Bindi: di famiglia discuto con i genitori dei gay
di Maria Zegarelli *
«Mi dispiace Fiorenza se ho piantato questa grana, ma era importante essere chiari e questa è la sede giusta». Fiorenza Bassoli, responsabile Welfare Ds risponde: «Capisco Rosy, questa era la sede giusta», ma certo questa è una grana vera. Rosy è il ministro della Famiglia Rosy Bindi che ha da poco concluso il suo intervento alla presentazione del laboratorio delle politiche familiare di Ds e Dl raccogliendo molti «brava» e lasciando di stucco la platea quando all’improvviso ha tirato fuori la «grana». Cioè: «Sto per dire una cosa, non riesco a essere reticente, lo faccio come omaggio alla mia amica che siede in prima fila...». Tutti gli sguardi a Paola Binetti. Mano tesa alla teodem? No. Bindi guarda Paola Concia, co-portavoce di Gayleft e cala la doccia fredda sui Ds: «Alla Conferenza nazionale sulla Famiglia non ho invitato le associazioni gay, ma i genitori di omosessuali. Credo di aver dato prova che i Dico non sono un’appendice alla vita del governo, a me il discorso delle priorità quando si parla di diritti delle persone non piace, su qualunque diritto siamo sempre in ritardo. Ma alla conferenza nazionale sulla Famiglia gli omosessuali non hanno legittimazione a partecipare». Il ministro parla ai suoi, certo, ma soprattutto parla alla piazza che va riempiendosi per il 12 maggio. Dice: «Io questa responsabilità me la prendo, ma penso agli organizzatori del Family Day: non si strumentalizza la piazza confondendo la famiglia con i Dico». La prima a commentare è la deputata Ds Emilia De Biasi: «Coraggiosa, coerente con il suo ragionamento rispetto ai Dico e alla Famiglia. Il suo è un atto di verità». Anna Serafini, moglie del segretario ds ci pensa un attimo: «Non vedo contraddizione. Le politiche della famiglia e i diritti della persona sono ugualmente importanti». Paola Concia sfodera le armi: «Ne avevamo parlato, avevamo chiesto di invitare l’associazione Arcobaleno, lei ha fatto una scelta di mediazione. Poco fa ha parlato della necessità di non fare distinzioni tra famiglia e famiglie e poi ha escluso i gay. Loro, i cattolici, sono fatti così. Non capisco la necessità di questo annuncio plateale». Franco Grillini a stretto giro di posta avverte: Rosy Bindi quella omosessuale non è famiglia, e nemmeno quella eterosessuale convivente, visto che non sono state invitate nemmeno le associazioni delle coppie di fatto. La Liff, lega italiana famiglie di fatto, farà il suo congresso nazionale in contemporanea alla conferenza nazionale del ministero così da far partecipare alla discussione tutti gli esclusi».
C’è chi commenta che proprio a ridosso del Family Day non ci voleva questa presa di posizione di Bindi. «Sono consapevole di aver aperto un fronte di polemica - dice il ministro - ma preferisco essere chiara». Ed è anche certa che non ci saranno prese di distanza da parte del premier. Evidente che deve esserci stato un colloquio tra i due. I Ds cercano di stemperare i toni. Il convegno sul Laboratorio delle politiche familiari è nato con questo spirito: dimostrare che c’è convergenza tra i due partiti sul tema più caldo dell’agenda politica. E l’intesa sulle priorità e gli interventi da mettere in campo è stato totale, compresi i paletti messi qua e là durante i lavori. Quelli di Francesco Rutelli diretti al premier Romano Prodi con il quale è in atto una prova di forza sul tema della casa («L’Ici è una tassazione percepita dai ceti medio-bassi come odiosa. Chi ha un reddito basso se ne accorge eccome. Non facciamo l’errore di pensare che sia un problema che riguarda i ricchi»). E quelli dei relatori Ds e Dl (perfettamente divisi tra i due partiti) che hanno affrontato i temi roventi sul piatto del Pd: laicità e capacità di sintesi tra le due culture, quella socialista e cattolica. «Alla fine abbiamo ascoltato Luigi Bobba e abbiamo scoperto che non mangia i bambini e la pensa come noi», scherza Fassino
«È sbagliato mettere in contrapposizione il riconoscimento dei diritti delle persone e quelle delle famiglie, perché la nostra Costituzione salvaguarda sia gli uni sia gli altri», dice Fiorenza Bassoli aprendo i lavori. «Continuo a pensare che sia un errore ritenere che adeguate politiche a sostegno della famiglia siano incompatibili con il riconoscimento dei diritti e le tutele a chi sceglie la convivenza - ribadisce il segretario ds Piero Fassino - . Si deve arrivare a una sintesi, anziché creare due fronti contrapposti che si combattono a suon di “non possumus” che determinano un clima di guerra civile permanente».
«Il family Day non è un nemico del centrosinistra, il congresso Dl lo ha definito un evento utile e positivo, ci aspettiamo innanzitutto delle proposte», dice Rutelli. «Le forze che si riconoscono nel Pd guardano con attenzione e senza ostilità alla manifestazione», dice Fassino. «No a scontri ideologici, la politica abbia una visione realistica della famiglia, alla famiglia così come è oggi», ribadisce Vittoria Franco, coordinatrice donne Ds. «Le proposte che arriveranno dal Family Day saranno importanti, andranno ascoltate e soprattutto rielaborate», promette Binetti.
«Il governo dia messaggi chiari e semplici, di sintesi, non rumori di fondo. In questo anno ci è mancato un messaggio più essenziale che sappia esaltare l’articolazione e la ricchezza delle nostre posizioni», in ballo il non trascurabile «ingrediente per chi fa politica, che è il consenso», dice Rutelli. Ds e Dl chiedono l’uso dell’extragettito per sostenere la famiglia, impegni più sostanziosi nella prossima Finanziaria per le spesa sociale che porti l’Italia ai livelli europei, meno pressione fiscale, più servizi. E un nuovo modello di Welfare.
* l’Unità, Pubblicato il: 07.05.07, Modificato il: 08.05.07 alle ore 8.49