ANTROPOLOGIA #STORIA #DIRITTO E #COSTITUZIONE: RIPARTIRE DAL #PENSARE MEGLIO E BENE LA #NASCITA NON SOLO DI "TUTTE LE COSE", MA DEGLI STESSI "ESSERI UMANI", DI "NOI STESSI", INDIVIDUAL-MENTE...
«"Papà allora spiegami a che serve la storia". Una "#citazione" di spirito vichiano a commento della brillante "personale risposta" data da Jacopo Stringo "al quesito che pone il fanciullo di #MarcBloch": "[...] La storia serve a tutto, perché per afferrare la grande complessità persino dei più duri dei concetti scientifici, per poterne apprezzare a fondo il valore forte, innovativo, o il genio che l’ha originato, occorre sempre adagiarlo dentro a una culla fatta di storia".
"#SÀPEREAUDE!" (#ORAZIO / #KANT): IN #PRINCIPIO ERA LA #VITA, NON LA MORTE. "[...] Prendo allora le mosse dall’antico monito di Giambattista Vico che invitava a individuare e a capire la “natura delle cose” a partire dal loro “nascimento”. Il richiamo al grande filosofo napoletano mi consente, peraltro, anche di sottolineare come il mio particolare modo d’esser filosofo (che spesso s’intreccia con un particolare modo d’essere storico e critico della cultura, dei concetti e delle idee) trova proprio nel diritto una chiave di accesso privilegiata alla comprensione dei processi storici e sociali.
Vico, infatti, geniale scopritore della centralità gnoseologica del nesso verum /factum, quando deve passare dal livello di indagine metafisica e ontologica delle relazioni tra finito e infinito, ideale e reale, unità e molteplicità, a quello della civilizzazione umana, invita proprio a guardare e a indagare il mondo del diritto e della storia. Insomma, è proprio nel campo del diritto, nei processi di costituzione dell’autorità della legge e del potere politico, che quei nessi tra ragione e fatto, vero e certo, diritto naturale e diritto positivo, prima colti soltanto nella fondazione metafisica della mente divina e in quella gnoseologica e scientifica della mente umana, trovano la loro verifica storico-empirica.
Aveva indubbiamente ragione uno dei miei maestri (non a caso tra i maggiori filosofi italiani del diritto del secolo scorso), Pietro Piovani, quando con acume osservava che «se filosofare è nient’altro che capire la vita, andare a lezione dalla vita, bisogna leggere questa lezione là dove è scritta: e la storia degli individui e dei popoli, cioè la storia della vita, non è forse scritta nel diritto e dal diritto? Niente è meglio e più in grado di insegnarci che cosa la vita conosca di sé» [P. Piovani, Momenti della filosofia giuridico-politica italiana, Giuffrè,
Milano 1951, p. 71]." (cfr. Giuseppe #Cacciatore, "La ricerca della giustizia tra diritto, religione e scienza: AA.VV., "Adotta un filosofo - 2. Progetto di formazione rivolto alle scuole superiori", Regione Campania, 2020 p. 46).