Un altro mondo è possibile. Parola di scout
di Francesco Scoppola (l’Unità, 12 agosto 2011)
Simply Scouting, semplicemente scoutismo. Questo lo slogan del ventiduesimo raduno mondiale dello scoutismo terminato domenica scorsa in Svezia. Quarantamila partecipanti da 150 nazioni hanno condiviso tende, colori, musiche, incontri per 13 giorni. Ho avuto la fortuna di partecipare insieme al contingente italiano a quest’evento figlio dell’intuizione di Lord Baden Powell, colonnello inglese fondatore del movimento scout nel 1907.
In un mondo di crescente diffidenza verso l’altro, di contrapposizione religiosa e culturale, di conflitti e Paesi dimenticati dalla comunità mondiale, l’esperienza di 40.000 giovani che si incontrano a pochi giorni di distanza e pochi chilometri dall’immane tragedia norvegese, ha costruito una cornice di speranza e fiducia.
Una tranquilla rivoluzione, questo il messaggio del Jamboree: rivoluzionario il vivere l’incontro con chi è diverso per cultura e non si conosce, ma praticato con semplicità, vissuto nell’esperienza concreta del dormire in tenda, nel cucinare, nel partecipare ad un fuoco sotto le stelle, nel percorrere un lungo percorso di strada insieme. Un conoscersi non sui libri, ma guardandosi in faccia.
Tre i grandi temi: la natura, l’incontro, la solidarietà. Temi e simboli sviluppati costantemente che hanno visto decine di momenti: l’area “Faith and Believes”, dove centinaia di ragazzi hanno partecipato ad attività manuali imparando tradizioni ed usanze culturali delle varie confessioni religiose ai più sconosciute; il giorno culturale nel quale, mediante la cucina, si è creata dalla mattina alla sera un’enorme piazza con tutti i partecipanti a scambiare sapori e gusti di ogni Paese del mondo; l’impegno per la Pace a cui era dedicata un’area dove i ragazzi erano invitati a sviluppare idee e progetti per la promozione di una cultura della Pace e dei diritti umani.
L’Italia ha deciso di portare in Svezia la testimonianza coraggiosa dell’associazione Libera e del suo urlo talvolta drammaticamente isolato contro le mafie. In questa agorà senza star il messaggio è stato una rinnovata centralità della persona valorizzata come singolo ma anche come elemento all’interno di una comunità, la creazione di una fratellanza internazionale a prescindere dalle appartenenze, un rinnovato desiderio di incontrarsi, scambiarsi, intrecciarsi, una valorizzazione delle differenze religiose nell’ottica di una condivisa e praticata attenzione per il bene comune.
Baden Powel invitava a lasciare il mondo un po’ migliore di come lo avevano trovato. Da domenica la missione lasciata ai 40.000 reduci dal campo svedese è proprio questa. Una missione ardua, ma carica di speranza e tranquillamente rivoluzionaria.