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Pianeta Terra. Sull’uscita dallo stato di minorità, oggi......

LO SPIRITO CRITICO E L’AMORE CONOSCITIVO. LA LEZIONE DEL ’68 (E DELL ’89). Un omaggio a Kurt H. Wolff e a Barrington Moore Jr. - di Federico La Sala

mercoledì 3 dicembre 2025 di Maria Paola Falchinelli
[...] Contro ogni illusione di continuità di istituzioni e di divinità, un fatto resta determinante. Siamo giunti a un grado zero di civiltà. La secolarizzazione non è stata uno scherzo: non solo «Dio è morto» ma anche l’Uomo. Il lungo processo storico che in Europa e nel mondo, almeno dal XVIII secolo, ha innescato la contrapposizione delle diverse forme del contesto sociale all’individuo come un puro strumento per i suoi scopi privati, come una necessità esteriore, e, nel contempo, ha (...)

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> LO SPIRITO CRITICO E L’AMORE CONOSCITIVO. --- ANTROPOLOGIA FILOLOGIA E CIVILTÀ. "Quando finirà la notte? Una nota al cuore" (di Francesco Forlani - "Nazione Indiana").

domenica 6 luglio 2025

ANTROPOLOGIA E CIVILTA’: A SCUOLA DI DANTE E DI NIETZSCHE, ASPETTANDO LA FINE DELLA NOTTE E "IL SORGERE DELLA TERRA" ("EARTHRISE).

Formidabile movimento "personale" di #fusione "fredda" e #trasmutazione "alchemica". Una "testimonianza" di viva e altra antropologia possibile: "[...] E ho concluso dicendogli semplicemente che da non credente preferivo di gran lunga la trasfigurazione alla resurrezione, perché parlava di un risorgere da vivi e non da morti. Un’ esperienza che conosce bene chi sia stato, anche per un solo istante, veramente felice" (cit.).

Con-cordo, pienamente, è una questione di "Corpo Mente Cuore" (altrimenti il "Cardillo" non può né aiutare a far guarire e a far volare, e, nemmeno a volare e accedere a "estasi ortesiane"). Come scrivono e si chiedono #CesareBarrioli e #MarcelloBernardi, nel loro lavoro pubblicato dalla Luni editrice nel 1998, il cui sottotitolo dice appunto di un "Manifesto di una nuova #educazione", "Perché l’#Imitazione di #Cristo non spinge a rovesciare a colpi di karate i banchetti degli usurai che insozzano il mondo?".

Come ben sapeva Nietzsche (e, ovviamente, anche Dante), per questo, occorre quella "#esperienza che conosce bene chi sia stato, anche per un solo istante, veramente felice" (cit.), e, permette di riprendere "la diritta via" e riacquistare "la grande salute" (sul tema, sia lecito, si cfr. NUOVO "REALISMO" E "GAIA SCIENZA": LA LEZIONE DI DANTE (E NIETZSCHE), OGGI. CONOSCER-SI E CHIARIR-SI LE IDEE, PER CARITÀ!).

      • NOTE:

      • ANTROPOLOGIA E FILOLOGIA: #PROTAGORA (NON #PLATONISMO, NON #PAOLINISMO). Così si comprende meglio la "cacciata dei mercanti dal Tempio" (Giotto) e il senso del "legame inscindibile tra la #cristologia e l’#antropologia" sottolineato da Bartolomeo nella sua "Enciclica" in ricordo del #Primo #Concilio di #Nicea, e anche la distanza dal "minimalismo ontologico" della epistemologia contemporanea (W.O. #Quine).
        -  E anche la #differenza filologica tra il "principio di carità"secondo la "logica" della "caritas"), quella di "#Mammona", e secondo il #Logos della greca "charitas", quella dell’#amore del #messaggioevangelico del "#Figlio" di "#Giuseppe e #Maria".

