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Chi siamo noi, in realta?

COME IN CIELO COSì IN TERRA: LIBERARSI IN VITA. Elémire ZOLLA: il problema della "CONOSCENZA RELIGIOSA". Una "presentazione" di Emanuele Trevi - a c. di Federico La Sala

giovedì 30 novembre 2006
Elémire Zolla
L’avventura di uno gnostico che collezionava segreti
Ritratto di un grande cultore del sapere, vorace divoratore di libri e di esperienze, capace di articolare e connettere in una «mappa dell’immaginale» imprevedibili costellazioni di senso. Parlava del suo metodo come di un processo di indagine nel quale si ritrovano congiunti il protagonista, l’oggetto e il mezzo della conoscenza, lungo un percorso di trasformazione interiore Una giornata di convegno alla Casa delle (...)

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> LIBERARSI IN VITA - "DIONISO ERRANTE": ZOLLA, DIONISO, NIETZSCHE, CRISTIANESIMO --- SAPERE DELLA NASCITA: APPUNTI SULLA PROCREAZIONE UMANA, SULLA SVOLTA DELLE "EUMENIDI", E LE FALLOFORIE NELL’ANTICA GRECIA.

martedì 17 marzo 2026

ANTROPOLOGIA, STORIA, RELIGIONE, ED ECONOMIA POLITICA: L’AGRICOLTURA, LA PROCREAZIONE UMANA, LA SVOLTA DELLE "EUMENIDI" (ESCHILO), E LE FALLOFORIE (LE FESTE IN ONORE DI DIONISO E DI PRIAPO NELL’ANTICA GRECIA):

      • B) SIGMUND FREUD, «L’ UOMO DEI TOPI» (1909), E L’IGNORANZA DEL RUOLO CHE HA LA DONNA NELL’ATTO DELLA "PRO-CREAZIONE": "Come dice Lichtenberg: «L’astronomo sa se la luna sia abitata o no, all’incirca con la stessa sicurezza con cui sa chi sia stato suo padre, ma con ben altra sicurezza sa invece chi è sua madre». Un gran progresso della civiltà si compì il giorno in cui l’uomo decise di avvalersi, accanto alla testimonianza dei sensi, della deduzione logica e di passare dal matriarcato al patriarcato. Le figure preistoriche in cui si vede una piccola forma umana seduta sul capo di un’altra più grande rappresentano appunto la discendenza dal padre, Atena senza madre scaturisce dal capo di Giove. Ancor oggi, in tedesco, il testimone che attesta qualcosa davanti a una corte giudicante si chiama Zeuge [letteralmente "generatore"], per la parte che ha il maschio nell’atto di procreazione; già nei geroglifici troviamo rappresentato il testimone con l’immagine dei genitali maschili." (S. FREUD, "Casi clinici 5. L’uomo dei topi", 1909).


C) IL MITO DI PRIAPO
-  di Gianfranco Ricci (Mitologia greco e romana, fbook, 14 marzo 2026).

La mitologia classica, greca e romana, è popolata da un gran numero di creature suggestive, alcune affascinanti altre inquietanti.
-  Tra le più singolari, occupa un posto di rilievo la figura di Priapo.

“Ritiratevi, fate posto al dio! perché egli vuole enorme, retto, turgido, procedere nel mezzo.”
-  (canto delle falloforie, feste in onore a Dioniso e Priapo)

Priapo è una divinità maschile, simbolo dell’istinto erotico e della potenza generativa maschile: si tratta di una divinità legata ai culti della fertilità e della forza.
-  Figlio di Afrodite e di Dioniso, Priapo vede nella propria figura l’unione degli attributi divini dei propri genitori: l’eros e la frenesia, l’istintualità e la forza, la fascinazione e l’esaltazione del piacere.

Prima della terribile guerra di Troia, narrata nell’Iliade di Omero, Paride, principe troiano, venne convocato dalle dee dell’Olimpo per decidere chi tra loro fosse la più bella: Paride assegnò la celebre mela d’oro ad Afrodite, suscitando l’ira di Era.
-  La sposa di Zeus, furiosa, colpì Priapo, a quel tempo nel grembo della madre Afrodite: il piccolo sarebbe nato con una vistosa deformità. Il piccolo Priapo avrebbe avuto enormi organi genitali, considerati dagli antichi fonte stessa della vita.

A questa deformità si sarebbe sommato un aspetto orribile e la scarsa intelligenza. Priapo venne bandito dall’Olimpo per il proprio comportamento animalesco, senza poter mai più fare ritorno. Da allora, egli vaga per il mondo, pretendendo il sacrificio in suo onore, ogni anno, di un asino, simbolo di lussuria.

