Carissimo e stimatissimo Biagio,
con Federico - il prof. La Sala, per i più - c’è un confronto quotidiano e un dibattito continuo. Non mi sembra che la faccenda in questione si possa schematizzare con una contrapposizione del tipo aut aut. E non mi pare, in fondo, che Federico lo faccia. So che lui ricorre a una serie di provocazioni. Del resto tu rispondi, come si dice, per le rime. Ma, credimi, può esserci una via di mezzo. Io, per esempio, non punto affatto la spada contro la Chiesa. Ma riconosco che certi suoi metodi, certi suoi contenuti e certi suoi linguaggi sono proprio fuori del tempo. E se mirano ad avvicinare gli altri, in realtà non fanno che allontanarli. L’ho verificato nel piccolo, frequentando un gruppo di giovani che discutono settimanalmente di fede e cristianesimo. M’è parso di intendere, e lo scrivo con umiltà, che molti di loro pratichino un cristianesimo di dottrina, rigido, giudicante e discriminante. Io trovo, e lo dico senza demagogia o volontà di convertire, che la posizione di Vattimo sull’universalità del cristianesimo sia la più condivisibile tra quelle in giro. Sai che ti stimo e ti voglio bene. Per questo, ti dico: attenzione, Dio l’hanno ucciso i credenti. E la Sua resurrezione è, a mio avviso, in prospettiva della Salvezza. Ma la Salvezza è rivolta a tutti quanti si convertiranno e opereranno la Sua carità. Non convince chi, in forza d’uno scientismo metafisico prodotto dalla secolarizzazione, impone l’(unica) area della moralità. "Non giudicate", è scritto nel Vangelo. Conto nella tua apertura (al dialogo).
Ti ringrazio e ti abbraccio.
Tuo Emiliano, frate florense