UN CATTOLICO ADULTO
Nel ricordo di Beniamino Andreatta il richiamo del premier al Concilio come monito alla Cei.
La citazione: si agisca «senza la sacrilega intenzione di coinvolgere Dio nelle sue scelte»
Prodi: laicità e tolleranza dei cattolici adulti
di Ninni Andriolo (l’Unità, 05 Aprile 2007) /
Roma. Nino Andreatta, ricordato alla Camera da Romano Prodi con la commozione del discepolo che racconta la lezione umana e civile del maestro. E la tensione di chi rivendica una dimensione laica all’impegno politico dei credenti, nel pieno di uno scontro sui Dico che oppone Chiesa e governo.
Un Andreatta «profondamente calato nella complessa realtà del suo tempo, che, tuttavia, ne andava talmente oltre da apparire quasi come “fuori dal tempo”». Questo «l’uomo» tratteggiato, ieri mattina, dal Presidente del Consiglio. Uno spirito «laico e cristiano» la cui lezione risulta profondamente attuale nel vivo dei richiami dei vescovi ai cattolici impegnati in politica e delle marce dei parroci annunciate dalla Cei.
Nell’Aula di Montecitorio Prodi ha citato le parole di Andreatta: «ciascuno attinge alla sapienza e cerca di tradurla in azione, senza la sacrilega intenzione di coinvolgere Dio nelle sue scelte». Frasi che suonano come monito, come rifiuto di ogni strumentalizzazione della fede, come freno al tentativo di contrapporre Costituzione repubblicana e coscienza.
Andreatta cattolico adulto, quindi. Proprio come Prodi che rivendicava il diritto a esprimersi laicamente, durante il referendum sulla procreazione assistita, e che - recentemente - ha opposto il suo «non accettiamo lezioni sui diritti delle persone» ai «non possumus» d’Oltretevere. Sbagliato pensare che il premier, ieri, si sia fatto scudo delle parole del suo ex professore - legato tanto a Moro quanto a Dossetti - per replicare a Ruini o a Bagnasco. Ma, certo, non può dirsi casuale il richiamo alla «lezione di Maritain e di Papa Montini», che «viene dal profondo della tradizione cristiana e che ha trovato nel Concilio, vent’anni dopo la fine dell’immane tragedia della guerra, espressioni indimenticabili».
Riferimento illuminante quello al Vaticano II, snodo di una dimensione religiosa e laica che guida da decenni generazioni di cattolici impegnati in politica. Educate al pluralismo e alla tolleranza. «Andreatta ricordava spesso la lezione di Sturzo - sottolinea Prodi - la sua idea di tolleranza, che non è approvazione del male, ma quel rispetto delle persone che “rende più facile l’opera di elevazione morale”. Che è senso delle proporzioni anche nello scontro politico. Perché le cose non sono mai assolute». La laicità, quindi. Come «metodo di approccio alla realtà: forma più alta di anti-ideologia, di anti-fondamentalismo, di anti-assolutismo».
Parole molto forti, anche se Prodi non cita mai - ovviamente - l’interlocutore a cui si rivolge. La laicità, però, non è «separata, cultura», ma «la migliore condizione nella quale si possono confrontare opinioni, culture, fedi, valori diversi, garantiti dalle regole comuni della nostra Costituzione». Il Vaticano II come faro che deve illuminare ancora oggi la rotta, quindi. «Ricordo la calda adesione di Andreatta alle parole del Concilio II sul valore dell’intelligenza, sulla libertà religiosa, sulla dignità della coscienza morale - scandisce il premier - Quel che era stato sperato da intere generazioni veniva ora espresso con parole autorevoli». Il richiamo alla Gaudium e Spes, quindi, documento lontano mille miglia dai diktat ecclesiastici di oggi: «nella fedeltà alla coscienza - scandisce Prodi - i cristiani si uniscono agli altri uomini per cercare la verità e per risolvere secondo verità tanti problemi morali, che sorgono tanto nella vita dei singoli quanto in quella sociale».