Il premier critica la Gran Bretagna: "Concezione diversa dell’Europa"
Ma per il governo l’intesa ha salvato la "linea rossa" fissata dall’Italia
Prodi attacca i paesi euroscettici
"Hanno perso lo spirito europeo" *
BRUXELLES - Romano Prodi lascia Bruxelles all’alba di oggi, con la consapevolezza che l’Europa "esce più forte" dal passaggio del Consiglio europeo che ha trovato l’accordo sul nuovo trattato. Ma anche con il rammarico di non aver fatto di più. E infatti nel pomeriggio, da Bologna, attacca il gruppo degli euroscettici, che hanno rischiato di far fallire il vertice. E che comunque ne hanno condizionato l’esito: "Molti paesi hanno perduto lo spirito di lavoro comune, hanno perduto lo spirito europeo", commenta il premier.
Certo, a suo giudizio l’Italia è riuscita a salvaguardare "la linea rossa", al di sotto della quale il summit sarebbe diventato un fallimento. Ma in Prodi resta l’amarezza di aver dovuto fronteggiare un gruppetto di "frenatori", capeggiato dalla Gran Bretagna. Londra "ha portato avanti una concezione diversa di Europa, e questo va detto con chiarezza e onestà intellettuale", spiega il presidente del Consiglio. Affermando di non aver cambiato idea sull’allargamento ma anche di non poter più accettare che vengano frustrate "per troppo tempo le aspettative di quanti desiderano avanzare più velocemente in un determinato settore, formando una avanguardia di paesi".
Il Professore indica la sua ricetta: se necessario si può e si deve pensare ad una cooperazione rafforzata, ad una sorta di Europa a due velocità, per completare il processo istituzionale. "Questo sarà un punto su cui nei prossimi mesi ci impegneremo fortemente. E riteniamo importante che nel mandato ci siano indicazioni precise per procedere in questa direzione", rimarca indicando i punti irrinunciabili per l’Italia, tra cui la presidenza del Consiglio stabile, una figura istituzionale che rappresenti una unica voce dell’Europa sul piano internazionale, l’estensione del voto a maggioranza qualificata a nuove materie, una personalità giuridica unica.
Da qui a qualche settimana sarà aperta una conferenza intergovernativa ed in quella sede il nostro paese "farà valere le sue ragioni e la sua visione". Un concetto che viene confermato in pieno anche il vicepremier e ministro degli Esteri Massimo D’Alema: "Dal 2009, e non dal 2017, avremo istituzioni più forti" e l’Italia ha dato un contributo non irrilevante all’avvio di questo processo", chiosa auspicando la chiusura di un accordo per il nuovo trattato addirittura entro ottobre.
* la Repubblica, 23 giugno 2007