gente li segue, li assedia... e Gesù decide di prendersi cura di tutti e tutte e insegna come fare altrettanto sempre.

E’ semplice: basta condividere quel poco che ognuno/a ha: la parola e il gesto che guarisce, sostiene, conforta... e il cibo, la vicinanza sull’erba, la condivisione di un’esperienza di ascolto, di scambio, di ricerca.

Chi fa vita di comunità e di gruppo sa per esperienza quanto tutto ciò sia vero, sia semplice, sia “modello copiabile”. Non come il Gesù “personaggio”, di cui nessuno riesce a credere che sia proprio quell’umile artigiano di Nazareth che si è messo a fere il profeta.

Se “vivere da profeta” è e resta vocazione/professione di pochi, questi pochi restano lontani, imprigionati dal pregiudizio nel folclore, nel devozionismo, nel ritualismo vuoto e superficiale.

Sono modelli “non copiabili”, lontani dalla portata dei comuni mortali, che non si sentono dunque interpellati in prima persona. Non invitano all’ascolto e al cambiamento di vita, ma suscitano stupore e scandalo, come succede a Gesù nel brano iniziale del capitolo.

Se non c’è relazione il miracolo non avviene; se non ci sono consapevolezza e ascolto, fiducia e disponibilità, “fede da bambino”... il miracolo non si può fare.

Perché il miracolo del cambiamento non si impone da uno all’altro: può avvenire solo in chi ascolta l’esperienza altrui, accoglie la proposta e sceglie di farla propria.

Questo non accade “in patria”, nella casa del padre, dove impariamo a voler essere “padroni in casa nostra”, ma nel mondo, che è la “casa della madre”, delle relazioni d’amore libere, senza muri, senza respingimenti, senza confini, dove c’è responsabilità, riconoscimento reciproco e riconoscenza.

Tutto ciò è difficile, come dicevo all’inizio. Ma è fattibile, copiabile, possibile a ciascun uomo e a ciascuna donna. Non è “roba da preti”, missione per pochi...

Il Regno di Dio, dell’amore e della giustizia, ci è vicino e “viene” nella misura in cui ciascuno e ciascuna vi si dedica con semplicità, coerenza e pazienza. Se lo deleghiamo ai gerarchi, schiavi della loro sete di ricchezza e di dominio, resterà un’impresa impossibile. E’ parola di Gesù.

Beppe Pavan


SUL TEMA, NEL SITO, SI CFR.:

NUOVO REALISMO E "GAIA SCIENZA": LA LEZIONE DI DANTE (E NIETZSCHE), OGGI. CONOSCERE SE STESSI E CHIARIRSI LE IDEE, PER CARITÀ!


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