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Questione antropologica

IL PROGRAMMA DI KANT. DIFFERENZA SESSUALE E BISESSUALITA’ PSICHICA: UN NUOVO SOGGETTO, E LA NECESSITA’ DI "UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA".

sabato 16 dicembre 2006 di Federico La Sala
COME ALL’INTERNO, COSI’ ALL’ESTERNO: "VERE DUO IN CARNE UNA". NOTE SUL PROGRAMMA DI KANT
di Federico La Sala *
Kant elaborò esplicitamente tutto l’apparato di concetti, di principi, di argomentazioni della sua filosofia, per giustificare la validità della conoscenza nel caso di un soggetto attivo e recettivo insieme, cioè in vista di un punto di partenza precisamente dualistico, e non unitario (V. Mathieu, Introduzione all’Opus Postumum di Kant, Zanichelli, Bologna, 1963). (...)

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> IL PROGRAMMA DI KANT ---- FILOSOFIA, SCIENZA, E STORIOGRAFIA: A PROPOSITO DEI "FONDAMENTI DELLA GEOMETRIA" DI BERTRAND RUSSELL, SULLE ORME DI FICHTE.

sabato 8 novembre 2025

FILOSOFIA, SCIENZA, E STORIOGRAFIA: A PROPOSITO DEI "FONDAMENTI DELLA GEOMETRIA" DI BERTRAND RUSSELL, SULLE ORME DI FICHTE E DEL NEOHEGELISMO...

PUR ACCOGLIENDO CON GENEROSITA’ E ATTENZIONE IL LAVORO PIENO DI "ENTUSIASMO" DI FICHTE (1762-1814), KANT SAPEVA BENISSIMO DELLE CONSEGUENZE RELATIVE ALLA "CRITICA DI OGNI RIVELAZIONE" (FICHTE, 1792) ) DELLA RAGION PURA": EGLI AVEVA GIA’ CHIARITO LA SUA POSIZIONE TEORETICA SIA CONTRO L’EMPIRISMO (CFR. "I SOGNI DI UN VISIONARIO SPIEGATI CON I SOGNI DELLA METAFISICA ", 1766) SIA "CONTRO L’IDEALISMO" (1787), E NON SOLO AVEVA POSTO A FONDAMENTO DELLA SUA RIVOLUZIONE ANTROPOLOGICA ("COPERNICANA"), NON SOLO "UN SOGGETTO ATTIVO E RECETTIVO INSIEME, CIOE’ IN VISTA DI UN PUNTO DI PARTENZA PRECISAMENTE DUALISTICO, E NON UNITARIO" (V. MATHIEU, 1963), MA ANCHE DUE "SEGNAVIA" PER NON NAUFRAGARE NE’ DAL LATO "PERSONALE" (SOGGETTIVO) NE’ DAL LATO "POLITICO" (OGGETTIVO):

      • «Due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione sempre nuova e crescente, quanto più spesso e più a lungo la riflessione si occupa di esse: il cielo stellato sopra di me, e la legge morale dentro di me. Queste due cose io non ho bisogno di cercarle e semplicemente supporle come se fossero avvolte nell’oscurità, o fossero nel trascendente, fuori del mio orizzonte; io le vedo davanti a me e le connetto immediatamente con la coscienza della mia esistenza. La prima comincia dal posto che io occupo nel mondo sensibile esterno, ed estende la connessione in cui mi trovo, a una grandezza interminabile, con mondi e mondi, e sistemi di sistemi; e poi ancora ai tempi illimitati del loro movimento periodico, del loro principio e della loro durata. La seconda comincia dal mio io invisibile, dalla mia personalità, e mi rappresenta in un mondo che ha la vera infinitezza, ma che solo l’intelletto può penetrare, e con cui (ma perciò anche in pari tempo con tutti quei mondi visibili) io mi riconosco in una connessione non, come là, semplicemente accidentale, ma universale e necessaria. Il primo spettacolo di una quantità innumerevole di mondi annulla affatto la mia importanza di natura animale che deve restituire nuovamente al pianeta (un semplice punto nell’universo) la materia della quale si formò, dopo essere stata provvista per breve tempo (e non si sa come) della forza vitale. Il secondo, invece, eleva infinitamente il mio valore, come [valore] di una intelligenza, mediante la mia personalità in cui la legge morale mi manifesta una vita indipendente dall’animalità e anche dall’intero mondo sensibile, almeno per quanto si può inferire dalla determinazione conforme a fini della mia esistenza mediante questa legge: la quale determinazione non è ristretta alle condizioni e ai limiti di questa vita, ma si estende all’infinito.» (I. Kant, "Critica della ragion pratica, Bari, Laterza, 1966, pp. 201-202).

IL PROBLEMA "EUCLIDE" (PLATONE) E LA LEZIONE DI KANT. BERTRAND RUSSELL (1872-1970), NEI "FONDAMENTI DELLA GEOMETRIA" (1897), "accecato" dalla perdurante onda storiografica idealistica (fichte-hegeliana), dopo aver condiviso l’opinione che per Kant "a priori e soggettivo erano termini quasi intercambiabili", e, pur sapendo che "una percezione dei sensi pura, è naturalmente una astrazione impossibie - non siamo mai interamente passivi sotto ll’azione di uno stimolo esterno - ma i fini della psicologia, l’astrazione è utile" (p. 14), nel cap. "1. Breve storia della metageometria", così scrive:

      • "Quando viene attaccato un sistema affermato da lungo tempo, accade di solito che l’attacco inizi solo in un unico punto, dove è particolarmente manifesta la debolezza della dottrina riconosciuta. ma è probabile che la critica, una volta avviata, si estenda molto al di là di quanto i più temerari avrebbero desiderato al principio.
      • Una volta iniziata la liquefazione, non si giunge infine, se non all’intelligente attacco di Fichte a Dio Stesso?
      • Ed è stato così per la geometria. I punto di liquefazione dell’ortodossia euclidea è l’assioma delle parallele, e fu il rifiuto di accettare questo assioma a segnare l’inizio della metageometria." (B. Russell, "I fondamenti della geometria", Newton Compton Editori, 1981, p. 19).

Le illusioni di Russell di far chiarezza sul "nodogordiano" che lega Kant ed Euclide ("a priori e soggettivo") cadranno presto, e, nel 1959, egli dichiarerà addirittura che "a parte i dettagli, non credo vi sia alcunchédi valido in questa mia opera giovanile". A lode di Russell, è da dire, però, che, se pure la "amletica" questione non è del tutto risolta, né dal punto di vista antropologico-linguistico (Kant-Humboldt), né antropologico-scientifico (Kant-Einstein), moltissimi sono stati i passi avanti da lui fatti.

Federico La Sala


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