Sicko : la sanità Usa è classista e inumana
di Pasquale Colizzi *
Michael Moore ritorna a Cannes, il festival roccaforte del cinema come “arte”. Dice che non è voluto essere in concorso per non rubare l’attenzione di cotanti directors e attori ma presentando Sicko, documentario inchiesta sul sistema sanitario degli Stati Uniti ostaggio delle assicurazioni private e delle lobby farmaceutiche, ha avuto tutti gli occhi della stampa addosso. Altri, quelli della giustizia americana, già lo avevano puntato. Il 2 maggio l’amministrazione Bush ha fatto sapere di avere intentato un’azione legale (e preventiva) contro Moore e i suoi collaboratori per essere entrati illegalmente a Cuba. «Martedì rischio di essere arrestato e il mio film Sicko confiscato» ha detto ai giornalisti. Per la verità poco preoccupato. Anche perchè sul suo blog ha raccontato che il doc non è stato fatto vedere a nessuno e quando ha visto che aria tirava, ne ha portato in anticipo una copia in Europa. Un po’ come i registi cinesi o iraniani, costretti a portare all’estero clandestinamente le copie dei film non graditi al regime. Ma cosa si è inventato Moore? Tra le altre cose, con una barca è partito da Miami approdando giusto di fronte, a Guantanamo, la base americana installata a Cuba. Portava 10 reduci volontari che hanno lavorato alle macerie di Ground Zero, si sono ammalati e non possono permettersi le cure a pagamento. All’ospedale della base sono stati respinti, naturalmente, ma il gruppo ha ripiegato in un ospedale pubblico cubano, ottenendo le migliori cure. Tante grazie Fidel.
La tecnica di Moore, che ha avuto il merito di rilanciare il documentario d’inchiesta per il grande pubblico, è ormai collaudata. Impermeabile alle critiche di “antiamericanismo”, le solite quando si tocca un nervo scoperto del carattere nazionale, nel 2002 ha fatto uscire Bowling at Columbine. Vincendo l’Oscar come miglior documentario. Un lungo resoconto del tartassamento mediatico e culturale che produce nell’americano medio la paranoia del pericolo esterno (un vicino, un malintenzionato, uno straniero) e lo spinge a comprare armi. L’idea era nata dopo l’ennesima strage in un college per mano di due studenti vestiti da Rambo. Poi l’esploit del 2004, quando Fahrenheit 9/11, una cronistoria delle reiterate bugie dell’amministrazione Bush nel post-Torri gemelle, prima è stato osteggiato in tutti i modi negli Usa. Poi, in maniera inusuale per un doc, è stato invitato in concorso a Cannes e, complice il presidente di Giuria Quentin Tarantino e l’animo liberal che soffia sulla Croiesette (e tra gli autori europei), ha vinto la Palma d’oro. Tornando in patria con un motivo in più per essere distribuito. Dopo che la Walt Disney aveva impedito alla controllata Miramax di farlo.
Naturale che stavolta alla Casa Bianca, nientemeno, sia corsa ai ripari in anticipo: si vuole bloccare Sicko prima che esca nei cinema (si prevede per il 29 giugno), prendendo a pretesto qualsiasi cavillo per non mettere in mostra il ventre molle dell’american life style. Adesso tocca alla salute assicurata solo ai ricchi, 50 milioni di poveri senza alcuna assistenza (9 sono bambini), l’ignoranza diffusa, le lobby che governano la politica. Niente di grave: Moore sa giocare con i media. Quando tratta un argomento l’inchiesta è sempre appuntita, precisa nei fatti ma giocata anche con ironia e improvvisazione “situazionista”. Un esempio: la scenetta inserita nel suo doc con l’autore a spasso per i viali di Parigi a guardare con invidia cittadini felici, fidanzati che si baciano e malati che possono andare all’ospedale senza pagare un soldo, perchè sono pubblici e gratuiti. Durante la proiezione per la stampa ci sono stati applausi a scena aperta. Oppure, sentite questa: un uomo ha perso due dita in un incidente: per riattaccare il primo gli avevano chiesto 12mila $, per il secondo 60mila $. Lui, commenta Moore con un po’ di sarcasmo, siccome è un tipo romantico ha scelto l’indice. Nel caso gli serva per infilare un anello.
* l’Unità, Pubblicato il: 19.05.07, Modificato il: 19.05.07 alle ore 19.00