VELTRONI: «NON DOBBIAMO AVERE PAURA DEI FATTI»
«Commissione G8, ricerca verità continui»
Prodi: «E’ un impegno preso con il programma di governo che non intendiamo disattendere» *
ROMA - «La ricerca della verità continui». La Commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova «è un impegno preso con il programma di Governo che non intendiamo disattendere». Lo dice il presidente del Consiglio, Romano Prodi dopo la bocciatura in commissione alla Camera la di una Commissione di inchiesta sui fatti del 2001 a Genova. «Il voto parlamentare che ha portato alla mancata istituzione di una Commissione di inchiesta sui fatti del G8 di Genova non deve fermare il lavoro degli inquirenti e di tutti coloro che esigono chiarezza e giustizia a 360 gradi per gli atti e i comportamenti che hanno provocato vittime, funestato la città di Genova e leso l’immagine del Paese» ha aggiunto Prodi, che considera la «collaborazione» tra le forze politiche «necessaria».
VELTRONI - In precedenza prima del presidente del Consiglio era intervenuto il neoleader del Partito Democratico. «La scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto, piazza Alimonda e Carlo Giuliani. Sono passati sei anni, ma sono davvero ferite non ancora rimarginate». In una lettera inviata al sindaco di Genova, Marta Vincenzi, il leader del Pd, Walter Veltroni, ricorda così i fatti del G8 di Genova. E afferma di condividere la delusione del primo cittadino ligure. Il segretario del Partito Democratico scrive: «Cara Marta, interpretando i sentimenti della tua città, hai detto che Genova sta vivendo la battuta d’arresto subita dalla Commissione d’inchiesta sui fatti del G8 con profondissima delusione, come un’offesa, con il dolore che viene da ferite profonde che non si sono ancora rimarginate. Hai perfettamente ragione - aggiunge Veltroni -, ed io da Sindaco sento il bisogno di esprimere innanzitutto la mia solidarietà a te e, attraverso te, alla tua città, a tutti i genovesi».
UN INCUBO - «Nessuno di loro, nessuno di noi, può dimenticare quei giorni. Furono un incubo - ammette il leader del Pd -: scontri tra manifestanti e polizia, ragazzi picchiati, la città devastata da bande di black block. Luoghi di Genova strappati alla vostra serena consuetudine e consegnati alle cronache di tutto il mondo con immagini di violenza e purtroppo anche di morte, di una giovane vita spezzata: la scuola Diaz, la caserma di Bolzaneto, piazza Alimonda e Carlo Giuliani. Sono passati sei anni, ma sono davvero ferite non ancora rimarginate». Ferite «per le quali non c’è che una cura: l’accertamento della verità, di tutta la verità su quanto accadde in quei giorni. È questa l’unica strada, questo l’unico modo».
PIENA LUCE - «Lo disse già allora il presidente Ciampi - ricorda Veltroni - chiedendo si facesse ’piena luce su quanto accaduto a Genova’, sottolineando come a volerlo non fosse solo lui, ma ’tutti gli italiani, senza distinzione alcuna’. Hanno chiesto verità, in tutti questi anni, le persone che si sono rivolte alla Magistratura denunciando di aver subito violenze e soprusi da parte di esponenti delle forze dell’ordine, sottoposti a giudizio insieme a coloro che sono accusati di avere, in quegli stessi giorni, devastato e saccheggiato la città. La Magistratura sta portando avanti il suo lavoro, che come è giusto non può che essere incentrato su precisi episodi e su singole persone. La Commissione d’inchiesta avrebbe dovuto, dovrebbe, fare altro: ricostruire i fatti, tutti, e chiarire le responsabilità, quelle che ci furono e quelle che vennero meno. Non dobbiamo avere paura dei fatti. Nella storia di questo Paese per troppo tempo, e per troppe volte, la verità su alcune delle pagine più delicate e oscure della nostra vita pubblica non è mai arrivata, o è arrivata frammentata, distorta, opaca. Per confondere, non per chiarire. Per conservare, non per cambiare e crescere. Oggi - prosegue Veltroni - anche su questo, dobbiamo voltare pagina. Si può fare, ci sono le condizioni per farlo. La trasparenza, il rapporto di fiducia tra istituzioni e cittadini è interesse di tutti».