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Questione antropologica

IL PROGRAMMA DI KANT. DIFFERENZA SESSUALE E BISESSUALITA’ PSICHICA: UN NUOVO SOGGETTO, E LA NECESSITA’ DI "UNA SECONDA RIVOLUZIONE COPERNICANA".

sabato 16 dicembre 2006 di Federico La Sala
COME ALL’INTERNO, COSI’ ALL’ESTERNO: "VERE DUO IN CARNE UNA". NOTE SUL PROGRAMMA DI KANT
di Federico La Sala *
Kant elaborò esplicitamente tutto l’apparato di concetti, di principi, di argomentazioni della sua filosofia, per giustificare la validità della conoscenza nel caso di un soggetto attivo e recettivo insieme, cioè in vista di un punto di partenza precisamente dualistico, e non unitario (V. Mathieu, Introduzione all’Opus Postumum di Kant, Zanichelli, Bologna, 1963). (...)

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> IL PROGRAMMA DI KANT. --- RIFORMA DELLA METAFISICA E QUESTIONE ANTROPOLOGICA: LA CRITICA DELLA RAGION "PURA" E L’AMLETICO "RICORDO" DELLA REGINA DI TROIA ("ECUBA").

venerdì 30 gennaio 2026

FILOLOGIA, FILOSOFIA, STORIA, E ANTROPOLOGIA: LA QUESTIONE "HAMLETICA" DI "ECUBA" (SHAKESPEARE), LA SOLLECITAZIONE KANTIANA ALLA "RIFORMA DELLA METAFISICA" (1781), E "L’OROLOGIO DELL’APOCALISSE", OGGI (2026).

      • "L’AIUOLA CHE CI FA TANTO FEROCI" (DANTE), LA METAFISICA (UN CAMPO DI BATTAGLIA DI INFINITI CONFLITTI), E LA REGINA "ECUBA" (SHAKESPEARE, "AMLETO", II.2.554):
      • UN "INVITO" A UNA RILETTURA "CRITICA DELLA RAGION PURA" (1781), A PARTIRE DALLA INDICAZIONE, DATA DALLO STESSO KANT, ALL’INIZIO DELLA "PREFAZIONE" DELLA PRIMA EDIZIONE, CON IL "RICHIAMO" ALLA REGINA DI TROIA *:

"La ragione umana, in un certo genere della sua conoscenza, è particolarmente destinata a trovarsi gravata di questioni, che non può evitare - poiché esse le sono imposte dalla natura della ragione stessa - alle quali tuttavia non può dare risposta, poiché esse superano ogni potere della ragione umana. Essa incorre senza sua colpa in queste perplessità. Incomincia da princípi fondamentali il cui uso nel corso dell’esperienza è inevitabile e in pari tempo accertato da questa a sufficienza. Con essi sale (come porta pure con sé la sua natura) sempre piú in alto, a condizioni piú remote. Ma a questo punto essa si rende conto che in tal maniera il suo compito deve rimaner ognora incompiuto, perché le questioni non finiscono mai: e cosí si vede obbligata a ricorrere a princípi fondamentali che superano ogni possibile uso di esperienza e tuttavia appaiono cosí insospettabili, che anche la ragione comune degli uomini ne ha intelligenza.

Ma con ciò essa cade in oscurità e contraddizioni dalle quali può appunto ricavare che vi devono essere alla base, nascosti da qualche parte, degli errori che però essa non può scoprire, perché i princípi di cui si serve, siccome si estendono oltre i limiti di ogni esperienza, non riconoscono piú nessuna pietra di paragone della esperienza. Il campo di battaglia di questi infiniti conflitti si chiama ora Metafisica.

Vi fu un tempo, in cui essa venne detta la regina delle scienze, e, se si considera l’intenzione piuttosto che i fatti, meritò certamente questo titolo a causa della preminente importanza del suo oggetto. Ora, la moda della nostra epoca porta a mostrarle ogni disprezzo, e la matrona piange, ripudiata e abbandonata, come Ecuba: Modo maxima rerum, tot generis natisque potens, nunc trahor exul inops (“Fino a poco fa la piú grande e potente per tanti generi e figli, ora mi trascino, esule e senza aiuto”, Ovidio, Le metamorfosi, XIII, vv. 508-510).