      • FILOLOGIA ED EPISTEMOLOGIA: "LA NATURA DELLA RAZIONALITÀ". RICORDANDO CON SPIRITO CRITICO (E CRISTICO), ALLA LUCE DELLA "LEZIONE" DELLA FILOLOGIA "ORTODOSSA" SUL LEGAME INSCINDIBILE TRA "ANTROPOLOGIA E CRISTOLOGIA" DEL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO, NON E’ BENE RIPENSARE E RICONSIDERARE il come e il perché il filosofo della scienza Robert Nozick abbia contestato il "principio di carità ["charity"]" e ne abbia denunciato il carattere «imperialistico», in quanto tale principio ha conferito e conferisce, nei modi in cui è concepito (nella forma del #latinorum "mercantile", come "caritas"), «un peso indebito alla posizione che accade di occupare a noi, alle nostre credenze e alle nostre preferenze» (cfr. R. Nozick, "La natura della razionalità", Feltrinelli, Milano 1995)?!

Federico La Sala


DOC. Quando finirà la notte?

Nota al cuore

di Francesco Forlani *

“Sei giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce.” Così Matteo racconta della metamorfosi del Cristo (trasfigurazione) che si raccomanda con i tre apostoli di non dire nulla di quanto appena successo e a cui loro avevano assistito.

Nei passati giorni di passioni, processioni, ceneri, costati aperti e crocifissioni, e convivi, incontri del passato, del non più presente, turbamenti dell’inimicizia, di passeggiare come andare a zonzo per le strade della tua città, delle tue strade, dove insieme ai ricordi appare il male di vivere dalla parola imbronciata di sottobosco, sottopopolo, facciate inermi di palazzi abbandonati- questa è Caserta, e altro che consiglio comunale sciolto per camorra, qui tutta la città dovrebbe sciogliersi, fondersi, sparire e trasfigurata riapparire- ho ripensato al Raffaello Sanzio e al suo dipinto.

Nietzsche ne era appassionato al punto di scriverne:

“La metà inferiore, con il ragazzo ossesso, gli uomini in preda alla disperazione che lo sostengono, gli smarriti e angosciati discepoli, ci mostra il rispecchiarsi dell’eterno dolore originario, dell’unico fondamento del mondo: l’illusione è qui un riflesso dell’eterno contrasto, del padre delle cose. Da quest’illusione si leva poi, come un vapore d’ambrosia, un nuovo mondo illusorio, simile a una visione in cui quelli dominati dalla prima illusione non vedono niente. Un luminoso fluttuare in purissima delizia e in un’intuizione priva di dolore, raggiante da occhi lontani. Qui abbiamo davanti ai nostri occhi, per un altissimo simbolismo artistico, quel mondo di bellezza apollinea e il suo sfondo, la terribile saggezza del Sileno e comprendiamo per intuizione la loro reciproca necessità. Con gesti sublimi [Apollo] ci mostra come tutto il mondo dell’affanno, [la metà inferiore del dipinto con l’ossesso], sia necessario, perché da esso l’individuo possa venir spinto alla creazione della visione liberatrice e poi, sprofondando nella contemplazione di essa, possa sedersi tranquillo nella sua barca oscillante, in mezzo al mare”. Poi nel mio pellegrinare in solitaria ho incrociato sulla strada del rientro da mia sorella, la persona più mite del mondo che è anche il nostro cardiologo di famiglia. Ha nel nome, Cardillo, la parola cuore, però anche volo d’uccello, estasi ortesiana.

Sorpreso dall’inatteso incontro nell’ora d’aria e di crepuscolo mi diceva del bene che fa camminare da soli. Io della visita medica annuale appena fatta a Saragozza con il responso che pareva un avviso di garanzia per gli alti valori alcolici. E ho condiviso con lui questa storia che stava facendosi racconto nella mente, questa nota che tu lettore hai appena sfogliato, della trasfigurazione, del pensiero a voce alta che mi aveva fatto compagnia lungo il lungo tratto dello stradone che costeggia tutto il parco della Reggia e la sua natura, viva, forestale oltre le sbarre delle inferriate.

E ho concluso dicendogli semplicemente che da non credente preferivo di gran lunga la trasfigurazione alla resurrezione, perché parlava di un risorgere da vivi e non da morti. Un’ esperienza che conosce bene chi sia stato, anche per un solo istante, veramente felice.

* ("Nazione Indiana", 17 maggio 2025 - ripresa parziale, senza immagini).


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