RIPRENDERE LA #NAVIGAZIONE SULLA "#NAVE" DEL #GALILEO, DALLE INDICAZIONI DI FOUCAULT, HADOT, PROSPERI, VATTIMO. L’ "addio alla verità" degli antichi e la coraggiosa proposta della #carità ("charitas"), oggi.
RIPARTENDO DALLE INDICAZIONI DELLA "LEZIONE DEL 18 MARZO 1981", RIPRENDERE L’ANALISI DEL PROGRAMMA DI RICERCA GIA’ AVVIATA POCHI ANNI PRIMA con "La volontà di sapere" (1976) e continuata con ["L’uso dei piaceri" (L’Usage des plaisirs, 1984), e, "La cura di sé" (1984), e, postumo, con "Le confessioni della carne (2018).
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"#Soggettività e #verità": "Il reale non contiene in sé la ragion d’essere del discorso. O perlomeno il reale di cui si parla nel discorso non può rendere conto da solo dell’esistenza del discorso che parla di lui. Supporlo significa far intervenire quel che si potrebbe chiamare la deviazione logicista, che consiste nel far funzionare il criterio di verificazione come una spiegazione di esistenza. Che una certa proposizione sia vera, lo si può determinare stabilendo che le cose stanno come le stabilisce la proposizione.
Ma non è perché le cose stanno così che il discorso in cui si trova la proposizione esisterà come reale. Ecco il primo punto, e la maniera, la ragione per cui, all’interno di un’interrogazione che si fissa sul reale del discorso, non si può ammettere un’analisi in termini di localizzazione documentaria come quella che vi ho appena [presentato]. Una simile localizzazione documentaria è legittima per lo storico, lo ripeto, [ma] non lo è per questa forma di storia che si interroga sul reale del discorso.
[Bisogna interrogarsi] sul fatto che, oltre alle cose, ci sono i discorsi, [porsi] questo problema: perché in aggiunta al reale c’è il vero?
Se si può dire che lo stupore ontologico consiste nel porsi questo interrogativo: “Perché c’è l’essere invece che il nulla?”, allora direi che deve esserci uno stupore epistemico, una sorpresa epistemica che bisogna sempre mantenere quanto più viva possibile, che si chiede: perché oltre al reale c’è il vero? Che cos’è questo supplemento che il reale in sé non può mai spiegare del tutto, per cui il vero agisce sulla superficie del reale, all’interno del reale e fin nelle profondità del reale - non attraverso una logica o una necessità interne al reale stesso in cui la verità agisce, ma attraverso qualcos’altro che è il supplemento di verità al reale del mondo?
Il reale del mondo non è di per sé la sua stessa verità. O, in ogni caso, diciamo che la realtà della cosa vera non è mai la ragione del fatto che la verità di questa cosa viene detta all’interno di un discorso di verità.
Quando parlo dello stupore epistemico che consiste nel chiedersi: perché oltre al reale c’è il vero?, non voglio parlare del vero inteso come il vero di una proposizione, ma come un certo gioco tra vero e falso, un gioco di #veridizione che va ad aggiungersi al reale e lo muta, lo trasforma. [...] (Foucault, cit.).