Da principio, sotto il governo dei dogmatici, la sua signoria fu dispotica. Ma poiché la legislazione aveva in sé ancora la traccia dell’antica barbarie, essa degenerò via via, attraverso guerre interne, in piena anarchia, e gli scettici, una specie di nomadi, che rifuggono da ogni coltivazione stabile del suolo, produssero di tempo in tempo degli scismi nell’unione della civiltà. Siccome, per fortuna, questi scettici sono stati pochi e non hanno potuto impedire che cercassero di ricostruire sempre di nuovo quella unità, sebben senza alcun piano coerente.
-  Nell’Età moderna sembrò per un momento che una certa fisiologia dell’intelletto umano (opera del celebre Locke) dovesse por fine a tutte queste polemiche, e si dovesse decidere in via definitiva della legittimità di quelle pretese. Si trovò, per altro, che, sebbene l’origine di quella presunta regina venisse fatta risalire al popolo dalla comune esperienza e perciò avrebbe dovuto a buon diritto essere sospettata di usurpazione, tuttavia essendole questa genealogia di fatto falsamente attribuita, essa continuava a sostenere le proprie pretese; sicché tutto cadde di nuovo nell’antiquato, tarlato dogmatismo e da questo nel disprezzo del quale si sarebbe voluta tirar fuori la scienza.
-  Adesso, dopo che tutte le vie (come si può vedere) sono state tentate invano, predominano nelle scienze amarezza e totale indifferenza, il caos e la notte: ma pur vi appare insieme l’inizio, o almeno il preludio, di un loro prossimo rinnovamento e di una loro illuminazione, dopo che sono state ridotte da una diligenza impiegata male, a oscure, erronee e inservibili. [...]" (I. Kant, "Critica della ragion pura", cfr. Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1971, vol. XVII, pagg. 198-200, 208-209).

* Nota:

      • ECUBA: "[...] Distrutta è la grande Troia, / e la strage di un popolo è finita con un’immane catastrofe,/ma almeno è finita. Solo per me Pergamo esiste ancora: / le mie pene proseguono ancora. Io ch’ero al culmine del prestigio, / fiera di tanti figli, generi, nuore e marito, / qui son tratta in esilio, indigente, strappata alle tombe dei miei, / offerta a Penelope, che mi farà filare la lana / e, mostrandomi alle donne di Itaca, dirà: "Questa / è la famosa madre di Ettore, la consorte di Priamo!" [...]" (OVIDIO, "Le metamorfosi", XIII, 305-513, Einaudi, Torino).

Federico La Sala


Ricerca e Istituzioni

L’Orologio dell’Apocalisse mai così vicino a mezzanotte, lancette a 85 secondi
-  Oltre a nucleare e guerre, considera anche minacce clima, biologiche e IA

di Elisa Buson e Leonardo De Cosmo (ANSA, 27 gennaio 2026)

      • [FOTO] L ’orologio dell ’Apocalisse segna 85 secondi alla mezzanotte (fonte: Bulletin of Atomic Scientists)

L’Orologio dell’Apocalisse è più vicino che mai alla mezzanotte. Le sue lancette sono state spostate in avanti da 89 a 85 secondi alla mezzanotte che simboleggia la catastrofe globale. Lo annuncia il Bulletin of the atomic scientists fondato nel 1945 da Albert Einstein e che dal 1947 scandisce il tempo che manca alla fine del mondo e che adesso, oltre alla catastrofe nucleare e alle guerre, considera anche le minacce che derivano dal cambiamento climatico, quelle biologiche e quelle legate alle nuove tecnologie come l’IA.

"Un anno fa, avevamo lanciato l’allarme: il mondo era pericolosamente vicino a un disastro globale - dicono gli esperti del Bulletin of the atomic scientists - e qualsiasi ritardo nell’inversione di rotta avrebbe aumentato la probabilità di una catastrofe. Invece di prestare attenzione a questo avvertimento, Russia, Cina, Stati Uniti e altri grandi Paesi sono diventati sempre più aggressivi, antagonisti e nazionalisti. Le intese globali duramente conquistate stanno crollando, accelerando una competizione tra grandi potenze in cui il vincitore prende tutto e minando la cooperazione internazionale fondamentale per ridurre i rischi di una guerra nucleare, dei cambiamenti climatici, dell’uso improprio delle biotecnologie, della potenziale minaccia dell’intelligenza artificiale e di altri pericoli apocalittici. Troppi leader sono diventati compiacenti e indifferenti, adottando in molti casi retoriche e politiche che accelerano anziché mitigare questi rischi esistenziali".

A causa di questa mancanza di leadership, il Bulletin of the Atomic Scientists’ Science and Security Board fissa l’Orologio dell’Apocalisse a 85 secondi dalla mezzanotte, "il valore più vicino alla catastrofe che si sia mai visto". "L’Orologio dell’Apocalisse è una metafora delle minacce che mettono in pericolo l’umanità, ma è anche un simbolo positivo - spiegano gli esperti - una chiamata all’azione per tutti i cittadini, un invito a lavorare tutti insieme. Il tempo di agire è ora".

A comunicare gli aggiornamenti sull’Orologio dell’Apocalisse per il 2026 è stata, in diretta streaming, la commissione composta da sette uomini e donne tra cui la Premio Nobel per la Pace del 2021, Maria Ressa, e la presidente e Ceo del Bulletin of the Atomic Scientists, Alexandra Bell.

FLS


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