"PREFACE TO PLATO" (Eric A. Havelock, 1963): "CULTURA ORALE E CIVILTA’ DELLA SCRITTURA. Da Omero a Platone".

RILEGGERE HAVELOCK PER RICOMPRENDERE (ANCORA E MEGLIO) PLATONE - E NOI. Una sintesi (in pdf) del suo importante lavoro - di Federico La Sala

(...) un contributo essenziale a meglio comprendere la mutazione mentale (Vernant) che diede origine a quell’intellettualismo astratto che i Greci chiamarono filosofia (...)
lunedì 19 settembre 2011.
 


Sul tema, in rete e nel sito, si cfr.:

Eric A. Havelock (Wikipedia, the free encyclopedia): "Preface to Plato".

PLATONE E NOI, OGGI. Una nota di Federico La Sala, seguita da un’intervista a Mario Vegetti di Antonio Gnoli e la risposta di Dario Antiseri.

LA "PROFEZIA" DI MARSHALL MCLUHAN: NARCISO E LA MORTE DELL’ITALIA. Il "rimorso di incoscienza" di Marshall McLuhan

Dopo Copernico, l’uomo rotola dal centro verso la "X". Fine dell’"uomo teoretico": Web, Terra, e Mutamenti Antropologici.
-  PENSIERO LIQUIDO E CROLLO DELLA MENTE. Sulle nuove frontiere della riflessione estetica, un originale saggio di Gaetano Mirabella, scrittore e collaboratore del "McLuhan Program in culture and technology" di Toronto

PLATONE, PLATONISMO PER IL POPOLO, E CROLLO DELLA MENTE DELL’UOMO TEORETICO ...
-  HANS BLUMENBERG CI SOLLECITA: "USCITE DALLA CAVERNA"!

CREATIVITÀ: KANT E LA CRITICA DELLA SOCIETÀ DELL’UOMO A "UNA" DIMENSIONE. Una sollecitazione a svegliarsi dal sonno dogmatico.

FLS


DALLO STILO ALLO STILE (ET’ DEL FERO E DELL’AGRICOLTURA E DEL PLATONISMO OCCIDENTALE

RIPRENDERE L’INDICAZIONE DI DERRIDA RI RIPARTIRE DA ROUSSEAU E DAI SUOI "DISCORSI" E, IN PARTICOLARE, DAL "SAGGIO SULL’ORIGINE DELLE LINGUE" E DAL DISCORSO SULLA DSUGUAGLIANZA:

La questione dello stile ha nel post-strutturalismo una stagione piuttosto fervida, all’interno della quale occorre per lo meno ricordare quel Derrida che, al convegno su Nieztsche di Cerisy-la-Salle del luglio 1972, discute precisamente « il problema dello stile », titolo della conferenza che convergerà poi, nella sua versione editoriale, nel volume Sproni. Gli stili di Nietzsche . Il problema dello stile è, avverte Derrida, prima di tutto una citazione, dunque il rimando a «quello spazio liberato nel corso degli ultimi due anni da letture che iniziano una nuova fase nell’ambito di un processo d’interpretazione decostruttiva, vale a dire affermativa» (Derrida 1991: p. 40). Non si impiega però molto tempo a capire che attraverso la questione dello stile Derrida si mette in dialogo con l’Heidegger lettore di Nietzsche. In apertura al volume di Heidegger infatti si trova il riferimento al «grande stile», da distinguere dallo «stile “eroico-millantatore” ( heroisch- prahlerischen )» (Derrida 1991: p. 72), uno stile che non cade nel «confusionismo estetizzante» (p. 71) e che non scalfisce in niente il rigore del concetto. A questa dimensione Derrida aggiunge la complessità della differenza sessuale: il sujet della conferenza, da intendere come soggetto e come argomento insieme, è la donna. Si tratta di temi sui quali Derrida ritornerà ancora. Rispondendo a una domanda sullo stile nel 2002, in occasione del seminario di Barcellona con Hélène Cixous, Derrida afferma che

Lo stile è la punta con la quale si scrive. Quindi l’insistenza nel determinare l’idioma come stile, come figura dello stile, è un’insistenza direi fallocentrica che consiste nel pensare che scrivere sia un gesto di inscrizione tramite una punta decisiva, incisiva, e che laddove non c’è questa punta decisiva, incisiva, tagliente, affilata, non ci sarebbe stile. Ma questa è anche una interpretazione accademica, perché è proprio nella vecchia università che questo concetto veniva utilizzato. Oggi non si parla più di stile, o lo si fa molto poco [...] se risponde “non voglio avere stile” o “preferirei, in fin dei conti, non avere stile”, è perché se davvero si scrive con stile, se lo stile è l’ultima parola, non accade nient’altro. Se scrivo con l’autorità incisiva, decisiva di chi fa accadere qualcosa, che fa quello che dice, non accade niente. Perché qualcosa accada, cioè mi accada o accada alla lingua, occorre rinunciare all’autorità performativa, che decide di ciò che accade. Se voglio far accadere qualcosa, non accadrà nulla (Cixous, Derrida 2024: pp. 108-109).=== https://ladeleuziana.org/columns/pattern-e-assemblaggi/ === CFR. DELLA GRAMMATOLOGIA pg. 287)

SUL TEMA cfr. A. Verri, Origine delle lingue e civiltà in Rousseau; in appendice: Rousseau, Essai sur l’origine des langues, Ravenna 1972; P. Bora, Introduzione, in J. J. Rousseau, Saggio sull’origine delle lingue, a cura di P. Bora, Torino 1989, pp. vii-xxxvi. Un ruolo fondamentale nel dibattito è stato svolto da J. Derrida, Della grammatologia, a cura di R. Balzarotti, F. Bonicalzi, G. Contri, G. Dalmasso, A. C. Loaldi, Milano 1969, pp. 189-223.


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