Il culto di Priapo ha avuto un grande successo in età ellenistica e romana, in particolare in concomitanza dei riti dionisiaci e orgiastici. I seguaci di Priapo lo invocavano per avere fortuna nei raccolti e in amore: il dio infatti veniva venerato per ottenere fertilità nella vita privata e nelle attività agricole e di allevamento.
-  “Salve Priapo, Padre fecondo, di orti custode, violatore. Ti invoco, rubizzo, dissipatore, spermatico. Tu che semini la vita. Defloratore, sgomento di vergini, igneo, fallopodo, fugatore di ladri e di uccelli, signore del fico, magmatico. Vieni a noi, possiedici col calore del tuo fuoco, dacci l’ardore che ti pervade, o comburente.” (anonimo vaticano)

Per questo, cippi fallici in onore di Priapo venivano eretti come segno per delimitare i campi coltivati.
-  Il membro di Priapo rappresenta un potente simbolo di fortuna e virilità, utilizzato per combattere le invidie e il malocchio; per questo Priapo è spesso raffigurato all’ingresso delle antiche ville patrizie romane.

Da Priapo prende nome il “priapismo”, una condizione patologica dei corpi cavernosi, responsabile di un’erezione indesiderata e dolorosa.
-  Gli attributi di Priapo rappresentano, dal punto di vista psicoanalitico, l’esempio dell’effetto drammatico della scissione del godimento dal desiderio: Priapo incarna una pulsione cieca, senza limite e senza particolarità. È come se il dio fosse dominato dalla sua genitalità, senza cura alcuna per l’altro o per l’umanizzazione del suo desiderio.

La figura di Priapo è “idiota” proprio per questa centralità cieca e insensata dalla mera scarica, della sessualità ridotta a questione meccanica e meramente idraulica.
-  La debilità mentale di Priapo ha proprio a che fare con questa sua destituzione, con il suo essere l’idiota servo della pulsione, il mero strumento della sua spinta erotica senza fine.

L’identità maschile si orienta, consciamente e inconsciamente, sulla “consistenza” fallica del soggetto, che si gioca non sul fronte della prestazione sessuale, bensì del desiderio: il soggetto sa perseguire il proprio desiderio? È abbastanza “potente” da riuscirci?
-  Il simbolo fallico incarna, fin dall’antichità, la necessità per l’uomo di avere la “forza simbolica” di assumere e farsi carico del proprio desiderio.

Nel complesso di Edipo si gioca, non a caso, la trasmissione simbolica del “titolo” che autorizza il soggetto a giocare la propria partita sul piano del desiderio; il padre infatti, detentore del potere simbolico del fallo, lo concede al figlio, purché rispetti l’interdizione universale dell’incesto: “puoi desiderare chi vuoi, eccetto tua madre”.

Il ridurre il rapporto con la pulsione alla mera scarica è un fallimento nella dialettica del desiderio: il rapporto con l’altro, regolato dal solo godimento, diviene piatto, privo di articolazione e di storia. Il partner ridotto a “mero oggetto” è un fantasma maschile che rifiuta il confronto e l’accoglienza della differenza, incarnata dal femminile.

Il fantasma maschile infatti ricerca il pezzo, terrorizzato dall’intero del femminile, perché da esso teme di venire schiacciato e castrato.
-  L’imposizione virile della forza allora serve a disinnescare la minaccia eviratrice del femminile.
-  L’evidenza dell’eccitazione maschile e della forza infatti ha spesso, per l’uomo, un effetto concreto di conferma della propria virilità.

La figura mitologica del dio Priapo allora richiama questo tema universale, nella sua forma più grottesca.
-  Nell’immagine il celebre Priapo ritrovato a Pompei, all’ingresso di una villa patrizia, nell’atto di pesare sulla bilancia il proprio membro.

      • Per approfondire:
        -  Anonimo - “Priapea” (carmi latini);
        -  Richard Payne Knight - “Il culto di Priapo”;
        -  Vittorio Fincati - “Il santo padre. Storia del culto di Priapo narrata dal nume in persona”.


      • D) GIUBILEO 2000: DICHIARAZIONE SUL "MISTERO DELLA INCARNAZIONE" DEL CARDINALE DARIO CASTRILLON HOYOS: "Duemila anni fa, un ovulo fu miracolosamente fecondato dall’azione soprannaturale di Dio, da questa meravigliosa unione risultò uno zigote con un patrimonio cromosomico proprio. Però in quello zigote stava il Verbo di Dio"(dichiarazione del Cardinale Dario Castrillon Hoyos, alla XV conferenza internazionale del Pontificio consiglio, "la Repubblica" del 17 novembre 2000, p. 35).

      • E) L’INCARNAZIONE DI GESU’ SECONDO L’IMMAGINAZIONE "TEANDRICA" PLATONICO- PAOLINA E COSTANTINIANA. Il neo-cardinale cattolico Gianfranco Ravasi la presenta come "il realismo del nascere nella storia"!!! Il suo articolo (2010), con note: "(...) L’«incarnazione» è incisa nella memoria di tutti, anche di chi è agnostico, con una frase lapidaria del celebre prologo del Vangelo di Giovanni, un testo che è stato definito «una parabola teandrica».

fls


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