Gli sfacciati di Pyongyang *
Il test nucleare della Corea del Nord è il risultato dei ritardi con cui la comunità internazionale si è occupata degli ordigni proibiti di Kim Jong-Il ma l’onda d’urto che ne è scaturita investendo le capitali delle maggiori potenze può segnare il momento di inizio di una solida alleanza fra Usa, Europa, Russia e Cina contro la proliferazione delle armi non convenzionali. La comunità internazionale si è fatta beffare negli ultimi venti anni da Pyongyang per tre motivi. Primo: è stata incapace di intercettare i traffici clandestini di centrifughe gestiti da A.Q. Kahn, padre della bomba pakistana. Secondo: è stata immobilizzata dalle lacerazioni causate dalla guerra in Iraq, iniziata da Washington e Londra per smantellare armi di distruzione di massa che non si sono ancora trovate. Terzo: Bill Clinton prima e George W. Bush dopo non sono riusciti a raggiungere con Pechino un’intesa strategica sul futuro assetto della penisola coreana, ancora divisa lungo il 38° parallelo dall’ultima frontiera della Guerra Fredda. Ma quanto avvenuto nelle prime ore di ieri nell’impianto di Hwaderi ha creato una situazione nuova: i leader di Usa, Russia, Cina ed Unione Europea hanno parlato all’unisono, spinti dal timore che la bomba del «Caro Leader» di Pyongyang possa essere venduta, esportata e finire nelle mani dei terroristi. Nelle conversazioni di Bush con i colleghi russo Vladimir Putin e cinese Hu Jintao è stato evocato lo spettro di un 11 settembre nucleare. La chiave di questa convergenza non è solo nel comune timore del terrorismo atomico ma in quanto sta avvenendo a Pechino, che definendo «sfacciati» i nordcoreani ha fatto capire al Consiglio di Sicurezza di essere pronta a dare inizio ad una nuova fase di cooperazione internazionale in Estremo Oriente, nel segno della lotta alla proliferazione. Grazie al passo di Hu Jintao, per una giornata il Palazzo di Vetro è tornato ad essere lo specchio di un mondo unito contro le minacce del XXI secolo come avvenne dopo l’11 settembre. E’ un’unione politicamente fragile e destinata ad essere messa a dura prova già nelle prossime ore dalle decisioni che incombono sulle sanzioni alla Corea del Nord ed all’Iran. Copyright ©2006 La Stampa
www.lastampa.it, 10.10.2006