Apprezziamo, Biasi, il tuo tentativo di scongiurare la dipartita dell’in-vasa-to Morrone, che, a seguirti, potrebbe financo trovarsi, dopo peregrinazioni in terra santa e nelle regioni dello scontro, tra i monti di Celestino V. Mi duole disilludere la tua affettuosa insistenza. Egli non c’è più, finalmente. Lo abbiamo cacciato, eliminato, annientato. Perché era giusto che fosse così. In natura, ogni cosa segue il suo corso, la logica sua propria. Ora che sono io il Grande giornalista, proveremo solo a verificare se, per caso, fra quelle montagne silane si trovino dei rudi ribelli e, qualora ci fossero, li combatteremo col nostro treno corazzato. Non c’è alcuna speranza che i piccoli movimenti tellurici di quei posti producano un rovesciamento dei ruoli. D’altra parte, tutti sono felici e la ricchezza, ci ha assicurato il Dittatore, fra quattro anni sarà traboccante e collettiva. Ah, vedessi le piantagioni di tabacco, la prospera fertilità dei campi, la serenità pubblica! Tutto dissipa le menzogne che "la Voce di Fiore" aveva costruito e divulgato a regola d’arte. Noi ci siamo rinforzati, abbiamo costituito un nostro Minculpop e vinto ogni insana opposizione. Bando a quelle interpretazioni rivoluzionarie ed eversive del gioachimismo avanzate dal Morrone e dai suoi compari. Gioacchino, ce lo dice il Grande presidente, pensò unicamente alla tenuta dello statu quo. A pensarci, Biasi, tu sei un rivoltoso: non m’importa delle tue visioni in ambito nazionale o globale, tu parli di cambiamenti a San Giovanni in Fiore. Perché? Nulla si deve modificare. Nulla può andar meglio di così, a San Giovanni in Fiore. Amen.
Il nuovo Direttore, Grande giornalista