RICERCA SCIENTIFICA, STORIA, FILOSOFIA, E FILOLOGIA...
"La scoperta. Così Galileo confutò Tolomeo.
Il libro è stato individuato in una raccolta della Biblioteca nazionale centrale di Firenze: la scoperta va attribuita a un giovane, esperto di Galileo: Ivan Malara, assegnista di ricerca all’Università di Milano
di Stefano Salis, (Il Sole -24 Ore, 17 febbraio 2026).
Si, sono proprio note di pugno di Galileo Galilei. La presentazione pubblica, avvenuta a Firenze, con tanto di esposizione della copia dell’Almagesto di Tolomeo con annotazioni galileiane (la notizia era stata anticipata dalla Domenica del Sole 24 Ore) è una clamorosa novità, che permette, tra l’altro di rivedere alcuni studi fondamentali sulle conoscenze del grande scienziato.
Il libro è stato individuato in una raccolta della Biblioteca nazionale centrale di Firenze (dove il 17 febbraio si è tenuta a battesimo la scoperta): la scoperta va attribuita (e anche questa è una buona notizia) a un giovane, esperto di Galileo: Ivan Malara, assegnista di ricerca all’Università di Milano.
Si tratta dell’opera contenente la traduzione latina delle opere di Tolomeo, pubblicato a Basilea nel 1551, e custodito all’interno del Fondo Magliabechiano della Biblioteca. La scoperta è maturata nell’ambito di uno studio volto a chiarire quale fosse la conoscenza diretta che Galileo aveva dell’Almagesto, e in particolare, su quale testo avesse studiato.
L’opera è composta da 13 volumi e i primi cinque presentano numerose annotazioni che lo studioso ha ricondotto a un giovane Galileo. “La grafia è estremamente simile - ha spiegato Malara - è quasi identica e poi anche dal punto di vista dei contenuti ci sono alcune postille che richiamano in modo evidente il contenuto di altre idee galileiane”.
Per Malara le annotazioni sono riconducibili a “un periodo tra il 1589 e il 1592, quando Galileo insegnava matematica a Pisa”. Il contenuto delle note, ha continuato Malara, “è estremamente tecnico. Galileo annota soprattutto le parti tecniche, cerca di comprendere, spiegare e chiarire alcuni passaggi matematici. C’è un passaggio dove Galileo più che confutare dice ’qua l’esperienza ci dice qualcosa di diverso’; e questo è un passo interessante perché è una critica in linea con quello che noi ritroviamo in altri scritti di Galileo”.
Altro aspetto singolare, ha concluso lo studioso, “è una preghiera. Ci sono delle testimonianze di poco successive che ci dicono che Galileo solitamente pregava, faceva orazione a Dio prima di studiare l’Almagesto, perché è un’opera veramente difficile e complicata”.
Galileo, appunti per cambiare il cosmo
Lo studioso Ivan Malara ha ritrovato a Firenze l’edizione annotata da Galilei dell’Almagesto di Tolomeo. Così la teoria eliocentrica era pronta per fare ingresso nella scienza. Racconto di una scoperta
di Ivan Malara (Il Sole - 24 Ore, 17 febbraio 2026)
Non sempre le ricerche d’archivio ripagano le fatiche di chi le intraprende; più spesso si traducono in pazienti attese, silenzi, false piste. Talvolta, però, capita che la perseveranza, insieme a un po’ di fortuna, venga ricompensata da una scoperta capace di mutare la prospettiva di uno sguardo ormai assuefatto. È proprio quello che mi è accaduto durante una di tali ricerche: tra i tanti volumi che stavo consultando alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, ne è emerso uno davvero inatteso, corredato di cospicue postille autografe. Postille che si sono poi rivelate essere di Galileo.
Tutto è iniziato poco più di tre anni fa. Il mio lavoro mirava a colmare una lacuna che consideravo significativa: chiarire quale fosse la conoscenza che Galileo aveva dell’Almagesto di Tolomeo, composto verso la metà del II secolo d.C. e per oltre un millennio testo di riferimento imprescindibile per lo studio dell’astronomia. Ovviamente, la consuetudine di Galileo con il sistema geocentrico di Tolomeo era ben nota e documentata. Ma che lettura aveva fatto dell’Almagesto, quale edizione aveva usato? E, soprattutto, che ruolo ebbe tale lettura nel suo approccio al De revolutionibus orbium coelestium (1543) di Copernico, dove si proponeva invece una visione eliocentrica dell’universo? Nella vastissima letteratura critica su Galileo, queste domande sono rimaste sullo sfondo, senza ricevere l’attenzione che meritavano.
L’ipotesi che ha guidato la mia ricerca può sembrare audace, perfino paradossale: forse uno dei fattori decisivi che portarono Galileo ad abbracciare la dottrina di Copernico fu proprio la sua padronanza degli aspetti più specialistici dell’Almagesto di Tolomeo. Certo, si tratta di due sistemi cosmologici opposti: quello di Copernico eliocentrico e quello di Tolomeo geocentrico. È anche vero però che erano stati entrambi formulati con la stessa lingua matematica e si avvalevano di tecniche astronomiche in larga parte condivise. Di conseguenza, l’Almagesto forniva a Galileo la grammatica indispensabile per comprendere il De revolutionibus.