CAMILLO RUINI, IL CARDINALE DEL VENTENNIO
Numero speciale di Adista sui vent’anni del cardinale Camillo Ruini alla guida della Chiesa Italiana Dal Convegno di Loreto del 1985 al passaggio di consegne avvenuto a marzo 2007, anno per anno, nome per nome, tutti gli episodi che hanno caratterizzato l’ascesa di Ruini ai vertici della Chiesa italiana, la gestione del potere, la repressione di ogni voce non allineata. Numero speciale Adista, euro 5
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Verona 2006: missione compiuta
L’ultima frontiera dell’azione politica di Ruini è la costruzione di un "partito di Dio", trasversale agli schieramenti, in prima linea nel promuovere l’orizzonte etico cattolico e veicolare in Parlamento - ma anche all’interno della società civile - la volontà del papa e della gerarchia. È questo il senso di operazioni come Retinopera, Scienza e Vita, nonché della nascita dei Teodem. Se in politica interna Ruini riesce a costruire una forte lobby a difesa degli interessi "materiali" della Chiesa, anche in "politica estera" il cardinale dà una decisa sterzata "interventista" all’atteggiamento "pacifista" di Wojtyla dopo l’attentato terroristico alle Twin Towers. In particolare, dopo la morte dei 19 militari italiani a Nassiryia, nel novembre del 2003: "Non fuggiremo davanti a loro [i terroristi], anzi, li fronteggeremo con tutto il coraggio". "Affidiamo [a Dio] (...) tutti gli italiani, militari e civili, che sono in Iraq e in altri Paesi per compiere una grande e nobile missione, e, con loro, questa nostra amata Patria, la pace nel mondo e il rispetto per la vita umana", dice Ruini nell’omelia pronunciata al funerale dei carabinieri uccisi a Nassiriya, il 18 novembre di quell’anno.
Arriviamo così ai giorni nostri. Nell’ottobre del 2006, a Verona, si svolge il IV Convegno della Chiesa italiana ("Testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo"): liberatosi facilmente della timida opposizione che faceva capo al card. Dionigi Tettamanzi (strutturando i lavori in modo da concedere ai delegati pochissimo spazio per dibattere e impedendo loro di esprimersi attraverso il voto), Ruini lancia in quell’occasione una sfida che resta tuttora aperta: quella che il cardinale ha definito in più occasioni la "questione antropologica", ossia la battaglia per la presenza cristiana (con relativa menzione delle annesse "radici") nella cultura italiana ed europea, la lotta per i valori occidentali e per l’affermazione dell’identità cristiana, la contrapposizione all’Islam ed ai processi di integrazione religiosa, la crociata contro la deriva laicista del vecchio Continente e l’opposizione ad ogni provvedimento legislativo - ultimo esempio i Dico, che per la Chiesa incarnano il demonio della modernità e della secolarizzazione.
Il cardinale, che pure su questo fronte si è ultimamente speso moltissimo, ha dovuto arrendersi all’età. Bisognerà capire se, uscito di scena il generale, cambierà la strategia dei suoi colonnelli. I segnali, per ora, sembrerebbero smentire questa ipotesi. Ma la realtà di una gerarchia che fa sempre più fatica a nascondere le proprie lacerazioni interne e le proprie contraddizioni, che continua ad occupare le stanze del potere ma non riesce ad impedire che le sue chiese siano sempre più vuote, potrebbe sparigliare nuovamente le carte.