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SAN PAOLO, COSTANTINO, E LA NASCITA DEL CATTOLICESIMO. La "donazione di Pietro", la "donazione di Costantino" e noi, oggi.

martedì 11 giugno 2019
NASCITA DEL CATTOLICESIMO-ROMANO. UNA NOTA *
(...) non equivochiamo! Qui non siamo sulla via di Damasco, nel senso e nella direzione di Paolo di Tarso, del Papa, e della Gerarchia Cattolico-Romana: “[... ] noi non siamo più sotto un pedagogo. Non c’è più giudeo né greco; non c’è più schiavo (...)

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> SAN PAOLO, COSTANTINO, E LA NASCITA DEL CATTOLICESIMO. - Gesù e i suoi discepoli; la donna e Paolo; e i dottori della legge.

venerdì 21 settembre 2018

Lo scandalo degli ipocriti

· Messa a Santa Marta · *

      • «La Chiesa, quando cammina nella storia, è perseguitata dagli ipocriti: ipocriti da dentro e da fuori» e «il diavolo che è impotente con i peccatori pentiti», è forte proprio con gli ipocriti: «li usa per distruggere la gente, la società, la Chiesa». Con un invito ad affidarsi sempre più alla misericordia e al perdono di Dio, stando alla larga dallo «scandalo degli ipocriti»,
        -   Papa Francesco ha celebrato, giovedì 20 settembre, la messa a Santa Marta. *

«Nelle letture di oggi ci sono tre gruppi di persone: Gesù e i suoi discepoli; la donna e Paolo; e i dottori della legge». Riferendosi al passo evangelico di Luca (7, 36-50) «Gesù è invitato ma ricevuto senza tante cortesie - le cortesie abituali del suo tempo - ma lui fa finta di non accorgersene e va avanti. E appare questa donna. Il Vangelo dice una “peccatrice” - così la qualificavano - una di quelle il cui destino era o essere visitate di nascosto, anche da questi, i farisei, o essere lapidate». Ma «questa donna - ha fatto presente il Pontefice - si fa vedere con amore, con tanto amore verso Gesù, e non nasconde l’essere peccatrice, perché tutti la conoscevano, anche tanti lì a tavola l’avevano visitata».

Accennando poi al brano della prima lettera ai Corinzi (15, 1-11), il Papa ha fatto notare che «Paolo dopo aver parlato di tante cose, anche dei carismi, della Chiesa, va al nocciolo della salvezza: “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati [...] Io infatti sono il più piccolo tra gli apostoli e non sono degno di essere chiamato apostolo perché ho perseguitato la Chiesa di Dio”».

Dunque, ha rilanciato Francesco, «ambedue cercavano Dio con amore, ma amore “a metà”». Paolo «perché pensava che l’amore fosse una legge e aveva il cuore chiuso alla rivelazione di Gesù Cristo: perseguitava i cristiani, ma per lo zelo della legge, per questo amore non maturo». E «questa donna - ha proseguito il Papa - cercava l’amore, come quell’altra, la samaritana: poverina, tanti mariti e non trovava l’amore, e lo cercava. Il piccolo amore. E Gesù dice: “A questa le è stato perdonato tanto perché ha amato molto”».

«Ma come amare? Queste non sanno amare. Cercano l’amore» ha affermato il Pontefice. E «Gesù, parlando di queste, dice - una volta ha detto - che saranno davanti a noi nel regno dei cieli. “Ma quale scandalo...” - i farisei - “ma questa gente!”». Invece «Gesù guarda il piccolo gesto di amore, il piccolo gesto di buona volontà, e lo prende e lo porta avanti. Questa è la misericordia di Gesù: sempre perdona, sempre riceve».

«Un altro gruppo» ha spiegato Francesco riferendosi al brano odierno del Vangelo, è quello composto da «dottori della legge che guardavano Gesù per vedere se potevano trovarlo in errore tendendogli un tranello». Queste persone, ha aggiunto, «hanno un atteggiamento che soltanto gli ipocriti usano spesso: si scandalizzano. “Ma guarda, quale scandalo! Non si può vivere così! Abbiamo perduto i valori... Adesso tutti hanno il diritto di entrare in chiesa, anche i divorziati, tutti. Ma dove stiamo?”». E questo è «lo scandalo degli ipocriti».

«Questo è il dialogo - ha insistito il Pontefice - tra l’amore grande che perdona tutto, di Gesù, l’amore “a metà” di Paolo e di questa signora, e anche il nostro, che è un amore incompleto perché nessuno di noi è santo canonizzato. Diciamo la verità». E «l’ipocrisia: l’ipocrisia dei “giusti”, dei “puri”, di coloro che si credono salvati per i propri meriti esterni». Ma «Gesù a loro dice - agli ipocriti - “sepolcri imbiancati”. Tutto bello, cimiteri belli, ma dentro putredine e un marciume». Proprio «così è l’anima degli ipocriti».

«La Chiesa, quando cammina nella storia, è perseguitata dagli ipocriti: ipocriti da dentro e da fuori» ha affermato il Papa. «Il diavolo non ha niente da fare con i peccatori pentiti, perché guardano Dio e dicono: “Signore sono peccatore, aiutami”». E se «il diavolo è impotente» con i peccatori pentiti, «è forte con gli ipocriti. È forte, e li usa per distruggere, distruggere la gente, distruggere la società, distruggere la Chiesa». E «il cavallo di battaglia del diavolo è l’ipocrisia, perché lui è un bugiardo: si fa vedere come principe potente, bellissimo, e da dietro è un assassino».

La liturgia, dunque, oggi propone questi «tre gruppi di persone» ha riaffermato Francesco: «Gesù, che perdona, riceve, che è misericordioso, parola tante volte dimenticata quando sparliamo degli altri. Pensate a questo: dobbiamo essere misericordiosi, come Gesù, e non condannare gli altri. Gesù al centro». Poi ci sono «Paolo, peccatore, persecutore, ma con un amore “a metà”» e «questa signora, peccatrice, anch’essa con un amore “incompleto”». Ma «Gesù perdona tutti e due. E incontrano il vero amore: Gesù». Infine ci sono «gli ipocriti, che sono incapaci di incontrare l’amore perché hanno il cuore chiuso, nelle proprie idee, nelle proprie dottrine, nella propria legalità».

«Chiediamo a Gesù - è l’invito di Francesco a conclusione dell’omelia - che protegga sempre la nostra Chiesa, che come madre è santa ma piena di figli peccatori come noi. E che la protegga con la sua misericordia e il suo perdono ognuno di noi».

* Osservatore Romano, 20 settembre 2018


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